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Dal 7 al 10 ottobre la 44a settimana sociale dei cattolici italiani” “” “
Dare “dignità” all’impegno dei cattolici nelle istituzioni, essenziale oggi quanto quello in ambito sociale e civile; “rivalutare” l’impegno politico come “capacità di assumersi responsabilità pubbliche”; far emergere dal “circuito sommerso degli addetti ai lavori” il dibattito, diffuso tra i cattolici, su temi come la finanza, l’economia, le istituzioni. Questi alcuni obiettivi della 43a Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma a Bologna, dal 7 al 10 ottobre, sul tema: “La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri”. La Settimana sociale italiana ha spiegato mons. Lorenzo Chiarinelli , vescovo di Viterbo e presidente del Comitato scientifico-organizzatore, si caratterizza “come un confronto idee di cui è protagonista il laicato cattolico”, per “raccogliere le sfide culturali in atto” e reagire alla “tentazione dell’afasia”. Più di mille gli iscritti alla Settimana che nel 2007 celebrerà i 100 anni. Tra di essi 33 vescovi, 30 volontari e 40 relatori, italiani e di altri Paesi. Democrazia “a rischio”. In una società, come la nostra, “contrassegnata da un profondo vuoto etico” e dall'”assenza di valori condivisi” si legge nel documento preparatorio alla Settimana – il pericolo che corre la democrazia è quello di una “asfissia spirituale” che la renda “Senz’anima”, e “destinata in quanto tale a regredire”. La logica del “più forte” può infatti “assumere nomi diversi” (“ideologia, potere economico, sistemi politici disumani, tecnocrazia scientifica, invadenza dei mass media”), ma in tutti questi casi il rischio è che “si riduca la democrazia sociale” a favore di un modello di “democrazia competitiva” caratterizzata dalla “concentrazione del potere in mano a pochi soggetti”. Senza contare il “qualunquismo ideologico” e il “pragmatismo”, dovuti alla “profonda crisi dei partiti” e alla “selezione della classe politica attraverso forme di cooptazione legate a precisi interessi”, oltre che alla “disaffezione per la politica da parte della gente”, anche per i “frequenti scandali” recenti. I “poteri forti” e il “populismo”. “Le difficoltà maggiori per lo sviluppo della vita democratica” attuale “sono costituiti dalla presenza di poteri forti che si sostituiscono al potere politico o tendono a subordinarlo a se stessi, trasformandolo in una loro variabile dipendente” e minacciando la “libera decisione dei cittadini” grazie “all’azione di gruppi di pressione sempre più spregiudicati e agguerriti”, che “rappresentano una minaccia per la democrazia se si muovono in modi non trasparenti nella società e se si sottraggono alla dialettica politica”. In questi casi, è a rischio il rispetto del “principio di maggioranza” e “la centralità della politica, sia per la pressione esercitata dagli interessi economici, sia per la sostituzione da parte dei media dei tradizionali canali di mediazione, con la conseguente tendenza alla spettacolarizzazione della vita pubblica e con l’avanzare di una tendenza populista”. Senza contare l'”influenza esercitata dalla tecnica in tutti gli ambiti della vita”, che da “fattore positivo” può trasformarsi in fonte di pericolo per la democrazia”, sia per la possibilità di una “manipolazione dell’opinione pubblica”; sia per la tendenza a sottrarre le decisioni “al controllo dei cittadini”. Un “éthos condiviso”. Senza la “ricostruzione di un éthos condiviso”, è dunque la tesi che fa da sfondo alla Settimana sociale di Bologna, la politica “non può che ridursi a mero pragmatismo ed essere attraversata da tentazioni autoritarie”. “Partecipazione attiva dei cittadini” alla vita politica, attraverso “forme decentrate di potere” che garantiscano il “pluralismo”; creazione di “precise forme di regolamentazione nei confronti dei poteri forti, in primo luogo di quello economico, che rischiano di condizionare pesantemente lo sviluppo della vita associata”; individuazione di un “contesto istituzionale che si preoccupi di gestire il mercato globale e di dare vita ad una ‘governance’ nell’economia mondiale”: queste alcune priorità individuate nel documento, in cui si citano anche alcune “disfunzioni” del mondo della finanza e si auspica una “decisa svolta che restituisca credibilità al sistema e incrementi la fiducia nei risparmiatori, approntando misure efficaci di controllo e dilatando gli spazi della partecipazione democratica”.