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Un ruolo centrale ” “

L’assemblea di Strasburgo e le altre Istituzioni comunitarie” “” “

Un Parlamento che interviene a tutto campo, accantonando ogni “complesso di inferiorità” rispetto alle altre istituzioni comunitarie e facendo risuonare la propria voce su i più svariati temi: dal varo della Commissione alle decisioni assunte dal Consiglio, dall’economia ai temi sociali, fino alla politica estera. L’impressione che emerge dopo la sessione plenaria di Strasburgo del 15-18 novembre muove in questa direzione, pur senza trascurare il fatto che l’Assemblea non si esprime all’unisono: le differenti posizioni fra le varie famiglie politiche fanno sì che il dibattito in aula riservi anche delle sorprese. Nuova Commissione: “Agire a favore dei cittadini”. “Tiriamoci su le maniche e cominciamo a lavorare”. Con queste parole José Manuel Durao Barroso, presidente eletto della Commissione Ue, ha concluso mercoledì il suo discorso di “investitura” davanti al Parlamento, che giovedì gli ha votato la fiducia (deputati favorevoli 449, contrari 149, astenuti 82). L’esecutivo prende il posto della formazione guidata per cinque anni dall’Italiano Romano Prodi e resterà in carica fino al 2009. Durante il suo intervento a Strasburgo, Barroso ha insistito “sulla necessità di una stretta collaborazione tra le istituzioni comunitarie”. “Dobbiamo costruire un partenariato – ha spiegato – per un’Europa prospera, pacifica e sicura. Occorre perseguire obiettivi che facciano la differenza nella vita quotidiana dei cittadini: bisogna scegliere la strada dell’innovazione, della formazione e dell’istruzione; serve un’economia forte, che è condizione essenziale per una maggiore coesione sociale e per difendere l’ambiente”. Ampio il dibattito fra gli europarlamentari, che in maggioranza hanno accolto con soddisfazione i cambiamenti apportati da Barroso alla sua squadra (sostituzione di tre commissari designati), dopo il mancato voto di fine ottobre; perplessità, invece, sono state espresse sulla permanenza al settore della concorrenza dell’olandese Neelie Kroes (conflitto di interessi). CompetitivitÁ, coesione, lotta all’immigrazione clandestina. Il Parlamento si è poi espresso su vari altri argomenti. Dopo aver seguito la relazione del premier olandese Jan Peter Balkenende, presidente di turno del Consiglio europeo, l’Aula ha adottato una risoluzione sulle conclusioni del summit di Bruxelles del 4 e 5 novembre. Confermato il sostegno alla Strategia di Lisbona, pensata per accrescere la competitività economica e la coesione sociale dell’Ue, i deputati hanno manifestato “forti perplessità” sui pochi passi avanti effettuati in questa direzione; l’indice è stato puntato sul “carente impegno degli Stati membri”. Il Parlamento chiede dunque “maggiori investimenti per le risorse umane, nella ricerca e nell’innovazione, per stimolare la crescita e l’occupazione, senza compromettere la stabilità e la sostenibilità delle finanze pubbliche”. A proposito dello Spazio di libertà, sicurezza e giustizia (perseguito mediante il cosiddetto Programma dell’Aia), si sottolineal’urgente necessità di ridurre l’immigrazione clandestina” mediante “una politica europea coerente e organica in materia di asilo e di immigrazione”. Molti i temi di politica estera affrontati dall’Emiciclo: sull’Iraq resta viva la preoccupazione in materia di sicurezza e circa lo svolgimento delle prossime elezioni. Netta la posizione sulla situazione a Cuba e in Cina: nel primo caso si chiede la “liberazione immediata di tutti i prigionieri politici”; ribadita inoltre la contrarietà alla revoca dell’embargo sulle armi alla Cina. Infine sono stati stanziati 259 milioni di euro a favore della comunità turco-cipriota, per “promuoverne lo sviluppo economico e sociale”. Stretto rapporto tra Europa e continente africano. “Noi africani ci auguriamo il pieno successo del