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Un modello per il mondo ” “

Dopo la firma, inizia il processo di ratifica ” “” “

Una Costituzione per la pace; una grande occasione per rilanciare il processo di integrazione, avviato mezzo secolo fa con l’istituzione della Comunità economica europea; un impulso ulteriore al cammino dei Venticinque che, assieme, accettano la sfida della globalizzazione. La cerimonia della firma della Carta Ue, svoltasi venerdì 29 ottobre nella capitale italiana, ha rappresentato ben più di un passaggio formale verso l’adozione del Trattato fondamentale. S si allontana l’abisso delle guerre. L’appuntamento in Campidoglio a Roma si è rivelato un nuovo “punto fermo” nella storia dell’integrazione che, in questo periodo, conosce nuove difficoltà, fra cui quelle legate alla nascita della prossima Commissione di Bruxelles, ai negoziati per l’ingresso della Turchia, alla realizzazione di politiche di inclusione per gli Stati che hanno aderito lo scorso 1° maggio, alle risorse finanziarie per dar corpo all’allargamento. In un clima di ufficialità, con un protocollo rigido ma senza eccessivi fronzoli, sono risuonati gli interventi di alcuni leader politici, volti a sottolineare il legame con la lunga storia comunitaria e con i “padri fondatori” (Adenauer, De Gasperi, Monnet, Schuman, Spaak, Spinelli…), rivolgendo al contempo lo sguardo ai prossimi passi che attendono l’Ue. Secondo Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica italiana, l’Unione “con questo atto allontana definitivamente l’abisso delle guerre”, mentre l’Europa si conferma “vera comunità di popoli, spazio di pace e libertà” e quindi “un modello per il mondo”. Ciampi ha quindi invitato a una rapida ratifica e applicazione della Carta, la quale “aiuterà a maturare nei cittadini una solida coscienza europea”. La “follia” dei precursori diventa realtà. In una Roma “blindata” per ragioni di sicurezza, i rappresentanti dei 25, cui si aggiungevano quelli di Bulgaria, Romania, Turchia e Croazia (Paesi candidati o in attesa di diventarlo), hanno seguito un programma che prevedeva anzitutto alcuni discorsi di accoglienza, quindi la firma della Costituzione, per finire con la rituale foto di gruppo e il pranzo offerto dal capo dello Stato ospite. “Roma è orgogliosa di sentirsi la casa d’Europa”, ha affermato il sindaco Walter Veltroni. “Il futuro dell’Europa è anche nelle risposte che saprà dare – ha aggiunto il primo cittadino – ai giovani, agli anziani, gli ammalati, alle famiglie. Inclusione e giustizia sociale non sono parole vuote per l’Unione. Così come cooperazione, solidarietà e multilateralismo sono tra i nostri valori fondo”. La cerimonia è proseguita con il discorso di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio italiano, che ha insistito sul legame storico con la firma dei Trattati del 1957: “L’apparente follia dei nostri padri fondatori è divenuta una meravigliosa realtà”. Rafforzata l’identità europea. Dal canto suo Jan Peter Balkenende, primo Ministro olandese e presidente di turno del Consiglio Ue, si è chiesto se l’Ue rappresenti una minaccia per le identità nazionali che in essa convivono. “Sono in molti a porsi questa domanda; ma non è forse proprio grazie alla libertà e allo spirito di apertura in Europa, grazie ai contatti con gli altri, che possiamo scoprire chi siamo?”. Per il premier irlandese Bertie Ahern, alle redini del Consiglio durante lo scorso semestre in cui era stata approvata la Carta, “al centro della Costituzione troviamo le identità nazionali dei popoli d’Europa”. Nel sostituire “l’attuale groviglio di trattati, essa semplifica e chiarisce l’eredità degli ultimi 50 anni”. Josep Borrell, spagnolo, presidente dell’Europarlamento, ha aggiunto: “Quali che siano le sue carenze, questo progetto costituisce una tappa decisiva nella costruzione di una comunità politica”. Borrell ha definito positive “le accresciute competenze dell’Assemblea” e “la maggior vicinanza delle istituzioni comunitarie ai cittadini”. Ue più democratica, trasparente ed efficace. Per il presidente in carica della Commissione, l’italiano Romano Prodi, “con la firma della Costituzione i capi di Stato e di Governo danno prova di lungimiranza politica e si elevano al di sopra dei loro contingenti interessi nazionali”. L’Unione riafferma così “la sua originale forma di organizzazione politica per rispondere alla crescente globalizzazione, per promuovere i suoi valori ed esercitare il ruolo che le compete sulla scena internazionale”. Il presidente designato dell’Esecutivo, il portoghese José Manuel Durao Barroso, elencate alcune delle principali novità giuridiche inserite nella Carta, ha sostenuto che da essa nasce “una nuova Unione, più democratica, più trasparente, più efficace”.