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L’Ucraina, sull’orlo di una guerra civile. Secondo i dati ufficiali, il primo ministro ucraino filo russo Viktor Yanukovych è stato eletto presidente del Paese con un vantaggio minimo rispetto al suo avversario filo-occidentale – Viktor Yushchenko. I risultati definitivi della sua elezione, diffusi dalla Commissione elettorale, sono arrivati la sera del 24 novembre, scatenando una serie di manifestazioni di piazza da parte dei sostenitori del candidato uscente Yushchenko. È la prima volta dopo l’indipendenza che l’Ucraina vive un momento di così alta tensione. I manifestanti contestano la regolarità delle elezioni e non ne riconoscono i risultati. Tra di loro figurano anche i membri soprattutto studenti universitari e seminaristi della Chiesa greco-cattolica di Ucraina che si è schierata con un appello personale del card. Lubomyr Husar – al fianco del popolo della piazza. Si sono organizzati manifestazioni, incontri, dibattiti e veglie di preghiera. Un vescovo ha richiamato la popolazione a manifestare “tenendo lontano dai cuori ogni sentimento di odio, vendetta e rabbia”. L’Università cattolica di Lviv ha dichiarato ufficialmente di riconoscere Viktor Yushchenko, quale presidente dell’Ucraiana mentre la Commissione “Giustizia e Pace” della chiesa greco-cattolica ha chiesto aiuto alla comunità internazionale. “Chiediamo solidarietà a tutte le persone di buona volontà. Vi chiediamo di essere al fianco del popolo ucraino in questo momento. Vi chiediamo di esprimere una posizione forte in difesa della verità e dei fondamentali diritti del popolo”. La situazione. Yushenko ha accusato il potere centrale di preparare “un atto di forza” contro l’opposizione e in un messaggio indirizzato a “soldati, poliziotti, comandanti e capi delle forze armate e di sicurezza” di non “usare la forza contro il popolo”. Sulla questione è dovuto intervenire anche l’alto rappresentante dell’Ue per la Politica Estera, Javier Solana, che ha respinto le accuse lanciate da Mosca a seguito dei dubbi sul processo di votazione per l’elezione del presidente ucraino. “L’Unione europea è stata accusata di incitare alla violenza – ha detto Solana in un intervento davanti alla Commissione Esteri del Parlamento europeo – ma questa naturalmente è una cosa che l’Unione non ha mai fatto”. La voce della Chiesa. Un appello alla nazione perché sia ascoltato il popolo che manifesta “in maniera pacifica” e “in difesa dei suoi diritti costituzionali”. È stato lanciato il 23 novembre dal card. Lubomyr Husar a nome dei vescovi della Chiesa greco-cattolica di Ucraina, riuniti a Lviv in Sinodo. In un messaggio diffuso dalla agenzia di stampa cattolica “Risu”, i vescovi si schierano al fianco del popolo ucraino che è sceso in piazza “per difendere i suoi diritti costituzionali in maniera pacifica”. “È gente coraggiosa scrive il card. Husar responsabile, pronta a sacrificarsi. Dovrebbe essere onorata e la sua voce ascoltata, perché ‘la voce del popolo è la voce di Dio'”. Da qui l’appello ai nuovi responsabili governo: “Ci rivolgiamo a quelle persone che detengono il potere che gli è stato conferito da quello stesso popolo, chiedendo loro di non cedere ad alcuna tentazione in questo momento di profonda difficoltà, di non usare il loro ruolo, i mezzi della forza e le forze di sicurezza, per i loro interessi personali, contro il loro popolo. Le loro attività dovrebbero essere sempre utilizzate entro i limiti della legalità”. Nel suo messaggio alla nazione il card. Husar ricorda che fin dalla campagna elettorale, la Chiesa cattolica non ha mai parteggiato per nessuno dei due candidati alla presidenza ucraina. Aveva solo in un messaggio diffuso in modo congiunto con la altre chiese cristiane presenti in Ucraina richiamato ad una serie di “possibili violazioni” come “l’interferenza sulla libera espressione della volontà dei cittadini, l’informazione unilaterale, l’uso improprio delle risorse dello Stato, l’acquisto dei voti, la falsificazione dei risultati elettorali”. Nel suo appello, card. Husar chiede: “Non siamo stati testimoni di queste violazioni? Più volte il presidente dell’Ucraina ha pubblicamente dichiarato che le elezioni sarebbero state democratiche. È stato lui, in quanto garante della Costituzione dell’Ucraina, in grado di assicurarlo?”. Il card. Husar ha concluso il suo appello richiamando alla preghiera, “in questo difficile momento per il nostro Paese”, “ad uno ad uno il popolo, le famiglie, e l’intera nazione”. Nel presentare alla stampa il messaggio, il vescovo Stepan Meniosk, esarca di Donetsk e Kharkiv, ha detto: “Se stiamo tranquilli, rischiamo di rimanere schiavi per sempre”.