“I turchi, loro, sognano l’Europa”. È il titolo d’apertura dedicato da La Croix (5/10) alla “questione turca”, che monopolizza l’attenzione dei media internazionali riguardo all’opportunità dell’ingresso o meno del Paese nell’Unione europea, mentre da Bruxelles arriva il “sì” all’apertura dei negoziati di adesione. “I turchi riassume il quotidiano cattolico francese, che dedica un “dossier” di quattro pagine all’argomento sono in grande maggioranza favorevoli all’entrata del loro Paese nell’Unione europea. La Commissione di Bruxelles dice di sì, ma sottolinea che le negoziazioni non saranno necessariamente coronate dal successo”. “Nessun miglioramento degno di nota per la libertà religiosa”, si legge nella parte del dossier dedicata alla situazione dei cristiani in Turchia, in cui si cita tra l’altro un rapporto delle Pontificie Opere Missionarie da cui risulta “l’assenza dello statuto giuridico delle comunità religiose”, la cui esistenza secondo il governo turco è “incompatibile con il principio turco di laicità”. Il quotidiano cattolico francese propone ancora un nuovo dossier (7/10) in cui cerca di rispondere a quattro domande “La Turchia è geograficamente in Europa?”, “L’impero romano era europeo?”, “Un Paese a maggioranza musulmana può pretendere di essere europeo?” ed infine “La Turchia vuole essere europea?”. Anche Le Monde ( 4/10) fa il punto sul dibattito francese sull’ingresso della Turchia in Europa, dove il progetto si legge nel sommario dell’articolo di apertura “suscita controversie molto vivaci in qualche paese, come la Germania o l’Austria“. Il presidente Chirac, informa intanto il quotidiano d’oltralpe, ha annunciato un referendum sull’adesione della Turchia all’Unione europea, tramite un processo di “revisione della Costituzione francese che permetta che ogni nuovo allargamento dell’Unione europea sia sottoposto a referendum”. Nell’editoriale del 7/10 Le Monde afferma che “I Turchi non sono considerati candidato ordinari e la loro candidatura suscita delle controversie”. La domanda è “L’unione può allargarsi indefinitamente senza perdere la propria identità? Quali sono i suoi limiti? Gli allargamenti sono compatibili con un’unione politica?”. Le presidenziali di novembre e il perpetuarsi della crisi irachena attirano, invece, l’attenzione dell’ Herald Tribune ( 6/10),alle prese con le “giustificazioni” offerte agli elettori dal presidente Bush in merito all'” invasione” dell’Iraq e con le “battaglie” che insanguinano ancora le città irachene . “Questa nuova, più aggressiva ondata migliorerà le cose?”, si chiede David Brooks sul quotidiano americano, e risponde: “C’è una terribile quantità di pessimismo in giro, Pentagono incluso, tra la gente che conosce a fondo questa vicenda”. Ancora il 7/10 l’Herald torna sull’argomento scrivendo “La Turchia ha riportato una vittoria a Bruxelles ma si tratta di una vittoria mediocre. C’è infatti ancora un lungo cammino da fare”, riferendosi al ‘sì’ qualificato espresso dalla Commissione. Unanimità nei commenti della stampa tedesca circa l’apertura dell’Ue alla Turchia. “ Niente obbliga ad accogliere la Turchia nell’Ue“, afferma Carl Graf Hohenthal su Die Welt ( 6/10). “ Con l’ingresso della Turchia, l’Ue abbandona almeno in parte il pensiero europeo. La Turchia non è Europa. E non lo sarà mai, a meno che non abbandoni completamente il suo carattere nazionale, il che non è prevedibile“. “ Non tutti i fidanzamenti debbono finire in un matrimonio e sarebbe stato meglio che qualche matrimonio non fosse seguito al fidanzamento“, commenta Martin Winter sulla Frankfurter Rundschau, che così argomenta: “ Da riappacificatrice di un continente turbolento, l’Ue si trasforma in protagonista geostrategica. Perché per quanto strette siano le relazioni tra Europa e Turchia“, quest’ultima “ non è mai stata uno Stato europeo e quindi non rientra nella riappacificazione. L’ingresso della Turchia è dunque una decisione puramente strategica. Bisogna avere delle buone ragioni per farlo, soprattutto se non è ancora chiaro se e come l’Ue riuscirà a sopportare l’allargamento europeo“. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (7/10) si legge: “ Tutta l’élite turca, che guarda speranzosa verso l’Occidente, sa che il Paese non è maturo né mentalmente né sociologicamente per l’Ue non perché la popolazione turca sia arretrata ma perché là si vive e si pensa diversamente, e ciò a dispetto dell’élite che invece da tempo si ritiene matura per poter entrare nell’Ue“. Il settimanale Der Spiegel (4/10) considera la questione da un punto di vista interno: “ I grandi partiti politici tedeschi, che si guardano bene dal mettere la Turchia al centro della campagna elettorale, evitano evidentemente qualsiasi dibattito pubblico. Le loro posizioni rimangono volutamente vaghe in una sorta di forma elevata di populismo, che dovrebbe tener calmi i cittadini e non confonderli con domande scomode e risposte complicate“.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1330 N.ro relativo : 70 Data pubblicazione : 08/10/2004