REPUBBLICA CECA - SLOVACCHIA" "
Nel 1989 la rivoluzione di Velluto ” “” “
Una settimana dopo la caduta del muro di Berlino, il 17 novembre del 1989, la Rivoluzione di Velluto (senza spargimento di sangue) portò alla fine del sistema di matrice sovietica in Cecoslovacchia. A differenza del 1968 il movimento non fu fermato dai carri armati sovietici e così nel gennaio 1990, in quelle che furono le prime elezioni libere e democratiche del Paese, Václav Havel, ex dissidente e leader del movimento Carta 77 che guidava l’opposizione, viene eletto presidente. Il 1° gennaio 1993 avviene la separazione della Cecoslovacchia in due nazioni indipendenti: la Repubblica Ceca e la Slovacchia che il 1 maggio 2004 entrano a far parte dell’Unione europea. Il Sir ha intervistato mons. Jan Graubner , arcivescovo di Olomuc e presidente della Conferenza episcopale ceca ed il portavoce dei vescovi slovacchi, mons. Marian Gavenda . Cosa ricorda dei giorni della “rivoluzione di velluto” di 15 anni fa? “Soprattutto la gioia per la caduta del regime comunista, la grande speranza e le aspettative. Guardando indietro, oggi comprendiamo che sarebbe stato possibile assicurare talune cose più rapidamente e meglio. D’altro canto, abbiamo fatto molte cose da “dilettanti” e senza esperienze e preparazione particolari. Oggi siamo più preparati e siamo riusciti a realizzare molte cose: ad esempio nelle Chiese sono state istituite facoltà teologiche, seminari, centri pastorali; molti laici si sono uniti nel lavoro per la Chiesa, la Caritas ha preso forma”. Cosa resta oggi del comunismo? “Le conseguenze del regime comunista si vedono ancora oggi, soprattutto quando si uniscono al liberalismo. L’ateismo ha portato a disconoscere l’ordine naturale e i valori naturali. Prima, il diritto e la giustizia erano nelle mani del partito comunista; oggi sono nelle mani del Parlamento. E il Parlamento è influenzato dal principio dell’assenza di rispetto per la proprietà, per l’uomo e la sua dignità. Vuole decidere unilateralmente su verità e morale. Abbiamo leggi contro i crimini del comunismo; ma i comunisti sono in Parlamento e le televisioni danno loro spazio per la propaganda”. Il sogno democratico si è realizzato con l’ingresso nell’Ue? “L’ingresso nell’Ue rappresenta certamente un incoraggiamento e una grande certezza per la nostra giovane democrazia, che tuttavia è influenzata dalle posizioni di alcune persone del nostro Paese, secondo cui si tratta solo di una libertà senza disciplina e di uno spazio per avere vantaggi puramente personali. Le stesse persone accusano la Chiesa di totalitarismo quando essa si permette di levare la voce su questioni morali. D’altro canto, come cechi credenti, siamo sorpresi dal fatto che l’Ue, a maggioranza cristiana, non sia in grado di influenzare la politica e tutelare i valori cristiani. Da questo punto di vista ci saremmo aspettati un aiuto maggiore”. Cosa resta da fare nel processo di democratizzazione? “L’esperienza ci ha dimostrato che la democrazia è solo un metodo di governo che può funzionare solo se impiegata da persone di qualità. La sola democrazia non può però educare e senza educazione si prepara il campo ad un nuovo totalitarismo. Pertanto, in ciò vediamo il compito della Chiesa per la diffusione del Vangelo. Una buona educazione cristiana è in grado di preparare una democrazia durevole”. Il coraggio della Chiesa In quei giorni in Slovacchia l’unica resistenza era quella morale dei cattolici che alimentavano la speranza in un regime “non eterno”. Questo professavano le decine di migliaia di cattolici pellegrini ai santuari della Madonna di Levoèa e atín, dove arrivavano incuranti della polizia e dei rischi della persecuzione. Per non parlare della prima aperta manifestazione, il 25 marzo 1988, il famoso ‘venerdì santo di Bratislava’. A distanza di 15 anni appaiono sui giornali e sugli schermi televisivi sconosciuti ‘eroi’ e dissidenti. Il coraggio dei fedeli e il loro contributo oggi viene a malapena ricordato. E’ solo la memoria corta dei media? Oggi c’è addirittura chi rimpiange “la schiavitù dell’Egitto” e chi, si diverte, ad enumerare i problemi sorti dopo la fine del comunismo, dando colpa al cambiamento del regime invece di vedervi una possibilità di crescita democratica. Resta aperta una domanda: “che uso stiamo facendo della libertà riconquistata?”. Abbiamo così scoperto che il regime non era l’unico male e che non è bastato farlo crollare per guadagnare il paradiso sulla terra. Ma dopo quindici anni di fermentazione spirituale, politica e sociale, oggi penso che i cittadini della società slovacca e i fedeli della Chiesa siano più maturi per affrontare le sfide che la politica e la società pongono loro di fronte. Marian Gavenda Portavoce Conferenza episcopale slovacca