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“Prigionieri del tempo”. Si intitola così l’editoriale dedicato da Bruno Frappat ( La Croix, 20/10) a Christian Chesnot e Georges Malbrunot, presi in ostaggio in Iraq da due mesi. L’autore dell’articolo invita ad interrogarsi sui cosiddetti “effetti collaterali” della guerra, e fa notare come i due ostaggi francesi siano “ trasformati in oggetti di scambio e di negoziazione. Sottomessi alla buona volontà di gruppi più o meno fanatici”. “Quanto pesa l’opinione pubblica francese in questo dramma?”, si chiede poi Frappat, che osserva: “Il silenzio mantenuto da tre settimane sull’attività della Francia per far liberare due dei suoi è legittimo e onorevole. Si saprà più tardi se garantisce l’efficacia. C’è tuttavia un effetto secondario: esso ha comportato una sorta di ‘rimozione’ nell’opinione pubblica. Colloca questa presa di ostaggi nella durata, con il rischio di una terribile routine. I parenti delle vittime del rapimento rispettano la consegna della discrezione. I media non aggiungono nulla, limitandosi a tenere accesa una piccola fiamma di vigilanza”. Su Le Monde (20/10) continua, invece, il dibattito sulla Costituzione europea. Arnaud Leparmentier parla di un “divorzio fra Parigi e Bruxelles”, e spiega: “La fronda lanciata in Francia contro la Costituzione europea suscita l’incomprensione degli ambienti di Bruxelles. Molti squalificano Laurent Fabius accusandolo di basse manovre di politica interna. Al contrario, la disputa costituzionale rivela un disagio più profondo”. Secondo l’autore dell’articolo, infatti, “esistono due Europe, quella che si costruisce laboriosamente a Bruxelles e quella che immaginano numerosi francesi, soprattutto a sinistra. Tra questi due mondi, aumentano gli sfasamenti che minacciano la costruzione europea”. “Verso un Consiglio di Sicurezza più rappresentativo“: è il titolo di un articolo firmato da Karl Raiser sull’ Herald Tribune (21/10), in cui si prevede che “la riforma delle Nazioni Unite può non essere l’argomento più urgente in questi giorni, ma ritornerà ad occupare un posto centrale nell’agenda internazionale”. “Il Consiglio di Sicurezza – si fa notare a questo proposito nell’articolo -, come istituzione incaricata dalla Carta delle Nazioni Unite di occuparsi delle questioni di pace e sicurezza, è centrale per qualsiasi riforma dell’Onu. Solo quest’ultimo, infatti, può decidere o dare legittimità ad interventi umanitari, all’uso di sanzioni e della forza militare”. Dalle elezioni in Afganistan a quelle in Kossovo previste per sabato. Se ne occupa il quotidiano cattolico Avvenire (21/10) con un editoriale a firma di Vittorio E. Parsi che scrive: “Le elezioni kosovare sembrano fatte apposta – loro malgrado – per fossilizzare e al tempo stesso incanaglire odii e rancori… Se la componente etnica albanese, ampiamente maggioritaria nel Paese andrà in buona parte a votare, altrettanto probabilmente i serbi del Kossovo, dominatori e vinti di oggi, diserteranno in massa le urne”. Ricostruendo le vicende storiche della regione l’editorialista conclude: “La situazione in Kossovo è esplosiva… Si deve solo al sostanziale annichilimento della potenza militare e della capacità politica della Confederazione serbo-montenegrina se il conflitto non divampa di nuovo. Il che è avvilente dal punto di vista etico e da quello di una politica non chiusa agli ideali e al futuro”. Minaccia terroristica in Spagna. Ne parlano i giornali spagnoli dopo aver saputo che sono stati “detenuti 7 islamici che volevano far esplodere l’Udienza e il Tribunale superiore con 1000 chili di dinamite”, come titola La Razón (19/10). “Il supposto cervello dell’attentato è un membro del Gia (Gruppo Islamico Armato) fuggito in Svizzera”, aggiunge il quotidiano. La polizia ha detenuto le persone a Almeria, Valencia, Málaga e Madrid. Tutti sono algerini e marocchini. “Turchia, imprescindibile” è invece il titolo dell’editoriale di La Razón (del 21/10), che si augura “una Turchia stabile” come “elemento imprescindibile per la sicurezza in Occidente”. “È a rischio però – osserva – per l’integralismo islamico, che può allentare un processo di stabilizzazione dalle conseguenze pericolose”. “Terrorismo e delitti comuni” è invece il titolo dell’editoriale di El Periódico (20/10) in cui si osserva che “la congiunzione tra radicalismo islamico e delitti comuni non spiega alcune tesi di cospirazione”. Il giornale nota che “è logico che dopo la strage di Madrid, gli allarmi per futuri attentati si scatenino e si attui in forma preventiva”. Il quotidiano critica che prima dell’11-M di Madrid ci fosse stata una “catena di errori”. Il rapporto dell’Europa con Cuba è un altro tema della settimana sui giornali iberici: “L’Ue incarica un’inchiesta agli ambasciatori sulla situazione dell’Avana per rivedere la politica nei confronti dell’isola”. L’ho rivela l’ ABC (19/10) che in prima pagina spiega: “esperti per l’America Latina dell’Unione europea hanno chiesto agli ambasciatori all’Avana un rapporto sulla situazione a Cuba, per discutere su queste basi della possibilità di rivedere la politica europea”. La prima richiesta viene dalla Spagna che “chiese di riesaminare le sanzioni diplomatiche a Cuba” così come “ristabilire il dialogo con le autorità”. La riunione del 16 novembre su questo tema chiarirà se “si sblocca o no il dialogo europeo con il regime cubano di Fidel Castro”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1334 N.ro relativo : 74 Data pubblicazione : 22/10/04