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La parola “terrorismo”, declinata nelle 20 lingue ufficiali, è certamente la più ricorrente in questo periodo nelle sedi istituzionali dell’Ue. Non c’è riunione ufficiale, incontro informale, documento di lavoro, in cui manchi un preoccupato riferimento alla “furia mortale”, secondo l’espressione utilizzata dal presidente dell’Europarlamento nel suo primo discorso davanti all’Assemblea convocata dal 13 al 16 settembre a Strasburgo. COMBATTERE IL TERRORISMO, RIMUOVERNE LE CAUSE. Dopo aver fatto rispettare, martedì a mezzogiorno, un minuto di silenzio per ricordare le vittime di Beslan, New York e Madrid, il presidente del Parlamento, lo spagnolo JOSEP BORRELL, ha lanciato un appello per chiedere “il rilascio immediato delle due giovani volontarie italiane e dei loro collaboratori rapiti in Iraq”. “Noi non vogliamo tacere – ha detto Borrell -, perché in Iraq, in Russia, nel Medio Oriente, ma anche in Indonesia e in Afghanistan, tantissimi esseri umani sono deceduti a causa di questa furia mortale. Noi condanniamo ogni atto deliberato di violenza, che causa sofferenza e che genera insicurezza nei cittadini. Per combattere il terrorismo serve una cooperazione internazionale tra le forze di polizia, in campo giudiziario e di intelligence. Ma ciò non basta: occorre operare per rimuovere nel profondo le cause che stanno alla base del terrorismo”, che sono di natura sociale e culturale. Ampio in Aula il dibattito sul terrorismo, sul quale sono intervenuti anche BERNARD BOT, ministro degli esteri olandese (i Paesi Bassi hanno la presidenza di turno dell’Ue) e il commissario alle relazioni esterne, l’inglese CHRIS PATTEN. I cittadini e l’iter di ratifica della Costituzione. Tra le priorità indicate nell’agenda dell’Assemblea per i prossimi mesi, figurano l’investitura della nuova Commissione, la valutazione delle decisioni assunte da Esecutivo e Consiglio riguardo la possibile adesione della Turchia (a livello comunitario stanno emergendo in proposito posizioni molto differenti), la definizione delle prospettive finanziarie per il periodo 2007/2013, la riforma del Patto di stabilità e il rilancio della “strategia di Lisbona”, volta a fare dell’Ue l’economia più competitiva al mondo “basata sulla conoscenza” e la “coesione sociale”: a questo proposito Borrell ha però lamentato l’immobilismo degli Stati membri. Un punto essenziale del discorso di Borrell è stato infine rivolto al tema della ratifica della Costituzione, la quale, dopo la firma del 29 ottobre a Roma, dovrà ottenere il via libera dei 25 Stati. “Dobbiamo convertire il Parlamento in una grande ‘agorà’, che dia l’esempio di un confronto aperto, pluralistico, democratico. Il dibattito sarà complesso per ragioni identitarie e ideologiche; esso dovrà aiutare quei cittadini che saranno chiamati ad esprimersi nei referendum, perché conoscano le ragioni e le conseguenze delle loro decisioni e si pronuncino sul contenuto del Trattato costituzionale e non in funzione del contesto politico prevalente in ciascun paese”. Riforma del Patto e primo bilancio per 25 paesi. Durante la sessione plenaria si è parlato inoltre della riforma del Patto di stabilità e del bilancio 2005 dell’Unione. L’Esecutivo ha presentato una comunicazione sul “rafforzamento della governance economica”: senza rimettere in discussione i principi fondamentali che tutelano la stabilità della moneta europea, le proposte intendono introdurre “una logica più economica nell’attuazione del Patto, rafforzando insieme la sorveglianza e l’applicazione”. L’obiettivo, secondo il commissario spagnolo agli affari economici e monetari Joaquìn Almunia, è di “assecondare la stabilità macroeconomica e garantire finanze pubbliche sostenibili”. Per questo scopo si vorrebbero seguire le seguenti linee: rafforzare il coordinamento delle politiche economiche dei 25; “porre l’accento sulla sostenibilità del debito nella sorveglianza dell’evoluzione dei bilanci”; “tener conto, in misura maggiore, della situazione specifica di ciascun paese nel definire gli obiettivi finanziari”. Dal canto suo la presidenza olandese del Consiglio ha presentato il progetto di bilancio comunitario per il 2005, il primo con effetto sui 25 paesi dell’Unione. Il documento contabile prevede 116 miliardi di euro in “stanziamenti di impegno” e 105 miliardi in “stanziamenti di pagamento”. All’agricoltura saranno indirizzate, come di consueto, le maggiori risorse (circa 50 miliardi di euro), seguita dai fondi strutturali (32 miliardi) e dalle politiche interne: una quota di questi fondi sarà investita nei 10 nuovi Stati aderenti. Gli altri settori di intervento del budget riguardano la ricerca, l’istruzione e la cultura, l’energia e i trasporti, la tutela della salute e dei consumatori, la sicurezza, il controllo delle frontiere. L’iter per il bilancio è piuttosto complesso e prevede ancora interventi rettificativi della Commissione e l’approvazione finale del Consiglio e dello stesso Parlamento.