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La sapienza e l’accoglienza ” “

Recuperare la tradizione monastica per l’Europa moderna ” “” “

“Riappropriarsi delle origini per guardare al futuro con maggiore progettualità”. Alla vigilia della firma del Trattato costituzionale europeo che sancirà un’ulteriore svolta nella storia politica del Vecchio Continente, dopo quella dell’allargamento del 1 maggio scorso, dall’abbazia di Montecassino, fondata da San Benedetto, patrono d’Europa, giunge l’invito a non dimenticare “da dove siamo partiti”. “Non vogliamo essere nostalgici – dichiara mons. Bernardo D’Onorio abate di Montecassino, che ha promosso, il 23 e 24 ottobre, un convegno-testimonianza su “Vangelo e Regola benedettina: specchio della storia e delle identità europee” in occasione del 40° anniversario della proclamazione di San Benedetto patrono principale d’Europa – ma riappropriarci del senso autentico della storia. I monaci hanno insegnato il dialogo, hanno diffuso le arti, la storia, la ricerca, l’istruzione, promosso l’evoluzione della società attraverso nuove concezioni nel campo agricolo. Occorre, allora, rivalutare questa tradizione non per costruire muri ma ponti e archi di unione per rinnovare l’Europa”. All’incontro hanno partecipato alcuni abati delle principali abbazie europee che hanno tratteggiato le peculiarità del monachesimo dei loro Paesi e delle abbazie che dirigono. “I “In Francia il monachesimo ha giocato sempre un grande ruolo nella vita religiosa e sociale. Passati attraverso varie fasi storiche, contrassegnate, tra l’altro, da figure come san Benoît d’Aniane, dall’ordine di Cluny, dalla Congregazione di san Mauro, i monaci hanno trasformato i monasteri in centri di sapere e di diffusione religiosa fino a dare vita a vere e proprie città. Nei monasteri i potenti trovavano consiglio ed i poveri sollievo e accoglienza. Dai chiostri sono usciti grandi viaggiatori e storici come il Mabillon e nei chiostri hanno trovato luoghi di unione i cattolici quando la società francese viveva nel suo seno profonde spaccature… Oggi il monachesimo francese, caratterizzato da una maggiore vena contemplativa rispetto ad altri, continua ad operare anche fuori della Francia. Fondazioni sono state aperte in Lituania ma anche in Africa. Lo scopo è sempre lo stesso irrigare il cuore dell’Europa e ravvivare il dialogo con le Chiese d’Oriente perché il Vecchio Continente torni a respirare a due polmoni”. (Mons. Philippe Dupont, abate di Solesmes, Francia). “Il monachesimo in spagna ha dato 40 martiri alla Chiesa, a testimonianza del fatto che il chiuso del chiostro non tiene i monaci lontano dal mondo. Per sua natura le abbazie spagnole hanno giocato sempre un ruolo di coesione sociale incontrando spesso attacchi e persecuzioni, sfociate nel martirio. Durante il regime di Franco molti monasteri hanno dato accoglienza a riunioni di partito messi al bando, confermandosi come luoghi di incontro e dialogo civile e sociale… Ancora oggi le abbazie intrattengono rapporti e relazioni con università laiche e religiose con lo scopo di offrire spazi umani per vivere la pace, il silenzio e l’incontro con Dio. La vocazione del monastero è quella di diventare luce e testimonianza evangelica”. (Mons. Josep Maria Soler, abate di Montserrat, Spagna). “L’esperienza monastica in belgio si basa su alcuni punti saldi attinti direttamente dalla Regola benedettina: solidarietà, rispetto umano, cultura e accoglienza. Le abbazie hanno costruito l’Europa partendo da queste ‘pietre’ miliari. Per questo sono un modello di funzionamento democratico. Pensiamo che all’interno del circuito dei monasteri vigeva il libero scambio delle merci, nelle loro scuole venivano accolti alunni di diverse provenienze perché imparassero ad incontrarsi e scambiare idee e ciò accade ancora oggi per formare una mentalità europea tra i più giovani… L’abbazia di Maredsous, poi, è anche un esempio anche di gestione economica. Un rapporto sano con il denaro passa attraverso la divisione dei beni… L’Europa ha bisogno di spiritualità e dai monasteri può ripartire la ricerca di Dio, scopo unificante dei desideri dell’anima. L’Ora et labora (prega e lavora) può arricchire di un sano realismo e di equilibrio i bisogni spirituali e materiali dell’uomo europeo”. (Mons. Bernard Lorent, abate di Maredsous, Belgio).