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Per un nuovo umanesimo ” “

Pastorale universitaria in Europa ” “” “

L’università in Europa è chiamata oggi ad evitare “due rischi contrapposti: o subire passivamente le influenze culturali dominanti, oppure diventare marginale rispetto ad esse”. È quanto si legge nei “Lineamenta” su “La pastorale universitaria in Europa”, elaborati dal Comitato europeo dei cappellani universitari su incarico del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee). “La pastorale universitaria contribuisce allo sviluppo della vita dell’università” e “all’elaborazione di un nuovo umanesimo integrale”, sono due tesi centrali del documento (presentato il 17 novembre alla stampa), in cui si ribadisce la “centratura personalistica e autenticamente umanistica della cultura” tipica della concezione cristiana dell’uomo, in un momento quale quello attuale in cui tale dimensione appare “marginale”, mentre prevale la riduzione della conoscenza “a ciò che è misurabile”. “Avviare un serio confronto tra la Chiesa e il pluralismo culturale e religioso”: questo, ha spiegato mons. CESARE NOSIGLIA , delegato del Ccee per la scuola e l’università, uno degli obiettivi dello “strumento di lavoro” – il primo del genere in Europa – che viene ora inviato a tutte le Conferenze episcopali d’Europa per una “consultazione di base” in vista della stesura definitiva (prevista entro l’autunno 2005). L LA CHIESA HA LA “RESPONSABILITÀ” DELLA CULTURA. L’attività di “inculturazione” della fede e di “evangelizzazione” delle culture “rientra a pieno nelle responsabilità della Chiesa, soprattutto nel contesto di una società secolarizzata qual è quella contemporanea”. Lo ha detto GIUSEPPE DALLA TORRE, rettore della Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta). “Al di fuori della tradizione cristiana non si può essere laici”, ha ammonito il rettore, facendo notare che oggi la famosa affermazione di Benedetto Croce (“non possiamo non dirci cristiani”) viene “specularmente” tradotta un un’altra espressione “di moda” che suona: “non possiamo non dirci laici”. Al contrario, nel nostro Continente – secondo Dalla Torre – “tutto parla di cristianesimo, nonostante i forti passi avanti compiuti dalla secolarizzazione”. Di qui il “particolare significato” che assumono oggi le università, “pubbliche o private, confessionali e laiche”, grazie a quella “provocazione” che “al loro interno le richiama continuamente ad una verifica delle proprie certezze, ad una messa in crisi della propria autoreferenzialità, ad un confronto serio e spassionato con altri saperi, e in particolare con quello teologico”. “Anche se nella Costituzione europea non è entrato il riferimento alle radici cristiane – ha aggiunto Nosiglia – queste radici ci sono e non si può non tenerne conto”, partendo proprio dalla capacità di “superare” l’idea della pastorale universitaria come “pastorale specialistica”, e trasformandola in “pastorale ordinaria di evangelizzazione e di promozione della cultura”. UN “RECUPERO DI IMMAGINE”. “Superare definitivamente la restrizione della pastorale universitaria a cura pastorale degli studenti nell’università, per restituirle la propria autentica fisionomia di momento specifico e saliente di pastorale della cultura; comprendere e attivare la pastorale universitaria come via privilegiata di prima evangelizzazione; delineare concretamente il rapporto tra i soggetti operanti a dimensione territoriale (parrocchia, prefettura) e quelli agenti direttamente nell’ambito dell’università”. Questi gli scopi principali del documento, in cui si auspica per gli atenei del nostro Continente “un recupero d’immagine faticoso ed esigente”, attraverso iniziative di “animazione culturale delle parrocchie”, “laboratori della cultura” nelle università, “progetti formativi e iniziativi culturali” che valorizzino il ruolo degli studenti. Sono più di 500 – ha informato mons. LORENZO LEUZZI, coordinatore dello specifico Comitato europeo, i cappellani universitari in Europa (di cui 139 in Germania, 81 in Inghilterra, 73 in Spagna). In Italia, dove su 226 diocesi circa 70 sono sedi universitarie (cui vanno aggiunte le sedi distaccate), i cappellani sono 90; in totale, nel nostro Paese si contano 76 atenei, di cui 14 non statali (ma il numero è in aumento, grazie a nuovi ingressi e alle università telematiche). “Tutelare e rafforzare la propria identità cattolica”: si può riassumere in questi termini, secondo don AUGUSTIN DEL AGUA, delegato nazionale di pastorale universitaria della Conferenza episcopale spagnola, il compito essenziale che gli atenei europei sono chiamati a svolgere, in un momento “particolare” come questo, “in cui la fede non ha un appoggio nella società” ed è minacciata dal relativismo. “La trasmissione del messaggio evangelico è particolarmente difficile nel mondo moderno”, come sottolinea di frequente il Papa, quando parla di “ambienti culturali frequentemente estranei a qualsiasi dimensione spirituale e di interiorità”. “Alle spalle, le rovine e davanti il vuoto”: don del Agua ha riassunto così la condizione dell’individuo post-moderno. Collaborare per permettere che ogni processo storico si diriga verso Dio non si scontri con l’uomo” è dunque la direzione verso la quale devono muoversi le università europee, dove è presente “la gran parte delle generazioni di giovani che in modo decisivo costruiranno il futuro della società”.