Per una nuova democrazia” “

La 44ª Settimanale sociale ” “dei cattolici italiani” “” “

Un traguardo, ma anche un punto di partenza. La Settimana sociale dei cattolici italiani, celebrata a Bologna dal 7 al 10 ottobre, ha rappresentato per la Chiesa e il laicato “tricolore” l’approdo dopo una lunga gestazione, che ha compreso diversi seminari, convegni, momenti di confronto, fino alla pubblicazione di un articolato Documento preparatorio, intitolato – come la Settimana – “La democrazia. Nuovi scenari, nuovi poteri”. Su questo tema si sono confrontati una quarantina di relatori e gli oltre 1.200 iscritti, provenienti dalle diocesi, dalle associazioni, dalle università di tutta Italia. IL PAPA RICORDA AI CATTOLICI LA “VOCAZIONE” ALLA POLITICA. I lavori si erano aperti alla luce di un messaggio inviato da GIOVANNI PAOLO II, che esortava i credenti a un nuovo protagonismo nella vita politica-istituzionale: “Non si può dimenticare che sono proprie della vocazione del fedele laico la conoscenza e la messa in pratica della dottrina sociale della Chiesa e, quindi, anche la partecipazione alla vita politica del paese, secondo i metodi e gli strumenti del sistema democratico”. Secondo il Papa, la riflessione sulla democrazia non può oggi “limitarsi a considerare solamente gli ordinamenti politici e le istituzioni, ma deve allargare il proprio orizzonte ai problemi posti dallo sviluppo della scienza e della tecnologia, a quelli indotti nel settore dell’economia e della finanza dall’estendersi della globalizzazione, alle nuove regole per il governo delle organizzazioni internazionali, agli interrogativi sorti dallo sviluppo crescente e rapido del mondo della comunicazione, per elaborare un modello di democrazia autentico e completo”. Ma la politica è chiamata al contempo a misurarsi con “una superiore istanza etica, illuminata a sua volta da una visione integrale dell’uomo e della società”. Attorno a queste sollecitazioni si sono sviluppati i lavori, le tavole rotonde e si sono concentrati gli oltre 100 interventi dei partecipanti durante i dibattiti. TERRORISMO E CONFLITTI: “DALLA CHIESA PAROLE DI PACE”. Regole democratiche, etica e antropologia, valore della pace, tutela della vita, ruolo della coscienza e della cultura: questi alcuni dei punti essenziali della prolusione affidata dal Comitato organizzatore a FRANCESCO PAOLO CASAVOLA, già presidente della Corte costituzionale e attualmente presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Forte l’appello del giurista al valore della pace, visto in rapporto all’attuale situazione internazionale: “L’idea che si possa e si debba togliere la vita all’avversario, o a chi rappresenta simbolicamente le ragioni opposte alle proprie, va privata di ogni residuale, arcaica e disumana giustificazione”. Secondo Casavola “il pericolo è che nell’attuale fase di reattività di frazioni del mondo islamico, si restituisca colpo su colpo. L’atteggiamento della Chiesa cattolica di perseverare nel dialogo e di non disperare della pace anche nelle congiunture tragiche del terrorismo internazionale fondamentalista e della guerra in Iraq dovrebbe poter indicare la rotta, l’unica realistica, per uscire dalla crisi attuale”. OLTRE BOLOGNA, UN “LABORATORIO” PER LA DEMOCRAZIA. Le varie sessioni dei lavori erano dedicate al rapporto tra scienza e tecnologia, alle dinamiche economiche, all’influenza dei mass media sulla democrazia, nonché al ruolo dei cattolici in un contesto tanto dinamico e complesso. Apprezzato anche l’intervento del cardinale DIONIGI TETTAMANZI, arcivescovo di Milano, che ha proposta una sorta di “agenda politica alternativa”, volta ad affrontare alcuni problemi della convivenza, ma anche a testimoniare la possibilità di operare per una “umanizzazione” della politica: “Il debito non schiacci il debitore, l’accesso all’acqua va garantito a tutti, i beni primari non devono mancare a nessuno, solo la pace è garanzia per lo sviluppo, la conoscenza e la cultura sono essenziali per consentire a tutti di capire e di ‘prendere parte’, i bambini di tutto il mondo hanno diritto di giocare”. Queste le parole di Tettamanzi, che ha poi esortato i credenti all’impegno nelle realtà secolari: “La fede cristiana non è estranea né separata dalle problematiche sociali e politiche. Nello specifico non può essere estranea o indifferente alla questione della democrazia, considerata soprattutto nelle sue basi e nelle sue esigenze antropologiche”. Le conclusioni della Settimana erano affidate al sociologo FRANCO GARELLI, che ha proposto – quale “prosecuzione” dei lavori di Bologna – di “costituire un laboratorio comune di riflessione e di formazione, per ritrovarsi insieme attorno a specifici progetti condivisi” e per “cercare posizioni comuni su questioni pubbliche di grande rilevanza”.