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Gioventù senza orizzonti?” “” “

Violenza a scuola e impegno nel sociale. Un documento dei vescovi” “” “

Più di 81 mila segnalazioni di atti di violenza sono stati registrati nelle scuole di secondo grado in Francia, nel corso dell’anno scolastico 2003-2004, segnando un aumento del 12% rispetto ai casi segnalati l’anno prima. La maggior parte delle violenze sono “violenze fisiche senza arma” (29,2%, per un totale di 23.754 casi); “insulti e minacce gravi” (24,7%, 20.082 casi); “furto o tentativo di furto” (10,5%, 8.535 casi). Il rapporto – stilato dal ministero dell’Educazione – segnala anche un aumento dei casi di violenza fisica a carattere sessuale (1630 casi), di infrazioni legate agli stupefacenti e tentativi di suicidi (545 casi). È indicativo infine che da gennaio in poi, sono stati registrati circa mille atti di violenza con motivazione razzista e più di 200 con motivazione antisemita. Questi atti rappresentano il 3% delle segnalazioni e hanno riguardato un istituto su dieci. Ma il mondo della gioventù francese ha anche un altro volto. È quello impegnato dal 17 al 24 ottobre nelle diverse iniziative promosse dalle diocesi in collaborazione con la pastorale giovanile, per la “Settimana missionaria mondiale”, con proposte di incontro, spettacoli e scambi di esperienze con giovani, missionarie comunità di diversi Paesi del mondo. C’è poi il volto della Giornata mondiale della Gioventù che anche in Francia sta polarizzando tutta una serie di iniziative in vista di Colonia 2005. L’ultima è la presentazione del logo scelto dalla Francia: una immensa cometa che punta su Colonia, al centro del continente europeo, alludendo al tema della manifestazione giovanile “Siamo venuti ad adorarlo”. Su questi due volti dei giovani, abbiamo intervistato padre Jean-Paul Larvol , segretario del Comitato episcopale per l’infanzia e i giovani (Francia). Che impressione le fanno i dati del rapporto del ministero per l’Educazione? “Colpisce che ci sia un aumento di violenza nelle scuole. La Chiesa è ben consapevole della situazione, sa che ci sono delle grosse difficoltà soprattutto negli istituti situati nei quartieri più difficili. Questo ci dice chiaramente che i giovani vivono dei disagi e che questi disagi derivano dal fatto che i giovani non vedono orizzonti aperti davanti a loro, sono preoccupati del loro futuro. Non è un caso che la violenza avviene in particolare nelle scuole professionali. Sono fenomeni che pongono in maniera molto forte la questione educativa, una riflessione su cosa si intende fare”. Cosa pensa del fatto che aumentano anche le violenze razziali e antisemite? “Le difficoltà a vivere le diversità culturali e razziali mettono in risalto l’esigenza – sempre educativa – di creare legami sociali, di proporre modalità di comportamento che rendono possibile il vivere insieme. Chiaramente ci sono delle difficoltà: non è facile educare ai valori dell’accoglienza e della convivenza in luoghi dove per ragioni anche di tipo sociali, i giovani spesso vivono con difficoltà la presenza di coetanei che non hanno la stessa origine, la stessa cultura, la stessa religione. È vero però che quando si offrono ai giovani luoghi di incontro e di condivisione, la partecipazione è sempre numerosa e sentita. Ci sono progetti, realizzati anche dalla Chiesa, che vanno proprio in questa direzione”. Quali iniziative nuove state pensando di avviare per i giovani? “La Commissione episcopale Educazione, vita e fede dei giovani attualmente sta lavorando ad un testo dedicato proprio all’educazione. È una riflessione che tenta di capire che cosa significa educare oggi, in quale direzione si vuole andare e quale scopo si vuole raggiungere. L’obiettivo è aiutare gli educatori, i genitori e gli animatori ad accogliere i lati positivi dei giovani”. Vuol dire che il problema è la mancanza di educatori? “Il problema non è sicuramente solo quello degli educatori. C’è in questione anche il ruolo che svolgono i genitori, spesso smarriti di fronte alla evoluzione dei loro figli. Ci sono poi gli educatori che si pongono di fronte ad una generazione che sempre più spesso non è disposta ad accogliere ciò che gli si propone. E poi c’è tutto il mondo giovanile, dalle associazioni ai movimenti. Ma la questione educativa gira tutta intorno alla questione del senso. Non si tratta tanto di riflettere su chi educa o come lo fa ma di capire qual è il senso profondo dell’atto educativo. Di capire cioè che cosa significa educare, costruire oggi l’uomo e la donna di domani, dare al giovane gli strumenti necessari per affrontare la vita e soprattutto indicargli come trovare il gusto di vivere e il gusto di costruire un mondo che non sia solo finalizzato al profitto e segnato da divisione e conflitti piccoli e grandi”.