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Educazione civica, Turchia, ” “relazioni Chiesa-Stato” ” tra i temi di "Europe infos"” “” “
All’importanza di “sviluppare la cittadinanza europea” è dedicato l’editoriale del numero di ottobre di “Europe infos”, mensile della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe), nel quale NOËL TREANOR, segretario generale Comece e direttore della rivista, ripropone il tema della “responsabilità cristiana per l’avvenire dell’Europa”, già “leitmotiv dell’Esortazione apostolica ‘Ecclesia in Europa’”. “I cristiani afferma Treanor hanno un ruolo vitale per dare un’anima al concetto di cittadinanza europea”, che, a dieci anni dal Trattato di Maastricht che lo ha introdotto, “è compreso nel suo significato soltanto dal 33% dei cittadini Ue”, come emerso da un recente sondaggio Eurobarometro. Oltre alla riflessione di Treanor, presentiamo alcuni tra i diversi temi trattati nella rivista, mentre si avvicina la sessione plenaria d’autunno della Comece in programma a Bruxelles il 18 e 19 novembre. ESSERE CITTADINI EUROPEI. La libera circolazione dei cittadini e il diritto di voto e di candidatura negli Stati di residenza sono tra “i passi più significativi” del processo volto a porre le fondamenta della “cittadinanza europea” annota il direttore di “Europe infos”, eppure “l’inchiesta di Eurobarometro pone in evidenza la necessità di assumere delle iniziative complementari per favorire il sentimento di cittadinanza europea”. Per Treanor “un corso di educazione civica istituito in tutte le scuole secondarie dell’Unione sarebbe estremamente utile per far conoscere le origini, gli obiettivi, le istituzioni e le realizzazioni politiche dell’Ue”. Oltre a ciò, “ogni cittadino, ed in modo speciale ogni cristiano, come sottolinea Ecclesia in Europa, è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità per l’avvenire” del continente. In particolare, specifica Treanor, “l’impegno ad essere informato, a prendere parte alle elezioni e ad alimentare nei cittadini l’interesse per il proprio patrimonio e per quello degli altri Stati membri, specialmente quello dei nuovi Paesi Ue”. IL CAMMINO DELLA TURCHIA. A seguito del parere positivo, se pure accompagnato da diverse raccomandazioni, espresso dalla Commissione europea lo scorso 6 ottobre sull’avvio dei negoziati di adesione della Turchia all’Unione europea, e in attesa della decisione definitiva del Consiglio europeo del 17 dicembre, prosegue al riguardo il dibattito “politico” in seno all’Europarlamento e alla stessa Commissione tanto che, osserva CLARE COFFEY, “il desiderio dell’Esecutivo che la discussione su questo dossier conservasse carattere ‘interno’ è stato vanificato”. Nel frattempo “la Turchia continua ad avanzare sulla via delle riforme presentando un insieme di proposte volte a promuovere le libertà civili e a proibire l’uso della tortura” ma per Coffey, “ancorché la questione non sia più quella di sapere se la Turchia diventerà membro dell’Unione, ma piuttosto in quali tempi ciò potrà avvenire”, “l’ultima sfida, e forse la più difficile, sarà quella di convertire l’opinione pubblica alla propria causa e trasformare in tal senso la volontà politica”. “Diventa imperativo come non mai conclude che l’Ue prenda seriamente in considerazione la questione turca”. COME SI COSTRUISCONO e quali caratteristiche presentano le relazioni tra Stato e Chiesa nei dieci Paesi entrati nell’Ue lo scorso 1°maggio? E’ l’interrogativo posto da ANNA ECHTERHOFF che distingue i casi di Cipro e Malta da quelli degli Stati dell’ex blocco sovietico. In questi ultimi, caratterizzati nel passato “da un sistema di repressione della Chiesa fondato sull’ideologia comunista”, negli ultimi quindici anni “si sono verificate significative trasformazioni giuridiche” che hanno riguardato “l’adozione di nuove costituzioni o la revisione di quelle in vigore”, oltre alla “conclusione di accordi con la Santa Sede”. Attualmente, osserva Echteroff, “i nuovi Stati membri tengono molto alla cooperazione tra la Chiesa o la comunità religiosa e lo Stato”, visibile, innanzitutto, “nel nuovo diritto matrimoniale che riconosce effetti civili al matrimonio religioso”. In generale la libertà religiosa e di coscienza è protetta da tutte le costituzioni nell’ex blocco sovietico, ancorché con diverse modalità; “garantita anche la libertà di culto – precisa l’autrice dell’articolo – fino a quando non lede i diritti altrui”. L’insegnamento della religione nella maggior parte dei Paesi dell’Est “non è obbligatorio, ma esiste un insegnamento religioso comune sotto forma di corso di etica”. A Malta, viceversa, annota Echteroff, “dove il cattolicesimo è religione di Stato, l’insegnamento della religione è obbligatorio nelle scuole e il matrimonio religioso è regolato secondo il diritto canonico”. Analoga la situazione di Cipro, a maggioranza ortodossa, in cui “le relazioni tra Chiesa e Stato si possono definire ‘un sistema di coordinamento'”.