“Sono profondamente angosciato dopo la lettura del rapporto sulle attività del Servizio britannico di consulenza sulla gravidanza diffuso nei giorni scorsi, che sembra svolgere una parte attiva nell’aiutare le donne ad ottenere la possibilità di abortire anche oltre le 24 settimane, addirittura oltre le 26 o anche più tardi”. È quanto afferma l’arcivescovo di Birmingham Vincent Nichols in una lettera inviata al segretario del ministero della Salute, John Reid, chiedendo che la sua indagine sulle attività del suddetto servizio di consulenza sia “approfondita, rapida, efficace”. “La legge britannica fornisce al bambino nel grembo della madre soltanto un velo di protezione – prosegue l’arcivescovo ed è aberrante che un servizio pubblico possa aiutare a strapparlo”. Per il vescovo “l’aborto va chiamato con il suo vero nome: è la deliberata sottrazione della vita ad un bambino ancora non nato”. Rimarcando che “l’approvazione della legge sull’aborto nel 1967 ha avuto un effetto peggiorativo su tutta la società britannica”, durante la messa speciale celebrata nei giorni scorsi nella cattedrale di St Chad a Birmingham per gli operatori sanitari, l’arcivescovo Nichols ha auspicato la riforma urgente della normativa in materia. “La nostra legislazione sull’aborto ha detto deve essere riformata alla luce delle recenti scoperte della medicina ma anche nel rispetto dovuto alla vita umana in ogni suo stadio. La Chiesa cattolica vuole promuovere il primato della dignità della vita umana”. Più in generale il presule ha chiesto a medici e infermieri “maggiore comprensione e rispetto per le esigenze dei pazienti” di cui fanno parte anche “i bisogni spirituali e religiosi”.