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La Chiesa che verrà” “

A Leeds l’incontro ” “dei presidenti delle Conferenze episcopali europee” “” “

Lo “stato di salute” del cristianesimo in Europa e l’impegno della Chiesa ad evangelizzare la cultura e la società europee per rispondere alla “domanda di Dio” che sale dagli uomini e dalle donne di oggi. Ne hanno parlato i 34 presidenti delle Conferenze episcopali europee che fanno parte del Ccee alla Assemblea plenaria che si è svolta dal 30 settembre al 3 ottobre a Leeds (Inghilterra). Nel corso dei lavori si è parlato anche di attualità ecumenica in vista della terza assemblea ecumenica europea nel 2007. Alla discussione ha partecipato anche il primate della Chiesa di Inghilterra, l’arcivescovo Canterbury, Rowan Williams. Il saluto del Papa. “Possiate guidare gli abitanti dei vostri Paesi a riscoprire la loro comune radice spirituale e la durevole sapienza dell’eredità cristiana. Il vostro impegno per una nuova evangelizzazione è un atto di fede nel valore perenne del Vangelo, che nella storia dei popoli europei ha prodotto frutti abbondanti di santità, educazione, cultura e civilizzazione”. È quanto scrive Giovanni Paolo II in un messaggio inviato ai Presidenti del Consiglio delle Conferenze episcopali europee riuniti a Leeds per la loro assemblea plenaria. “Con la vostra testimonianza – prosegue il testo, reso noto il 4 ottobre all’interno del comunicato finale del Ccee – i credenti saranno rafforzati nella loro specifica identità e perciò in grado di costruire insieme una cultura cristiana capace di evangelizzare la cultura più ampia in cui viviamo”. Europa e cristianesimo. Tra i temi discussi dall’Assemblea: il significato del cristianesimo per l’Europa oggi, l’ecumenismo, le chiese e la costituzione europea, una terza assemblea ecumenica europea, la cooperazione tra le conferenze episcopali e i progetti del Ccee, specialmente nell’ambito dell’evangelizzazione e della pastorale. È stato il vescovo AmédÉe Grab, presidente del Ccee, ad aprire i lavori assembleari ponendo due domande: “Come ci vedono gli altri? Come ci vediamo noi stessi?”. La cultura di oggi, ha detto, “è il nostro contesto missionario, e quanto più la capiamo e la rispettiamo, tanto più sarà fecondo il nostro lavoro per questa cultura e per tutti coloro che la vivono”. “Le tossine morali”. L’assemblea si è poi interrogata su “dove sta andando la Chiesa” e su “quale fisionomia avranno l’Europa e le sue chiese tra vent’anni in relazione all’evangelizzazione e al ruolo della Chiesa nel nostro continente”. A riguardo l’arcivescovo di Bordeaux, mons. Jean Pierre Ricard, ha elencato alcune “tossine morali” che l’Europa deve “combattere e respingere” per il bene del suo sviluppo armonico: “la deriva secolarizzante, con i fenomeni di individualismo e massificazione; la tendenza a considerare la religione come un ostacolo, l’emergere del fondamentalismo e del terrorismo”. Per l’arcivescovo la Chiesa può essere “una ricchezza” per la società europea: “difendere la dignità di ogni persona, della famiglia e specialmente dei più bisognosi e poveri; creare una corretta distinzione tra religione e politica; formare al dialogo ecumenico e interreligioso; creare una cultura della solidarietà in un’Europa aperta al mondo”. Tre gli impegni pratici formulati: “rafforzare il dialogo con la cultura contemporanea; cercare un dialogo più profondo con l’Islam presente in Europa, soprattutto nel mondo accademico; continuare la campagna in difesa della domenica, libera dal lavoro, come giorno dedicato a Dio”. L’esempio di san francesco. Ma se il dialogo interreligioso rappresenta “un impegno pratico”, non di meno lo è quello ecumenico, definito dal card. Murphy-O’Connor “una strada senza possibilità di uscita”. “Come possono i cristiani d’Europa – ha chiesto il cardinale – generare una fede ricca di entusiasmo, sincera e coraggiosa così da rendere vera testimonianza agli uomini e alle donne di oggi?”. L’arcivescovo di Wstminster ha indicato la figura di San Francesco d’Assisi, patrono d’Europa. “San Francesco – ha detto – ci insegni che non c’è modo per essere missionari in Europa senza impegnarsi per la santità. Le Beatitudini sono la nostra ispirazione; la nuova Regola che ci deve guidare se vogliamo essere veri discepoli di Gesù Cristo nel mondo di oggi”. Sulla base di queste riflessioni l’assemblea ha discusso della possibilità di una nuova iniziativa ecumenica a livello europeo, per continuare, afferma il messaggio, “il processo avviato con le assemblee di Basilea nel 1989 e Graz nel 1997”. Particolare attenzione è stata, infine, data al Trattato Costituzionale, alla sua struttura e al significato dell’Articolo I-52 e di altri provvedimenti sul tema della libertà religiosa.