DIRITTI UMANI" "

Una vocazione universale” “

La V edizione ” “del "Bruges colloquium"” “sul diritto internazionale ” “umanitario” “

“Ciò che spicca in uno scenario internazionale denso di conflitti come l’attuale, è la contraddizione tra il conflitto che sempre più si caratterizza come a ‘bassa intensità’ e la sofferenza ‘ad alta intensità’ della popolazione civile”. Queste le parole del presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) JAKOB KELLENBERGER , in occasione dell’apertura, agli inizi di settembre, della quinta edizione del “Bruges colloquium” sul diritto internazionale umanitario. La tavola rotonda, quest’anno su “Il bisogno di giustizia e i requisiti per la pace e la sicurezza”, organizzata ogni anno dal Collegio d’Europa di Bruges in collaborazione con il Cicr, ha visto la partecipazione di numerosi accademici, funzionari ed esperti di diversi Paesi. “I diritti umani hanno una vocazione universale – ha proseguito il presidente del Cicr – sebbene la loro percezione possa cambiare da un Paese ad un altro, e le nuove situazioni di conflitto ci impongano di ripensare e sviluppare il diritto internazionale umanitario, e di creare un quadro giuridico nuovo. Come muoversi?”. “LA DIFFICILE CONCILIAZIONE. “Investire nel rispetto della dignità umana, questa è la risposta”, ha detto KELLENBERGER: “La direzione da intraprendere per garantire pace e sicurezza rispettando i diritti umani di tutti – vittime e attori – è quella di fare il possibile affinché non vi siano più situazioni di impunità. Nello stesso tempo occorre tuttavia garantire che la repressione dei crimini avvenga nella cornice dello Stato di diritto poiché per preservare la sicurezza non è necessario umiliare colui che si è macchiato di un crimine, quale che sia la natura dell’atto compiuto. Se la restituzione della dignità passa attraverso la lotta contro l’impunità, è la dignità umana di tutti – intesa nella duplice accezione di integrità fisica e mentale – che va tutelata; solo in questo modo sarà possibile agevolare il cammino verso la pace. Occorre inoltre tener presente che se la conoscenza del diritto non implica il suo automatico esercizio, è certo che un diritto sconosciuto rimane lettera morta. Il diritto internazionale umanitario va dunque diffuso, e un importante vettore di diffusione è costituito dagli ambienti accademici”. I TRIBUNALI PENALI INTERNAZIONALI. L’istituzione dei Tribunali penali internazionali, a norma del capitolo VII della carta delle Nazioni Unite, riveste un ruolo essenziale nel mantenimento della pace. “L’assenza di giustizia infatti – chiarisce THEODOR MERON, presidente del Tribunale penale internazionale per i crimini commessi nella ex-Jugoslavia – coincide con l’assenza di pace, giacché si pensa di poter commettere dei crimini e rimanere impuniti”. “I Tribunali internazionali – ha proseguito – agiscono anche da ‘reminder’ di quanto un conflitto possa degenerare e assumere una veste tragica. Anche le giurisdizioni nazionali sono tuttavia chiamate ad intervenire, perché i Tribunali internazionali non possono farsi carico di tutto: i tempi di arresto degli imputati e di raccolta delle prove sono eccessivamente lunghi, e la memoria dei testimoni nel frattempo si affievolisce”. Opinione condivisa dal giudice belga DAMIEN VANDERMEERSCH, che ribadisce: “Il tempo gioca a sfavore della giustizia” ed “è preferibile che l’imputato venga giudicato nel proprio Paese”. Un dubbio viene però sollevato a tale proposito da JAN WOUTERS, docente di diritto internazionale all’Università Cattolica di Leuven (Belgio), su “come vada considerata la decisione di uno Stato di non perseguire le violazioni di diritto umanitario riconosciute dalla comunità internazionale, se questa implichi un venire meno dello Stato ad obbligazioni precedentemente assunte”. LA COMPONENTE UMANA. “Il rispetto della pace e della sicurezza non è comunque soltanto affare dei giuristi, conclude MICHEL VEUTHEY, vicepresidente dell’Istituto internazionale di diritto umanitario di San Remo (Italia), convinto che occorre “rendere il diritto umanitario più efficace rinforzando i meccanismi già esistenti ed esplorando nuovi approcci per informarne e sensibilizzarne gli attori. Il diritto umanitario va quindi semplificato e reso più chiaro. Al di là delle istituzioni ci sono, nondimeno, le persone; è il fattore umano che può influenzare davvero i responsabili politici, i media e quanti sono impegnati nel perseguimento della pace. È grazie alla società civile che si esce dall’impasse”.