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Il "Rapporto Kok" ” “presentato al Consiglio europeo” “del 4 e 5 novembre a Bruxelles” “” “
Attirare i “cervelli” investendo nella ricerca; facilitare la libera circolazione interna dei capitali e delle merci; creare un ambiente favorevole per le imprese; promuovere la formazione professionale dei giovani e un “invecchiamento attivo” per far evolvere il mercato del lavoro; incentivare le produzioni eco-compatibili. Sono queste le cinque proposte che emergono dal “Rapporto Kok”, presentato al Consiglio europeo del 4 e 5 novembre a Bruxelles, nell’ambito di un’ampia strategia per rilanciare l’Agenda di Lisbona. Temi sui quali Gianni Borsa, inviato del Sir a Bruxelles, ha raccolto alcune voci dei protagonisti. ECONOMIA COMPETITIVA, COESIONE SOCIALE E AMBIENTE. L’Unione aveva varato l’Agenda nel 2000, per fare della propria economia “la più competitiva al mondo, fondata sulla conoscenza, capace di uno sviluppo durevole, accompagnato da una crescita occupazionale, da una maggior coesione sociale e dal rispetto dell’ambiente”. Il Consiglio ha dunque valutato nei giorni scorsi le analisi effettuate da un gruppo di esperti europei, guidati dall’ex premier olandese WIM KOK, per verificare i risultati a metà percorso (il traguardo era indicato al 2010) ed eventualmente aggiustare il tiro. Decisioni operative in proposito sono rimandate al summit di primavera 2005. Secondo Kok, però, “bisogna agire assieme e bisogna farlo ora”. “Solo diverse iniziative e modifiche strutturali, legate tra loro, possono liberare il potenziale dell’economia dell’Unione”, che pure deve considerare l’accresciuta concorrenza sui mercati internazionali, il problema di una lunga recessione e il contesto mondiale carico di tensioni dovute al terrorismo e alle guerre. Dal canto suo JAN PETER BALKENENDE, attuale premier olandese e presidente di turno del Consiglio europeo, ha aggiunto nel corso del summit: “Per far crescere l’Europa sociale, occorre anche un’economia forte e competitiva. Al centro del nostro operare, ci deve comunque essere la solidarietà”. “NELL’UE BISOGNA SUPERARE IL METODO DELL’UNANIMITÀ”. Il vertice Ue era stato preceduto, nella mattina di giovedì 4 novembre, da un “rendez-vous tripartito”, tra presidenza del Consiglio, presidenza della Commissione e parti sociali (sindacati e associazioni imprenditoriali), per affrontare i problemi dell’economia, del lavoro e dello sviluppo. “Per raggiungere questi obiettivi è urgente superare nel Consiglio il metodo dell’unanimità. Se aspettiamo secondo il presidente della Commissione, ROMANO PRODI di mettere d’accordo 25 Paesi diversi, noi rimarremo bloccati e non riusciremo a operare alcuna riforma. Inoltre l’Agenda di Lisbona prevede precisi impegni di bilancio se s’intende procedere a favore degli investimenti per la ricerca, delle applicazioni tecnologiche, della valorizzazione delle risorse umane e per la sostenibilità ambientale”. IL PROBLEMA DELL’OCCUPAZIONE E LE DELOCALIZZAZIONI. “Il rapporto Kok ci sembra realistico ed equilibrato spiega l’inglese JOHN MONKS, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces-Etuc) -. Naturalmente c’è chi vorrebbe seguire certe strategie per ottenere i risultati contenuti nell’Agenda di Lisbona e c’è chi sottolinea altre priorità. Noi abbiamo ricordato i gravi problemi dell’occupazione, della qualità del lavoro, delle delocalizzazioni aziendali e delle riforme pensionistiche. Temi fra loro collegati”. I sindacati guardano con preoccupazione alla situazione economica americana, “all’indebitamento degli Usa, al valore del dollaro sulle piazze finanziarie. Per tutte queste ragioni spiega ancora Monks al Sir è necessario che la politica comunitaria si ponga alla guida e al servizio dello sviluppo economico, strettamente legato a quello sociale e alla difesa ambientale”. Il leader sindacale insiste quindi affinché “il dialogo e il partenariato sociale” siano “elementi costitutivi” dell’intera strategia dell’Unione. STABILITÀ DEI PREZZI, QUALITÀ DEI PRODOTTI, PROCESSI INNOVATIVI. La “fiducia dei consumatori”, la “stabilità dei prezzi”, la “crescita dei consumi” sono invece i punti essenziali che segnala JURGEN STRUBE, tedesco, presidente dell’Unione degli industriali europei (Unice), che aggiunge: “In tutto il nostro ragionare e operare dobbiamo sempre considerare che le economie sono interdipendenti, che abbiamo forti legami transatlantici, che dalla Cina e dall’Estremo Oriente giungono nuove sfide e agguerriti competitori. Serve uno sguardo planetario. Inoltre le nostre aziende devono rendersi conto che, per tutto ciò, è imperativo un miglioramento qualitativo dei nostri prodotti all’esportazione e anche un ammodernamento dei processi produttivi”.