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In novembre a Roma ” “un incontro Ccee tra vescovi ” “africani ed europei” “” “
“In Marocco la metà dei giovani tra i 15 e i 25 anni ha una sola idea: partire… Non è difficile capire perché”. A parlare è mons. Vincent Landel , arcivescovo di Rabat, tra i partecipanti al simposio tra vescovi africani ed europei che si terrà a Roma dal 10 al 13 novembre, per iniziativa del Ccee (Consiglio Conferenze episcopali europee). Non mancheranno riferimenti a temi di attualità tra cui immigrazione e dialogo con l’Islam. Ne parliamo con mons. Landel. Dal Maghreb e da tutta l’Africa migliaia di persone tentano viaggi disperati attraverso il Mediterraneo per cercare fortuna in Europa. Ma spesso trovano, purtroppo, la morte nel mare, le restrizioni alle frontiere, i rimpatri forzati. Dal Marocco come appare questa Europa a porte chiuse? “In Marocco la metà dei giovani tra i 15 e i 25 anni ha una sola idea: partire… Non è difficile capire perché. Il fenomeno migratorio non si fermerà e i muri che l’Europa sta costruendo crolleranno sotto i colpi di cannone delle migrazioni. Perché non siamo che all’inizio. Si cominciano già a vedere degli asiatici pronti a passare dalle coste marocchine. Si vedono bambini, neonati… In Italia, Spagna o Francia, tutti coloro che vengono rimandati nei Paesi limitrofi proveranno di nuovo a passare, in tutti i modi. Ne conosco molti che non sono al primo tentativo, pur essendo consapevoli che in questo modo stanno rischiando la vita. È necessario che l’Europa smetta di chiedere all’Africa del Nord di essere il suo gendarme. È ciò che accade tra Italia e Libia. O tra Spagna, Francia e Marocco. Ma questo non potrà durare a lungo. È indispensabile che l’Europa cambi mentalità. Perché finora non ha fatto altro che agire per paura. Ma con la paura non si possono prendere decisioni serene”. Cosa chiederebbe allora all’Europa? “Ciò che chiederei all’Occidente, e non solo all’Europa perché gli Usa giocano anch’essi un ruolo importante in questo senso, è di ripensare il commercio mondiale in funzione del continente africano. Se fate un giro nell’Africa sub-sahariana capite subito i motivi di queste migrazioni. È vero che l’Africa deve fare una ‘rivoluzione culturale’, ma anche l’Europa. Finché non ci sarà lavoro in Africa, ossia finché non ci saranno numerose imprese, la migrazione non potrà che accentuarsi. Bisogna assolutamente intervenire a livello di Organizzazione mondiale del commercio (Wto), smettendo di pensare che sono i G8 a dover governare il mondo, stabilendo le regole per tutti gli altri. Solo a queste condizioni i giovani africani avranno fiducia nel loro Paese e non cercheranno più di partire verso il Nord. Ma ora l’Occidente si rivolge alla Cina e rischia una volta di più di dimenticare l’Africa”. La Chiesa cattolica vive in situazione di minoranza in un Paese islamico. In Europa è il contrario e sorgono continue questioni e conflitti sociali. Non ultimo il dibattito sull’ingresso della Turchia nell’Ue… “In merito alle questioni sulla laicità dello Stato, dovrebbero intervenire tutte le componenti dello Stato, non solo la scuola. Perché oggi si parla molto delle feste musulmane e praticamente non si parla più delle feste cristiane? Se un cimitero ebreo o musulmano sono profanati si fa giustamente molto rumore, ma se accade in un cimitero cristiano non se ne parla quasi per niente. Si parla molto della costruzione di moschee in Europa. Credo che sia giusto costruirle. Ma perché allora in Arabia Saudita è vietato ogni culto cristiano nonostante il grande numero di cristiani del sud-est asiatico? Si parla molto di voto agli immigrati. Giusto, ma a condizione che ci sia la reciprocità, ossia che anch’io possa votare in Marocco. Non confondiamo i conflitti sociali ed economici con la religione”. Come possono collaborare le Chiese europee ed africane? “Ascoltandoci, su un piano di uguaglianza. Non è da un ufficio di Parigi o Roma che si può sapere come dobbiamo vivere nei nostri Paesi. La Chiesa in Africa ha ancora un grande bisogno di aiuto sul piano della formazione sacerdotale e religiosa. Aiuto a livello di persone competenti, ma anche a livello finanziario. È anche necessario che alcuni organismi caritativi della Chiesa capiscano che noi possiamo avere delle idee riguardo ai nostri bisogni, anche se sono considerati futili. In Africa sappiamo anche riflettere. E che la Chiesa occidentale non si lasci influenzare da discorsi politici che non sempre corrispondono alla realtà”.