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Molti studiosi stanno riproponendo la questione dell’identità collettiva ” “” “
Una sola Unione, molteplici identità. Ampliati i confini e alla vigilia della firma della Costituzione (fissata per il 29 ottobre), riemergono alcuni punti interrogativi che da sempre accompagnano la storia dell’integrazione continentale: di recente non pochi studiosi hanno riproposto infatti la questione dell’identità europea. Un argomento di rilievo per capire se le fondamenta dell’Ue a 25 sono realmente solide, benché il preambolo della stessa Costituzione auspichi una “unità nella diversità”. A Alla ricerca di una “identità collettiva”. È stato più volte ribadito che per proseguire sulla strada di una vera integrazione fra i popoli e gli Stati che compongono l’Ue, è necessaria una piena condivisione di grandi valori e di obiettivi di lungo periodo. Ciò detto, gli intellettuali ammoniscono che occorre anche uno “spirito europeo”, una “convivialità delle culture”, l’incontro vivificante di storie, tradizioni, costumi differenti, la presenza di simboli condivisi. Il problema è puntualmente enunciato da Anne-Marie Thiesse, direttrice del Cnrs di Parigi, autrice fra l’altro del volume “La création des identités nationales. Europe XVIII-XX siècle”. “Per rispondere alle sfide dell’economia-mondo osserva la storica l’Europa si dà strutture adeguate, che derivano da quelle statali: l’Unione europea promulga regolamenti comunitari, instaura sul proprio territorio la libera circolazione di persone e beni, batte moneta, ha un parlamento e un esecutivo. Le manca però tutto ciò che corrisponde a una nazione: un’identità collettiva, l’attaccamento a un territorio comune, l’ideale condiviso di una fraternità solidale”. Diversi simboli per una sola Unione. L’importanza della questione certo non può sfuggire e in effetti essa era stata più volte considerata durante i lavori della Convenzione, guidata da Valery Giscard d’Estaing. Allo stesso modo erano da interpretarsi i ripetuti interventi di Giovanni Paolo II a proposito della citazione delle “radici cristiane” dell’Europa, a riconoscerne un tratto profondo della storia e un elemento significativo e peculiare del profilo attuale del continente. Sempre a questo riguardo, sta prendendo quota la posizione di chi avverte soprattutto nell’era della simbologia e della comunicazione – l’importanza di promuovere, fra i 450 milioni di cittadini Ue, una certa “familiarità” con i simboli comuni. La bandiera e l’inno europei hanno sinora svolto, in proposito, un certo ruolo di “riconoscibilità” all’interno e all’esterno dei confini comunitari. Meno efficace si è rivelata per ora la “Festa d’Europa” e crescono come “volti dell’Ue” la moneta unica e la stessa Costituzione. La corona di stelle, un simbolo “cristiano”. La bandiera ha ormai mezzo secolo di vita. L’emblema, un cerchio di 12 stelle d’oro in campo blu, fu definito dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il 25 ottobre 1955 e ufficialmente adottato dal Comitato dei ministri del CdE il successivo 8 dicembre (non è superfluo ricordare che la presenza delle dodici stelle sia da ricondurre secondo la testimonianza di un funzionario europeo dell’epoca alla corona che solitamente si trova nelle rappresentazioni della Madonna). A metà degli anni ’80 fu invece il Parlamento di Strasburgo, previo accordo con il CdE, a far diventare la bandiera blu con le stelle il simbolo della Cee. Da allora il 12 (dodici stelle, appunto), numero simbolico che rappresentata la completezza, che richiama i mesi, le ore del quadrante, le bibliche tribù di Israele, è un elemento stabile del vessillo, così come lo è il cerchio, che significa unità. Le note di Beethoven e la moneta unica. Anche l’inno fa parte del patrimonio comune. Prima il Consiglio d’Europa (1972), poi la Cee (1985) e oggi l’Ue hanno adottato le note dell'”Inno alla gioia”, tratto dalla Nona Sinfonia, composta da Ludwig van Beethoven nel 1823. La versione ufficiale è quella musicata dal celebre direttore d’orchestra Herbert von Karajan: un inno musicale, senza parole, che vorrebbe esprimere “gli ideali di libertà, pace e solidarietà perseguiti dall’Europa”. Accanto alla bandiera e alle note di Beethoven, si pone terza “icona” unitaria la Festa d’Europa, che viene celebrata ogni anno il 9 maggio, data che ricorda la celebre “Dichiarazione” del ministro francese Robert Schuman, che nel 1950 rese noto il primo progetto concreto per ridare pace e unità all’Europa reduce da due guerre mondiali, ponendo sotto l’autorità di un’istituzione sovranazionale (la futura Ceca, 1951) le produzioni di carbone e acciaio. Guadagnano terreno, quali elementi di visibilità dell’Ue, l’euro e la Carta fondamentale, benché il primo circoli solo in 12 dei 25 paesi comunitari, mentre la seconda attende, dopo la firma, di essere ratificata e adottata dai Venticinque.