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Il primo ministro turco, Recep Tayyp Erdogan, ha buoni motivi per rallegrarsi. Al termine della sua visita a Bruxelles, il 23 settembre, ha posto fine alla crisi che minacciava di spegnere le speranze della Turchia di entrare a far parte dell’Unione europea (Ue). Il rapporto sull’adozione da parte del parlamento turco della riforma del codice penale aveva scatenato una polemica. Il primo ministro turco è riuscito a minimizzare questo recente conflitto. Ciononostante, i commissari dell’Ue giocano a nascondino. Il rapporto preparato dal commissario Verheugen per il 6 ottobre deve rispondere a quattro domande. L’effettivo rispetto dei diritti umani in Turchia: pur osservando i chiari progressi compiuti negli ultimi due anni, le Ong presenti in Turchia avanzano alcune riserve. Sussistono numerosi problemi in materia di tortura, di persecuzione giudiziaria di cui sono fatti oggetto i difensori dei diritti umani, di mancanza di libertà religiosa (soprattutto nei confronti delle Chiese cristiane) e di violazioni dei diritti delle minoranze etniche (come per i curdi). L’impatto finanziario per l’Ue: il governo turco ha una politica economica che sarà difficile far coincidere con quella dell’Ue. In termini demografici, il peso della Turchia è pari a quello dei dieci Paesi che sono entrati con l’allargamento di quest’anno. La Turchia diventerebbe rapidamente la prima forza in seno al Consiglio e manderebbe 95 deputati al Parlamento europeo. Il commissario Franz Fischler, responsabile per l’agricoltura, stima in 11,3 miliardi di euro il sovraccosto annuale relativo alla politica agricola, il cui budget è pari a 56 miliardi. Secondo il commissario Jacques Barrot, l’aggravio annuale per la politica regionale sarà di 10 miliardi. L’entrata della Turchia, il cui reddito pro-capite è quattro volte inferiore a quello dell’Ue allargata, costringerebbe gli europei ad aumentare di molto il loro budget o a modificare radicalmente le loro politiche di solidarietà. I metodi negoziali: fino a questo momento, i capitoli del negoziato (agricoltura, previdenza…) venivano chiusi sulla base dell’impegno assunto dai Paesi candidati. Nel caso della Turchia, la Commissione vorrebbe aspettare che gli adattamenti richiesti siano stati applicati. Invece di accontentarsi di promesse, si aspetterebbe la loro realizzazione effettiva. L’orizzonte 2015: l’analisi presentata dal commissario Verheugen deve anche permettere alla Commissione di formulare delle raccomandazioni precise per la conduzione dei negoziati. Anche se non verrebbe indicata alcuna data per l’entrata nell’Ue, sarebbe da escludere un’adesione prima del 2015, dal momento che “non c’è disponibilità di fondi prima del 2014”, come ha affermato un alto funzionario della Commissione. Hans Vöcking segretariato Comece per l’Islam