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La paura è una cattiva consigliera. La paura dei valori cristiani, che in alcuni circoli europei si è ultimamente manifestata, non porta da nessuna parte. E vale lo stesso per la paura dell’Islam. Cosi come per la paura che hanno oggi tanti europei, cristiani o no, che temono che possa venir meno l’evidente identità cristiana dell’Europa. Perché la paura impedisce di vedere la realtà. L’Europa ha un’eredità cristiana in realtà giudeocristiana; essa ne vive. Come vive anche dell’eredità pervenuta dalla Grecia, dalla Roma pagana, da Costantinopoli, dalle tribù germaniche, dall’Islam, dall’illuminismo. Quanto ai cristiani, la paura potrebbe impedire loro di vedere la realtà del progetto del Trattato costituzionale europeo e accorgersi che alcuni valori essenziali per i cristiani sono presenti in questo testo fondatore. Un riferimento è indubbiamente importante ma altrettanto lo è l’affermazione esplicita e completa di valori essenziali dal punto di visto cristiano come “la dignità inviolabile della persona umana”, “la pace, la giustizia e la solidarietà nel mondo” o il principio di sussidiarità, ispirato dirittamente dalla dottrina sociale cristiana oppure un alto livello di protezione sociale. Certo, rimane ancora tanto da fare poiché tali valori (che sono anche valori cristiani) passino dai testi alla realtà. Chi per esempio protesta oggi quando le autorità europee, in nome della libera concorrenza e dell’efficienza economica, denunciano gli accordi di Cotonou con i Paesi del Sud o prendono misure che portano numerosi europei alla disoccupazione? La difesa della famiglia e della vita si attua anche laddove altre vite sono frantumate, laddove delle famiglie vivono nella miseria. In realtà, sarà la testimonianza dei cristiani d’oggi, cosi come l’hanno fatto i vari De Gasperi, Robert Schuman o Adenauer ai tempi loro, a rendere l’Europa fedele ai valori cristiani. Questo suppone in primo luogo che la Chiesa continui a parlare e agire al servizio della società. In secondo luogo dobbiamo anche accettare che le nostre proposte siano discusse in modo democratico. Insomma, si tratta per noi di aprire a tutti, senza discriminazione, un cammino per vivere: l’esperienza dimostra che le proposte fatte in uno spirito fraterno, “perché gli uomini abbiano la vita” sono ricevute con gratitudine e attenzione. Esporre un crocefisso all’ingresso della “casa comune” Europa è indubbiamente importante e altrettanto importante è fare sì che quell’Europa viva della sua eredità cristiana. Occorre che ci siano tra quelli che abitano questa casa sempre più donne e uomini evangelici, capaci di vedere, al-di-là delle loro paure, i segni del tempo: tanti segni che dimostrano che lo spirito di Dio è al lavoro nella nostra Europa, alla luce del giorno o no, per una raccolta già ricca di frutti.