processo di integrazione europea. Più il vostro continente sarà unito, pacificato e sviluppato, maggiore potrà essere il suo ruolo per la costruzione della pace nel mondo”. Thabo Mbeki, presidente del Sudafrica, è intervenuto durante la sessione parlamentare, ricordando i numerosi problemi che affliggono l’Africa: “Voi conoscete e sostenete il progetto di Unione africana, che sta muovendo i primi passi – ha detto il leader, ospite d’onore dell’Assemblea, che ricoprì la carica di vicepresidente con Nelson Mandela -. È una nuova Africa, che sta cercando di affrontare le grandi emergenze sociali ed economiche che colpiscono i nostri popoli. Noi dobbiamo porre fine alla oscena realtà della povertà, alla fame; e comprendiamo bene anche la questione delle emigrazioni, che portano i nostri concittadini sullo sponde dell’Europa”. Per tutto questo, Mbeki, ha insistito sulla necessità di “edificare sistemi politici democratici, rispettosi delle persone”; al contempo ha spiegato gli sforzi che si stanno facendo al fine di superare i conflitti regionali, ancora numerosi, citando, fra gli altri, i casi della Costa d’Avorio e del Darfur. “Noi intendiamo prendere in mano il nostro destino e ci aspettiamo attenzione e sostegno da parte dell’Ue, che per noi è un modello politico-istituzionale da imitare”. Il mediatore europeo I cittadini esercitano sempre più il diritto di rivolgersi al mediatore europeo, come dimostra l’aumento senza precedenti del 54% delle denunce presentate durante i primi dieci mesi del 2004 rispetto allo stesso periodo del 2003. “Sono fiducioso che l’aumento delle denunce rifletta la consapevolezza sempre maggiore che i cittadini hanno dei propri diritti e non un peggioramento dell’operato delle istituzioni dell’Unione” ha dichiarato il mediatore P. Nikiforos Diamandouros. Nella convinzione, tuttavia, che vi è sempre possibilità di miglioramento, il mediatore ha sollevato alcune questioni durante il dibattito sul suo Rapporto annuale 2003 nel corso della seduta del Parlamento europeo che si è svolta il 18 novembre a Strasburgo. Esse si sono concentrate su: MAGGIORE TRASPARENZA: “Non dovremmo sottostimare l’importanza della trasparenza per guadagnare la fiducia dei cittadini” dice il mediatore. Il Rapporto De Rossa manifesta a buon titolo preoccupazione su questo punto, riferendosi al fatto che la mancanza o il rifiuto di informazione costituisce tuttora l’oggetto della maggior parte delle denunce ammissibili presentate al mediatore. “E’ per questa ragione che, in risposta alla denuncia di un deputato europeo, non più tardi della settimana scorsa, ho fatto richiesta al Consiglio dell’Unione europea di riconsiderare il suo rifiuto di decidere di riunirsi in seduta pubblica allorché si tratta di agire in qualità di legislatore. La Costituzione per l’Europa prevede che il Consiglio si riunisca pubblicamente per esaminare e votare progetti legislativi. Poiché la Costituzione è già stata firmata da tutti gli Stati membri, i cittadini non dovrebbero più attenderne l’entrata in vigore per beneficiare di questo fondamentale passo in avanti in materia di apertura. Sono fermamente convinto che deliberare a porte chiuse – su questioni che toccano la vita quotidiana di noi cittadini – sia una posizione che non possiamo più difendere” afferma il mediatore. BUONA CONDOTTA AMMINISTRATIVA: Il Codice europeo di buona condotta amministrativa, approvato dal Parlamento europeo fin dal 2001, non è ancora pienamente applicato da tutti gli organismi e le istituzioni dell’Ue. “Mi preoccupa che l’esistenza attuale di molti e diversi codici i cui contenuti si accavallano, rende difficile ai cittadini la comprensione dei propri diritti” dice il mediatore. “Mi aspetto che la Commissione entrante si appoggi agli impegni dei suoi predecessori e cominci prontamente a lavorare su una legge amministrativa europea, il cui fondamento giuridico è posto nella Costituzione”.