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L’euroregione adriatico-ionica si affianca a quelle ” “del Baltico e del Mar Nero” “” “
La creazione di un”euroregione adriatico-ionica’ che possa agevolare il coordinamento delle attività di cooperazione tra i Paesi del bacino, che rappresenti un sostegno ad una gestione efficace delle risorse comuni e che assicuri le condizioni per uno sviluppo armonioso e sostenibile nell’area: questa l’idea che il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa (rappresentante 200 mila enti locali e regionali di 46 Paesi) e la Regione Molise (Italia), organizzatori della conferenza internazionale ‘Un’euroregione adriatica. Un contributo all’integrazione europea’ tenotas i a Termoli Campobasso-Italia) . U UN MARE INTERNO. “Il processo di costruzione europea ha ricordato GIOVANNI DI STASI, presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa avanza lungo due linee convergenti; la prima è quella interpretata dall’Unione europea, la seconda viene sviluppata dal 1949 da parte del Consiglio d’Europa, sulla base di strumenti giuridici internazionali, con l’obiettivo di rafforzare la democrazia, la pace, lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale nei paesi membri. Per favorire il processo di integrazione europea dei Balcani occidentali, i Paesi bagnati dall’Adriatico devono cooperare in modo stabile. Il lavoro comune di Paesi dell’Unione come l’Italia e la Slovenia, Paesi candidati come la Croazia e Paesi che vogliono entrare nella Ue come la Bosnia-Erzegovina, la Serbia-Montenegro e l’Albania, aiuta l’integrazione”. Per Di Stasi, negli obiettivi dell’euroregione “se il tema della tutela dell’ambiente assume carattere centrale, anche le altre materie di cooperazione individuate agricoltura, pesca, turismo e cultura, infrastrutture e trasporti dovranno essere trattate con un’ottica che privilegi la protezione delle acque e dell’ecosistema marino, la gestione integrata delle zone costiere, la diffusione di pratiche eco-sostenibili nella pesca, nell’acquacoltura e nell’agricoltura, la tutela del paesaggio, il rispetto di rigorose norme di sicurezza per le navi in transito”. L’euroregione adriatico-ionica può “contribuire a trasformare un’area debole dello spazio europeo in un’area produttiva, aiutando l’ integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione europea”. ALTROVE IN EUROPA. Altre realtà locali e regionali in Europa si confrontano con l’esperienza di ‘mari chiusi’, come quelle del Mar Baltico e del Mar Nero. “Qualsiasi città del Mar Baltico così come ogni altra città interessata allo sviluppo della regione del Mar Baltico ha raccontato VYTAUTAS JUODAGALVIS, vice presidente dell’Unione delle città del Baltico (Ubc), fondata in Polonia nel 1991 e comprendente 102 città delle 10 nazioni baltiche (11 dal prossimo anno con l’ingresso della Bielorussia) può diventare membro dell’Unione che ha lo scopo di promuovere e rafforzare la cooperazione e lo scambio di esperienze tra i Paesi dell’area”. L’Ubc ha numerose attività; coordina progetti e promuove scambi tra le città partner organizzando corsi e seminari e pubblicando newsletter. L’Unione ha 10 Commissioni di lavoro – sui temi, tra gli altri, della cooperazione economica, cultura, istruzione, informazione, turismo, progettazione urbana e 4 Coordinamenti in materia di giovani, donne, Unione europea e Agenda 21. Gode, inoltre, dello status di osservatore presso molti organismi internazionali tra cui il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa. “Parte dell’unicità del Mar Nero ha spiegato LUDMILA SFIRLOAGA, vice presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa risiede nel fatto che la sua superficie è 5 volte più piccola della sua superficie di drenaggio, che copre interamente o parzialmente il territorio di 20 paesi dell’Europa centrale e balcanica e di 2 dell’Asia. Per questo motivo, il Mar Nero è vulnerabile alle pressioni esercitate dalle attività economiche presenti sulle sue sponde e l’equilibrio del suo ecosistema dipende non solo dai Paesi costieri ma anche da quelli che non vi si affacciano direttamente”. “La maggior parte delle vie per il transito delle risorse energetiche dall’Asia centrale, dal Mar Caspio e dal Caucaso verso l’Europa ha proseguito – attraversa il Mar Nero. Nella parte meridionale, la Turchia può assicurare il collegamento con i porti mediterranei. La creazione di nuovi Stati indipendenti ha posto all’attenzione i problemi della transizione verso la democrazia e le difficoltà inerenti al consolidamento e alla stabilità dello stato di diritto. La democratizzazione e l’apertura dei mercati non possono svilupparsi in modo adatto senza soluzioni politiche che possono rispondere a queste tensioni. La cooperazione interregionale è necessaria”.