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Fare la differenza” “” “

Formazione degli adulti ” “nella diocesi di Glasgow” “” “

“Sono convinto che una delle priorità della nostra arcidiocesi sia oggi lo sviluppo della fede e la crescita spirituale delle persone, in particolare di quelle che esercitano o hanno intenzione di esercitare qualche ministero in parrocchia o al servizio della diocesi”. L’arcivescovo di Glasgow, mons. MARIO CONTI, spiega così l’iniziativa dell’arcidiocesi che per il secondo anno consecutivo offre agli adulti un intenso programma di educazione religiosa. A darne notizia è il mensile diocesano “Flourish”. Video, Dvd, corsi biblici, conferenze e laboratori scandiranno i due cicli di formazione dell’anno pastorale 2004-2005, in programma, rispettivamente, nel prossimo mese di novembre e nel febbraio 2005. E intanto, a conclusione di un quadriennio di studi, si sono diplomati i primi nove “studenti” dell’Istituto Loyola per il programma di formazione al ministero (Limex), creato a Glasgow agli inizi degli anni Novanta da fr.Hugh White di St Andrews e Edinburgo. IN PARROCCHIA. Sacra Scrittura, preghiera, etica e morale, spiritualità familiare, ecumenismo e dialogo interreligioso, riflessioni su Cristo, significato della vita, Chiesa e sacramenti: sono alcuni dei temi che verranno affrontati nei “corsi” promossi dalla diocesi e affidati a preti, religiosi e insegnanti laici. In orario serale (19.30-21) si terranno in giorni diversi e con cadenza settimanale in numerose parrocchie per consentire la partecipazione del maggior numero possibile di fedeli. “Nel nostro secondo anno di attività – osserva fr. JOHN MC GRORRY, direttore del Centro di formazione religiosa – abbiamo costruito sull’esperienza dell’anno precedente e nella convinzione di offrire opportunità di approfondimento della propria fede ad un numero sempre più vasto di persone”. SOGNARE IN GRANDE. “Fare la differenza nel mondo” è il motto del corso di teologia del Limex, quattro anni di lezioni il venerdì sera presso l’ufficio della Curia che hanno preparato i nove primi neodiplomati a porre le proprie conoscenza al servizio degli altri. Durante la cerimonia di consegna dei diplomi che si è tenuta nelle scorse settimane nella cattedrale di St Andrew, l’arcivescovo Conti ha donato ai diplomati un asciugamano, “simbolo – ha detto – della testimonianza di servizio che Gesù ha offerto lavando i piedi ai discepoli”. MARK MARKULY, direttore del Limex, ha rimarcato che “in un mondo sempre più confuso e bombardato costantemente da informazione e disinformazione, per la Chiesa diventa sempre più difficile, ma al tempo stesso sempre più necessario, ‘allevare’ adulti cattolici forniti di una solida padronanza della nostra tradizione di fede”. Essere apostoli cristiani, ha proseguito, “significa sognare in grande, coltivare speranze e ideali” pur “facendo i conti con la realtà di violenza, fame e ingiustizia del mondo”; una situazione nella quale, tuttavia, “la voce di Dio continua a risuonare”. IL PRIMO SORRISO. “Avevo bisogno di dare un fondamento razionale alla mia fede – racconta ANDY MILVAIN, che con la moglie Ann Marie ha conseguito il diploma in Studi pastorali -, e ciò che mi ha aiutato è stato il dinamismo del Limex: lo studio dei testi, la riflessione personale, il confronto attraverso le discussioni di gruppo e la condivisione con gli altri studenti”. “Come cristiani oggi abbiamo la responsabilità di essere attivi testimoni di fede in tutti gli ambienti che frequentiamo. Studiando al Limex la mia fede è uscita rafforzata e ho imparato ad apprezzare anche quella degli altri” ha detto ELLEN MC BRIDE. Ma che cos’è fede? Per MICHAEL PAUL CALLAGHER, gesuita e docente di teologia all’università Gregoriana di Roma, che nei giorni scorsi ha tenuto a Glasgow una conferenza di introduzione al corso diocesano di educazione religiosa per adulti, “è un sì dell’uomo al sì di Cristo, è come il primo sorriso di un bambino” che “si sente amato”. Ma oggi essa “è ammalata, come segnata da profonde ferite”. “Con la perdita della memoria collettiva – ha spiegato il teologo – si sono dimenticate le ‘storie’ e si è smarrito il linguaggio della fede”. A ciò si aggiunge “la solitudine spirituale dei molti che non trovano compagni nel cammino di ricerca”; infine “la mancanza di quei sentimenti per Dio e per l’uomo che avevano i nostri antenati”. Di qui per padre Gallagher l’urgenza di “riscoprire l’essenza della fede” coltivando “la spiritualità biblica e le ragioni del credere” attraverso la sinergia di “ragione e sentimento”. Soprattutto perché “l’oceano in cui nuotiamo fornisce, magari senza che ne siamo coscienti, valori e modelli di vita”. “La fede richiede inoltre una maggiore consapevolezza della responsabilità delle nostre azioni, e quindi l’impegno nel servizio alla giustizia”, ma è necessario anche “un nuovo senso di appartenenza alla Chiesa come comunità di cui tutti siamo parte”.