Cristiani nell’Ue” “” “

La Costituzione? Imperfetta, ma pur sempre un passo avanti verso l’Europa unita. L’Unione allargata? Una intuizione di Schuman. Il ruolo dei cristiani? Pensare e agire per realizzare un continente di pace. Jacques P aragon , ingegnere francese, è da anni segretario generale dell’Institut Saint Benoît Patron de l’Europe. L’associazione raccoglie personalità provenienti da vari Paesi; fondata nel 1988, sostiene il processo di beatificazione di Robert Schuman, considerato tra i “padri fondatori” dell’integrazione comunitaria. Con Gianni Borsa, inviato del Sir a Bruxelles, affronta alcuni temi “caldi” dell’attualità politica. Siamo alla vigilia della firma del Trattato costituzionale dell’Unione, approvato dal Consiglio europeo nello scorso giugno. Si tratta realmente di un passo avanti per il cammino dei Venticinque? “Direi che questo trattato va considerato come una pietra miliare. Il 29 ottobre è una data da ricordare, anche se già dobbiamo rivolgere lo sguardo all’iter di ratifica nei singoli Stati membri. Mi auguro che tutti i Paesi approvino la Carta e che essa possa al più presto entrare in vigore. Purtroppo vedo anche diversi ostacoli… In Francia, ad esempio, i partiti si sono divisi su questo argomento. In realtà il trattato ha diversi limiti, ma è pur sempre un fondamento necessario per una comunità così ampia”. Riguardo la mancata citazione delle “radici cristiane” dell’Europa nel preambolo della Carta, cosa pensa? “Sono convinto che sia stato un errore non riconoscere ciò che è inscritto nella storia della nostra civiltà continentale, la quale si è formata, è cresciuta e si è rafforzata poggiando su solide radici cristiane e religiose”. Nei giorni scorsi autorevoli esponenti della Chiesa hanno denunciato un clima ostile al cristianesimo nella società europea e anche all’interno delle istituzioni Ue. Condivide tale preoccupazione? “Sì, la condivido. Frequentando gli organismi dell’Unione ho avuto modo di sperimentare l’esistenza di quella che è stata definita ‘lobby anticristiana’. Certo, sono espressioni forti, ma giustificate. Peraltro va detto che anche nei nostri ambienti si respira spesso un atteggiamento di scetticismo o di chiusura. Ebbene, io dico che se questo è il contesto in cui siamo chiamati a operare, a maggior ragione non dobbiamo tirarci indietro o limitarci alla denuncia. Dobbiamo invece accrescere il nostro impegno per costruire l’Europa unita, che ha per obiettivi la pace, il perseguimento del benessere, lo stato di diritto, l’apertura internazionale”. È anche il compito cui Giovanni Paolo II chiama i credenti nella Ecclesia in Europa“Le parole del Papa invitano i cristiani a contribuire alla realizzazione dell’edificio comunitario, portandovi i propri valori, convinzione profonde e una cultura ispirata dal Vangelo”. In questa direzione operò lo stesso Robert Schuman. La sua famosa Dichiarazione del 9 maggio 1950 aprì la strada alla Ceca e poi alla Cee… “Schuman ha dedicato la vita al progetto europeistico. Egli aveva in mente una comunità di popoli che, lasciati alle spalle violenza e conflitti, collaborassero per un futuro di convivenza, di progresso economico, sociale e civile. Oggi noi abbiamo dinanzi questa stessa sfida”. Schuman sarebbe stato favorevole all’allargamento della comunità verso Est? “Già nel 1959 lo statista parlava di un’Europa unita che superasse la ‘cortina di ferro’ e che ponesse, accanto ai Paesi occidentali, quelli dell’Oriente, finalmente liberati dal comunismo. Questo era la sua ‘ambizione’ ed ebbe parole profetiche in proposito”.