Il 63% delle vittime di offese ed abusi verbali dovuti all’appartenenza religiosa sono di religione cattolica, il 29% sono invece protestanti. È quanto emerge da alcune statistiche rese note dall’Ufficio della Corona (Crown Office) che riguardano i reati legati a violenza verbale contro minoranze religiose. “Dati spaventosi” è il commento del vescovo di Motherwell, mons. Joseph Devine, che in comunicato della Chiesa cattolica scozzese del 21 novembre, dichiara che “si tratta di una consolidata ostilità verso le minoranze religiose”. Il Rapporto rivela che questa nuovo genere di offesa sta registrando una crescita. Dalla fine di giugno del 2003 all’inizio di settembre del 2004 si calcola che siano state 450 le accuse di questo tipo e nello stesso periodo solo in un caso si è giunti al giudizio di una persona rea di aver offeso un musulmano. Diversamente da quanto si possa pensare le statistiche rivelano che coloro che offendono non sono giovani dai 13 ai 18 anni ma adulti di età compresa tra 21 ed i 40 anni. I casi più frequenti di offese e violenze verbali si registrano in occasione di marce, manifestazioni (15%) e di partite di calcio (14%). “Sono dati sconcertanti dichiara mons. Devine – Ma ciò che più colpisce è che i due terzi delle offese sono diretti ai membri della comunità cattolica che conta solo il 17% della popolazione. Questo ci rattrista molto”. Altro aspetto da sottolineare, per il vescovo di Motherwell, è che “gli incidenti che avvengono durante marce e parate contribuiscono in modo significativo alla diffusione del problema” che potrebbe essere, in parte, risolto, “limitando i cortei ad un mese l’anno, chiedendone l’autorizzazione alle Autorità almeno trenta giorni prima, e non una settimana, come accade oggi”. Dello stesso parere anche Peter Kearney, capo ufficio stampa dell’episcopato scozzese, per il quale “i continui attacchi alle scuole cattoliche, anche da parte di autorevoli commentatori, hanno creato un clima in cui l’anti-cattolicesimo è un atteggiamento ritenuto accettabile”.