chiesa armena" "
La testimonianza di un popolo” ” disseminato anche in molti” ” Paesi d’Europa” “
“Al popolo armeno voglio dire innanzitutto il mio grazie per la sua lunga storia di fedeltà a Cristo, fedeltà che ha conosciuto la persecuzione e il martirio. Se oggi l’Occidente può liberamente professare la propria fede, ciò è dovuto anche a coloro che si immolarono, facendo del loro corpo una difesa per il mondo cristiano”. Così si espresse Giovanni Paolo II nel 2001 in occasione del 1700 anniversario del battesimo della nazione armena. Queste parole sono state ricordate nei giorni scorsi a Bologna (Italia) dal Patriarca di Cilicia degli armeni, NERSES BEDROS XIX. Parlando su “La Chiesa cattolica armena, esempio di fedeltà”, il Patriarca ha ricordato che l’Armenia è stata “la prima nazione cristiana al mondo: la sua conversione al cristianesimo risale al 301, però alcuni storici moderni la spostano al 314, cioè dopo l’Editto di Costantino”. La Chiesa armena cattolica oggi conta 119 membri del clero, 88 religiose e circa 450.000 fedeli (ma mancano statistiche precise), residenti per lo più nei Paesi dell’Europa orientale. Ci sono 7 seminari (3 maggiori e 4 minori), 1 Congregazione religiosa maschile e 1 Istituto patriarcale. La Chiesa armena cattolica ha inoltre eparchie (cioè diocesi), ordinariati ed esarcati in Libano, Siria, Egitto, Gerusalemme, Iraq, Iran, Turchia, Grecia, Francia, America del Nord, America Latina ed Europa Orientale. Ci sono anche centri di missione, senza gerarca armeno cattolico, in Italia, Polonia, Austria, Romania, Ungheria, Svezia ed Australia. LA STORIA DELLA CHIESA ARMENA. Nerses Bedros ha poi ripercorso le tappe della storia della Chiesa e del popolo armeno. Nel VI secolo, dopo il Concilio di Calcedonia, gli armeni conobbero lo scisma ad opera “di un monaco siriano, di nome Abdisció, che era monofisita, cioè professava una sola natura in Cristo”. Questi ingannò il clero e portò alla “separazione ufficiale della Chiesa armena da quella di Bisanzio e di Roma”. Rimase, comunque sia, “una corrente assai importante di vescovi, sacerdoti e popolo, fedeli alla dottrina calcedonese, soprattutto nell’Armenia minore” e, a partire dal XII secolo, “ci furono sforzi e progetti reali per sigillare l’unione ufficiale con la Chiesa di Roma”. Tutti questi tentativi di riunificazione però fallirono, finché, ha ricordato Bedros, “alcuni membri del clero e dei fedeli cattolici pensarono di ristabilire una gerarchia indipendente per la loro comunità, erigendo un ‘Catholicos Calcedonese'”. Questa ristrutturazione avvenne nel 1742 e primo Patriarca fu il vescovo di Aleppo, Abraham Arzivian, ma l’impero ottomano “riconosceva unicamente il Patriarca armeno dissidente di Costantinopoli e non Arzivian, che dovette fuggire in Libano, dove fondò il convento di Bzommar nel 1749, divenuto in seguito la sede patriarcale”. I cattolici in Turchia furono oggetto di persecuzioni: in particolare, nel 1827, “molti vescovi, sacerdoti e fedeli armeni cattolici furono mandati in galera, dove perirono quasi tutti”. LA COMUNITÀ ARMENA CATTOLICA fu riconosciuta nel 1830, sotto la pressione delle nazioni europee, dopo che “l’armata dell’impero Ottomano fu sconfitta in Crimea”. Seguirono anni di pace e “alla vigilia della prima guerra mondiale ha ricordato il Patriarca – si potevano contare nelle differenti province turche 18 diocesi con 150 chiese e cappelle, 110 posti di missione, 148 scuole per ragazzi e ragazze, 32 conventi e 6 seminari”. Inoltre, “per il servizio pastorale ed educativo c’erano 30 sacerdoti secolari, 120 regolari e 150 religiose”, oltre all’amministrazione apostolica della Russia e del Caucaso, l’arcivescovado di Lwow in Polonia, le missioni di Transilvania e Bucovina in Ucraina e Romania. Ma il Novecento riservava un nuovo calvario per la Chiesa armena, a partire dal genocidio del 1915: questo fu “perpetrato dai Giovani Turchi allora al potere contro tutti gli adoratori della Croce. Su una popolazione di 2 milioni e 600mila armeni nell’impero ottomano, quasi un milione e mezzo furono atrocemente massacrati”. Per i cattolici il martirio toccò a “8 vescovi, 111 sacerdoti, 53 religiose e circa 80.000 fedeli”, ma la stessa sorte colpì gli armeni protestanti e “in misura molto più grande” quelli apostolici. Dopo la guerra, poi, “le comunità dei Paesi sotto regime comunista furono distrutte e disperse”: l’amministrazione apostolica della Russia e del Caucaso nel 1920, gli arcivescovadi di Lwow, Transilvania e Bucovina nel 1946. UNA CHIESA CHE RINASCE. Oggi “la Chiesa armena ha 119 membri del clero, 88 religiose e circa 450.000 fedeli, ma lo scarso numero di sacerdoti e di religiose non basta per questo immenso apostolato”, che vede quasi 1.000 battesimi ogni anno. “Centinaia di migliaia di armeni cattolici, rimasti fedeli alla loro fede ha concluso il Patriarca aspettano pastori che possano annunciare loro il Vangelo di Cristo e amministrare i sacramenti”.