“Bush è in testa, ma non ancora rieletto”, è il titolo di apertura di Le Monde (4/11), che non concede ancora ufficialmente a Bush la vittoria perché “il risultato finale è sospeso per la verifica dei voti dell’Ohio”. A questo proposito, il quotidiano francese annota: “Questa incertezza farebbe credere a un imbroglio giuridico della stessa natura di quello che gravava sulla Florida nel 2000”. Come nelle precedenti elezioni, è l’analisi di Le Monde, “il paese è diviso da una parte tra gli uomini, i bianchi, i rurali, le persone anziane e i religiosi praticanti, che hanno votato per George Bush, e dall’altra le donne, le minoranze etniche, i cittadini, i giovani e i non credenti, che hanno scelto plebiscitariamente John Kerry. Gli americani sono profondamente divisi sui valori, ma anche sulla guerra in Iraq e sull’economia. Sola differenza, i repubblicani sono riusciti ancora una volta a mobilitare il loro elettorato più di quanto non abbiano fatto i democratici”. “Kerry concede completamente le elezioni a Bush”. È il titolo con cui l’ Herald Tribune (4/11) saluta la vittoria di George W. Bush alle presidenziali americane, e la sua riconferma per un altro quadriennio. “Dall’inizio alla fine commenta Todd S. Purdum analizzando il voto questa elezione ruotava intorno a George W. Bush, ed egli può rivendicare che questa vittoria ha giustificato la sua politica, la sua tenacia, le sue qualità personali e la sua strategia politica. Ha scommesso che gli elettori avrebbero condiviso un traumatico attacco terroristico e lo stare in guardia per due guerre, e ha vinto”. “Un voto con implicanze culturali” è l’editoriale che il quotidiano cattolico italiano Avvenire (4/11) dedica alle elezioni Usa. Scrive Marco Tarquinio: “Le dimensioni del voto espresso dai cittadini degli Stati Uniti sono una buona notizia per tutto il mondo… Nella più grande democrazia del nostro tempo segnato dall’incubo del terrorismo e della guerra milioni e milioni di cittadini si sono ancora una volta liberamente recati alle urne… dimostrando che lo spettacolo sereno e coinvolgente di un grande popolo che vota può fare per la causa dell’esportazione della democrazia assai di più dei tentativi di impiantarla per forza… e consegnando alla storia un verdetto incontrovertibile”. Per l’editorialista “se non ci fosse stata una simile mobilitazione la riconferma di Bush sarebbe stata solo una vittoria. Così, invece, ha paradossalmente finito per assumere la dignità di un riscatto culturale sul quale bisognerà riflettere”. I cittadini degli States “hanno mostrato di essere preoccupati per la tenuta di un sistema di valori non transitori… su tutti quello della libertà che si coniuga con la vita e la famiglia”. Le elezioni presidenziali Usa dominano le pagine anche dei quotidiani tedeschi. Di una “ battaglia culturale in America” scrive Matthias Rüb sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (4/11): “ Il nuovo presidente deve essere realmente un unificatore e non un divisore. È un obbligo che il presidente americano ha non solo nei confronti del suo popolo, ma anche del mondo“. Dieter Ostermann sulla Frankfurter Rundschau commenta: “ L’America, divisa in due grandi blocchi sociali, ha scelto la sua anima conservatrice. La nazione è divisa più sul piano culturale, che su quello politico. I candidati Bush e Kerry hanno impersonato questa profonda divisione. Negli ambienti rurali-credenti, per gli elettori è più importante essere d’accordo con Bush sulle grandi questioni sociali, piuttosto che sui dettagli della sua politica. La sua campagna elettorale era orientata completamente verso questa clientela. Ed è possibile che sia stato un fattore decisivo“. “ Adesso, Bush ha una grande responsabilità“, annota Torsten Krauel su Die Welt. “ Unificare un Paese, dargli un nuovo senso della misura e della moderazione: proprio lui. Ma il suo partito potrebbe ritenere che una politica estrema possa garantirne il futuro. Ciò rappresenta un grosso rischio per il secondo mandato. Bush potrà ritenersi al sicuro, solo se sarà in grado di domare i repubblicani più scatenati. Dio è anche con i democratici: un fatto, che alcuni sostenitori di Bush accettano con difficoltà. Ma è l’unico modo per far sì che l’America ridivenga una nazione orgogliosa della sua unità senza comparti politici, che oggi la dividono in modo così infelice“.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1338 N.ro relativo : 78 Data pubblicazione : 05/11/04