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Incontro in Ghana ” “e dal 10 novembre a Roma simposio ” “dei vescovi africani ed europei” “” “
“Dialogo tra cristiani e musulmani come partner nella solidarietà per lo sviluppo e la promozione dei valori spirituali: possibilità e conflitti” è stato il tema del 6° incontro di vescovi africani e tedeschi, che si è svolto ad Accra, Ghana, dal 10 al 15 ottobre scorso. E il 10 novembre si aprirà a Roma (fino al 13) il simposio tra vescovi europei ed africani, organizzato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) e dal Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam), con il patrocinio della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli. Saranno presenti vescovi provenienti da 30 Paesi europei e 32 africani; delegati di circa 20 organismi di solidarietà, rappresentanti di 7 dicasteri vaticani, delegati degli organismi ecclesiali continentali di Asia, America Latina e America del Nord: per la prima volta si registra una presenza così alta. Presentiamo una sintesi degli interventi all’incontro di Accra. L’Africa e il pluralismo religioso. “Noi vescovi africani veniamo in Europa per vari motivi, ma il più delle volte per cercare sostegno finanziario. La vostra visita qui mostra che la Chiesa in Africa ha qualcosa da dare alla Chiesa in Europa” ha affermato nel suo discorso introduttivo John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja e presidente del Secam; e ha aggiunto “il futuro della Chiesa dipende da quanto noi prendiamo sul serio la prospettiva di un autentico scambio di doni”. Negli ultimi due decenni in particolare, milioni sono stati i musulmani africani emigrati verso l’Europa. L’esperienza del pluralismo religioso è nuova in Europa, mentre l’Africa ha vissuto questa situazione da lunghissimo tempo. In Senegal una positiva convivenza. Variegato è l’islam nei diversi paesi africani e pure lo stato delle relazioni islamo-cristiane. L’arcivescovo Théodore Sarr di Dakar, Senegal, ha raccontato alcuni aspetti della positiva convivenza tra il 10% di cristiani e il quasi 90% di musulmani: a livello di famiglie miste o di vicinato (donne musulmane cucinano per il pasto comune nelle grandi feste cristiane, per permettere alle donne cattoliche di partecipare alla messa), di impegno sociale (attorno alle Caritas) e politico, come gli appelli comuni dei vescovi e degli imam del Paese, in momenti delicati della vita del Paese. In Nigeria un po’ meno… Ben diversa è la situazione in Nigeria, come ha spiegato il vescovo di Kafanchan Joseph Bagobiri. Nel Nord del Paese un gruppo islamico violento e intollerante è cresciuto e negli ultimi 24 anni ha ripetutamente attaccato i cristiani, provocando numerose vittime, danni alle proprietà e profonde discriminazioni: dalla discriminazione sul posto di lavoro, al rifiuto di concessioni di terreni per i defunti cristiani, impedimenti per l’insegnamento della religione cristiana nelle istituzioni pubbliche… mentre d’altra parte vengono utilizzati fondi pubblici per promuovere l’islam e istituzioni islamiche. La situazione è stata ulteriormente peggiorata dalla recente introduzione della sharija politica in dodici dipartimenti del Nord, nonostante il fatto che la costituzione nigeriana, preveda la laicità dello Stato. Il Piano d’azione. Di fatto, come si legge anche nel “Piano d’azione” elaborato dai vescovi ad Accra, la Chiesa continua a sostenere che pre-condizione per una convivenza armoniosa di popoli di culture e religioni diverse” è un ordinamento dello Stato “che garantisca condizioni in cui tutti i credenti possano vivere liberamente la propria fede”. È per questo che i vescovi africani, pur ammirando “gli sforzi fatti dalla Chiesa in Europa, per assicurare agli immigrati di altre fedi le dovute attenzioni e cure istituzionali, essi continueranno a fare pressioni presso i governi dei Paesi d’origine di questi migranti, affinché lì vengano tutelate le minoranze religiose”. Non è uno scontro di civiltà. L’incontro in Africa è stata l’occasione per affermare il netto rifiuto dell’interpretazione secondo cui l’attuale situazione internazionale porterebbe a un inevitabile “scontro di civiltà” e per riaffermare il primato del dialogo come indispensabile via per la pace: “Abbiamo bisogno di un forum dove i musulmani possano parlare e i cristiani li ascoltino e rispondano, e viceversa” si legge nel comunicato conclusivo. Esistono molti ambiti in cui è possibile e necessaria la collaborazione islamo-cristiana: la salvaguardia dell’ambiente, la difesa della sacralità della vita umana, la lotta contro l’Aids, per la giustizia e la democratizzazione.