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Nella piazza del futuro ” “

Nei giorni scorsi a Loreto l’Agorà ” “dei giovani del Mediterraneo ” “” “

L’Europa unita passa per le nuove generazioni. All’Agorà dei giovani del Mediterraneo, che si è svolta al Centro Giovanni Paolo II di Loreto (Italia) dal 2 al 13 settembre, hanno partecipato circa 70 ragazzi tra i 18 e i 30 anni in rappresentanza dei vari Paesi dell’area del Mediterraneo, così vicini geograficamente, ma allo stesso tempo distanti, divisi da barriere politiche, religiose e culturali. Dall’Europa sono arrivati gran parte dei giovani per conoscersi e confrontarsi sui temi della pace, della povertà, della globalizzazione ed emarginazione sociale, oltre che per porre insieme, con il dialogo e la condivisione cristiana, le basi per un futuro migliore. Nella “piazza” di Loreto rappresentano Italia, Spagna, Grecia, Turchia, ma anche i Paesi dell’ex Jugoslavia e dell’area balcanica; nazioni che hanno recentemente fatto il loro esordio nell’Unione europea come la Slovenia, altri che non solo restano fuori, ma si portano ancora dietro le profonde ferite causate da decenni di guerre come la Bosnia Erzegovina e il Kosovo. K KOSOVO E ALBANIA: “SCONFIGGERE L’ODIO”. “Questa di Loreto – afferma KASTRIOT, kossovaro di 25 anni – è un’esperienza unica. L’argomento di questa edizione, la mitezza, è un tema che ritengo decisamente attuale e importante, soprattutto per la nostra generazione e per la maggior parte dei ragazzi che rappresentano Paesi da lungo tempo terra di conflitto”. “È la prima volta che partecipo”, racconta il ventunenne ARDIAN dall’Albania che nell’impegno in terra albanese delle Maestre Pie di Montefiascone (Italia) dice di trovare un sostegno fondamentale. Della guerra ha un ricordo vago ma non per questo meno traumatico, “sparavano dappertutto, era un inferno” è quanto riesce a descrivere. “È importante – conclude – sottoporre a un pubblico così giovane il problema della violenza perché deve partire da noi ragazzi il tentativo di sconfiggere l’odio che oggi travaglia l’umanità. A maggior ragione in un periodo in cui mi rendo conto che soprattutto i giovanissimi tendono ad essere più violenti che in passato”. PORTOGALLO E MALTA: “PER UN MONDO MIGLIORE”. ALBERTO MANUEL, portoghese di 26 anni, le nuovissime generazioni le conosce bene visto che insegna religione ai giovani dagli 11 ai 13 anni. A questi adolescenti, però, portare la parola di Cristo non è poi così difficile, “basta che venga utilizzato il linguaggio giusto, più consono ai ragazzi. La sensibilità e la fede devono anche essere stimolate”. Con lui a Loreto è arrivato anche MANUEL ANTONIO, 25 anni: “Questa esperienza resterà sempre impressa nel mio cuore perché in un periodo così drammatico per il mondo intero mi dà la forza giusta per andare avanti”. Come lui tanti altri giovani hanno trovato nell’incontro un’occasione preziosa per “ricaricarsi”. “Anche solo partecipando a questa ‘piazza’ noi giovani possiamo contribuire insieme ad un mondo migliore”, è l’idea di MARIELLA, 20 anni, di Malta”. “Conoscere coetanei di altre culture, vedere che condividiamo ideali e speranze mi porta a scoprire che non sono un’idealista sola”. FRANCIA E TURCHIA: CON IL PENSIERO IN IRAQ. Pulsa forte la speranza di questi giovani. Ma per qualcuno vivere l’Agorà in un completo ottimismo è molto difficile, anche all’interno della “città di Maria”. Non può fare a meno di pensare ai suoi connazionali presi in ostaggio dai guerriglieri iracheni la francese ISABELLE, 23 anni, originaria di Nizza: “È un mezzo per incutere terrore, il mio Paese sta rispondendo con manifestazioni a cui partecipano anche gli immigrati islamici. È questo un segno molto positivo che dimostra come la convivenza di diversi popoli all’interno dello stesso Stato sia possibile. Con il mio lavoro ho a che fare con gli immigrati tutti i giorni – aggiunge Isabelle, che è assistente sociale presso un ente pubblico – penso che la maggior parte di loro sia ben integrata all’interno del nostro Paese. L’integrazione tra diverse religioni e culture è possibile, la Francia lo sta dimostrando, i problemi nascono quando prevale l’estremismo”. Un altro Paese in cui le diversità religiose rischiano di provocare forti attriti è la Turchia, come racconta OMAR MARIO, 20 anni: “Nel mio paese ci sono 1.500 cattolici su circa 3 milioni di abitanti. Cattolici e cristiani sono concentrati per lo più nell’area settentrionale, quella più vicina all’Europa, mentre nel Sud prevalgono gli islamici. La Turchia è come divisa in due”. Ne sa qualcosa lui che, come tutti i turchi, ha impressa sulla patente anche la religione di appartenenza: “È un dato che nelle relazioni interpersonali conta tantissimo”.