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Europa: la terza classifica ” “di "Reporter senza frontiere"” “” “
Un questionario di 52 domande che permettono di valutare la situazione della libertà di stampa di un Paese: è quello che l’associazione ‘Reporter senza frontiere’ ha distribuito alle organizzazioni partner – 14 associazioni di difesa della libertà di stampa presenti nei 5 continenti -, alla sua rete di 130 corrispondenti e ad altri giornalisti, ricercatori, giuristi e militanti dei diritti umani, al fine di compilare la Terza classifica mondiale della libertà di stampa resa nota nei giorni scorsi. Nella classifica sono comprese 167 nazioni, mentre delle altre mancano informazioni. L’Asia orientale (Corea del nord, 167°posto; Birmania, 165°; Cina, 162°; Vietnam, 161°; Laos, 153°), si conferma per il secondo anno di seguito l’area dove la libertà di stampa è più minacciata, mentre la guerra in corso in Iraq dal marzo 2003, si sta rivelando, per chi fa informazione, il conflitto più micidiale degli ultimi anni: 44 reporter uccisi dall’inizio del conflitto. Tra i 20 Paesi meglio classificati, solo 3 non sono europei (Nuova Zelanda, 9° posto; Trinidad e Tobago, 11°; Canada, 18°). Tutti gli Stati membri dell’Unione europea, inoltre, risultano tra i primi 40 classificati. PRIMO È IL NORD. In testa alla terza classifica della libertà di stampa in generale e dell’Unione europea in particolare, si trovano i paesi dell’Europa del nord: Danimarca, Finlandia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi. Fanalino di coda risultano essere, invece, Italia e Spagna, ex-aequo al 39° posto. Se la Spagna deve la sua posizione “alla ripresa della campagna terroristica dell’Eta contro i giornalisti che non condividono la sua visione su i Paesi baschi o sulla politica internazionale e alla manipolazione dell’informazione in occasione degli attentati dell’11 marzo 2004”, quella dell’Italia deriva da “il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, allo stesso tempo presidente del Consiglio e proprietario di un impero mediatico”, che “continua a pesare sull’indipendenza del settore radiotelevisivo” e anche dal moltiplicarsi di “violazioni del segreto delle fonti giornalistiche”. Le tensioni indipendentistiche in Irlanda del Nord, dove i giornalisti vengono continuamente minacciati da gruppi paramilitari, portano il Regno Unito al 28° posto della classifica della libertà di stampa, mentre i recenti Giochi olimpici, con il moltiplicarsi degli ostacoli per i giornalisti durante il loro svolgimento, hanno causato l’attribuzione alla Grecia del 33° posto. Il Belgio, dal canto suo, è scivolato al 22° posto della classifica per un grave caso di violazione della protezione delle fonti di un corrispondente della stampa estera. I NUOVI ARRIVATI E GLI ASPIRANTI. I nuovi 10 Paesi dell’Ue sono stati giudicati generalmente rispettosi della libertà di stampa ma alcune legislazioni conservano le pene detentive per i reati a mezzo stampa. La Polonia, che occupa il 32° posto, ha condannato un giornalista a 3 mesi di carcere senza condizionale per il reato di diffamazione a mezzo stampa e la pena detentiva è stata scongiurata solo grazie alla mobilitazione nazionale e internazionale. La Romania, Paese candidato all’ingresso in Ue, registra una cattiva classificazione al 70° posto e così pure la Serbia-Montenegro (77°) dove, un giornalista che indagava su alcuni casi di corruzione nei quali era implicato il primo ministro montenegrino, è stato assassinato. Lo sforzo di adeguamento sul piano legislativo compiuto dalla Turchia (113° posto), nella prospettiva della sua adesione alla Ue, non ha avuto significative ripercussioni sulla libertà di stampa: “il numero di violazioni registrate nell’elaborazione di questa classifica mondiale, non è significativamente diminuito nel corso dell’anno preso in considerazione”. FUORI DAI CONFINI. Secondo gli osservatori di Reporter senza frontiere, in merito alla libertà di stampa in Russia (140° posto), “il totale controllo esercitato dal Cremino sulle televisioni nazionali è stato illustrato in maniera palese dalla copertura giornalistica, parziale e non obiettiva, della tragica vicenda degli ostaggi di Beslan, in Ossezia del nord. In quell’occasione, a numerosi giornalisti russi e stranieri è stato di fatto impedito di lavorare e la censura sulla Cecenia si è estesa fino alle repubbliche vicine”. In Ucraina (138°), la prospettiva delle elezioni presidenziali dell’ottobre scorso ha fatto registrare la censura di giornalisti vicini all’opposizione e di media esteri, con un numero notevole di aggressioni ai giornalisti stessi. Si conferma, infine, la grave violazione della libertà di stampa in Bielorussia (144°) dove, perdurando il regime del presidente Alexandre Loukachenko, in vista delle elezioni legislative e del referendum dello scorso 17 ottobre, il ministro dell’Informazione ha chiuso o sospeso una dozzina di giornali indipendenti.