TURCHIA" "

Aspettando il 6 ottobre” “

A passi lenti verso l’Europa ” “dei Venticinque” “” “

Un gigante di 780mila chilometri quadrati, compreso fra l’Egeo e l’Iran, tra il Mar Nero e il Mediterraneo, con 67 milioni di abitanti, in larghissima maggioranza musulmani. La Turchia, Paese geograficamente asiatico, bussa alle porte dell’Unione: la città di Istanbul e la regione retrostante saldano infatti all’Europa la terra che fu degli Ottomani, oggi repubblica parlamentare fondata nel 1923 da Mustafa Kemal Ataturk. Alla vigilia del pronunciamento della Commissione sull’apertura dei negoziati di adesione con la Turchia, il dibattito sta infiammando l’Unione. Nel frattempo il Parlamento di Ankara ha approvato l’attesa riforma del codice penale, accolta a Bruxelles come un passo avanti verso i Venticinque. Una “nazione ponte” fra Oriente e Occidente. La Turchia è oggi una “nazione ponte” fra Europa e Asia. Con una economia in fase di ammodernamento e una società secolarizzata, è un Paese islamico moderato, impegnato in coraggiose riforme politiche, membro fedele della Nato, ma segnato dalla “questione curda” (i curdi rappresentano circa il 20% della popolazione totale). Il suo cammino di avvicinamento alla Comunità comincia addirittura nel 1963, data del trattato di associazione alla Cee. Nel 1999, al vertice di Helsinki, l’Ue ha ufficialmente accettato la candidatura all’adesione da parte del governo turco, subordinandola (come avviene per ogni Stato richiedente) ai “criteri di Copenaghen”, stabiliti nel 1993. Essi prevedono il rispetto di precisi requisiti giuridico-politici, sociali ed economici: la garanzia delle regole democratiche e dei diritti umani svettano su tutti gli altri. In questa direzione si è mossa Ankara, approvando nel 2001, assieme a un’ampia revisione costituzionale, anche uno specifico programma nazionale di riforme verso l’Ue. L’Europa si avvicina, l’Europa si allontana. Ma, come ha annotato il commentatore Murat Belge, per la Turchia sembra che l'”Ue, avvicinandosi, si allontana”. Proprio in questo 2004, anno ritenuto decisivo per definire modalità e tempi di adesione all’Unione, si è acceso il dibattito sull’opportunità di un “abbraccio” fra Bruxelles e Ankara. Stando ai risultati della visita della scorsa settimana alle istituzioni Ue da parte del premier turco Tayyp Erdogan, i principali ostacoli sarebbero rimossi. Per il 6 ottobre è atteso il “via libera” della Commissione per aprire le procedure di adesione, già sapendo peraltro che ciò richiederà un lungo periodo, forse non inferiore ai 10 anni. Toccherà poi al Consiglio europeo dei capi di Stato e di Governo pronunciarsi definitivamente sul problema durante il vertice del prossimo 17 dicembre. I giochi ora si dovrebbero concentrare non tanto sulla “possibilità” di adesione, quanto sulla data di apertura e più ancora sulla durata dei negoziati. Quali sono i confini dell’Unione? Più complessivamente la vicenda turca sollecita la riflessione sui “confini ultimi” dell’Unione e la complessa definizione di “Paese europeo”. In questo senso molte voci di leader politici dei 25 si sono levate per richiamare la Turchia al rispetto della minoranza curda, al miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, al rispetto della libertà religiosa, alla tutela dei diritti delle donne e dei lavoratori, a chiarire il ruolo delle forze armate all’interno della vita democratica. Così l’esclusione nel nuovo Codice penale del reato di adulterio (fino a pochi giorni fa sostenuto dallo stesso governo) è apparso un atto di buona volontà verso l’accoglimento dei principi di Copenaghen. Secondo il commissario all’allargamento, Guenter Verheugen, al momento “non vi sono più ostacoli sul tavolo” per l’inizio del negoziato con Ankara. Ma è lungo l’elenco dei premier e leader di partito europei che non sono dello stesso avviso. La questione religiosa e il ruolo delle chiese. Anche le Chiese europee guardano con attenzione a questa vicenda. Complessivamente emerge un atteggiamento di grande disponibilità, nel senso dell’allargamento dell’area di pace, di democrazia e di dialogo rappresentato dall’Unione. D’altro canto qualche dubbio ha suscitato nei giorni scorsi il presidente della commissione del Parlamento turco per l’armonizzazione all’Ue, Yasar Yakis, che ha dichiarato: “La Turchia non deve essere vista come un candidato problematico, ma come un futuro membro che può dare un proprio contributo all’Unione”. Aggiungendo subito dopo: “Il nostro governo rifiuta di essere identificato o confuso con l’Islam. Ci aspettiamo che i leader politici in Europa conservino le radici cristiane, ma costruiscano un muro tra Stato e religione”. Più diplomatico, invece, è apparso Erdogan a Bruxelles: “Abbiamo religioni diverse – ha spiegato – noi siamo musulmani per l’85%, ma in Europa c’è un’unione multiculturale, non un’unione cristiana, ed emerge la volontà di riuscire nella sfida di trovare un punto di incontro tra le civiltà”.