Quarant’anni fa, il 21 novembre 1964, il Concilio vaticano II promulgava il Decreto sull’ecumenismo, Unitatis Redintegratio che ha cambiato profondamente la situazione non solo della Chiesa cattolica ma anche quella di tutte le chiese e delle relazioni fra loro. “A che punto siamo oggi?”. Se lo è chiesto il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, inviando un messaggio all’incontro che si è tenuto a Bari (Italia) dei delegati diocesani per l’ecumenismo e il dialogo. Il cardinale invita al realismo. “La situazione ecumenica ha detto è molto cambiata nel corso degli ultimi quarant’anni. È venuto meno l’entusiasmo dell’inizio, spesso dando origine a delusione e frustrazione”. Rimangono da risolvere “questioni difficili”, riguardanti soprattutto l’ecclesiologia. Si sono presentate “questioni nuove, soprattutto questioni etiche” come omosessualità ed eutanasia. Anche “le relazioni con le Chiese ortodosse sono diventate più difficili” dopo i cambiamenti politici avvenuti nell’Europa orientale”. Ciò nonostante ha aggiunto Kasper “non c’è ragione di sentirsi frustrati, di ritirarsi con rassegnazione e di arrendersi. Dobbiamo andare avanti con speranza che diventa concreta nella perseveranza”.