Si è svolto in Belgio, a Mechelen, dal 17 al 19 settembre, l’incontro annuale della Commissione Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) per le migrazioni e dei Direttori nazionali europei per la cura pastorale dei migranti, in rappresentanza della Santa Sede e di 24 Conferenze episcopali, della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), della Caritas, della Commissione internazionale cattolica per le migrazioni (Icmc) e della Commissione delle chiese europee per i migranti (Ccme). Al centro del dibattito le conseguenze dell’allargamento dell’Unione europea per la cura pastorale della Chiesa per i migranti. Dagli interventi, si legge in un comunicato del Ccee diffuso al termine dell’incontro, “è emerso chiaramente come la Chiesa può collaborare, e effettivamente collabora, con la società civile”. Contributi che hanno portato alla discussione di idee quali la costruzione di centri di “permanenza” o “detenzione” ai confini europei, gli scopi della politica migratoria e il tema della “sicurezza”. Secondo padre Beniamino Rossi, superiore regionale dei Padri Scalabriniani, che ha offerto una riflessione teologica sul tema della politica migratoria dell’Unione europea, “la Chiesa locale è chiamata a essere cattolica, universale nel senso di essere inclusiva, ma anche tenere insieme i vari gruppi culturali che costituiscono la Chiesa locale”. A questo riguardo “la presenza di sempre più gente proveniente dalle Chiese Orientali (per lo più ortodosse) chiama la Chiesa locale a scoprire forme di dialogo ecumenico che corrispondano alla speranza, lungamente coltivata, di Giovanni Paolo II affinché l’Europa possa di nuovo respirare pienamente con due polmoni”. “La massiccia presenza islamica (e il probabile futuro influsso di Induisti e Buddisti) ha concluso – è una sfida per impegnarci in un più ampio dialogo interreligioso e interculturale”. Al termine dei lavori è stato approvato un documento in forma di raccomandazioni da offrire ai Vescovi europei.