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Lo sguardo dei cittadini” “

Trattato costituzionale: ” “ne parlano anche diocesi ” “e altre realtà ecclesiali ” “

“Il Trattato costituzionale, firmato dai venticinque capi di Stato e di governo dell’Unione europea il 29 ottobre 2004 a Roma”, deve “ora essere ratificato in tutti gli Stati membri”, e “quale che sia il metodo che verrà adottato per la ratifica”” è importante che “il testo non diventi il trastullo o la vittima dell’agenda di un partito o di un Paese, né di un certo opportunismo politico”. È quanto afferma NOËL TREANOR , segretario generale della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece), nell’editoriale del numero di novembre di “Europe infos”, mensile della Comece e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe), di cui Treanor è direttore. “Il Trattato costituzionale non ha nulla di rivoluzionario – prosegue il segretario generale Comece – poiché deriva dai trattati esistenti”; tuttavia “il processo di ratifica deve servire a ricentrare lo sguardo dei cittadini su quella realizzazione politica unica che è l’Unione europea”. Oltre ad alcuni passaggi dell’editoriale presentiamo alcuni dei temi trattati nel periodico. TRATTATO E CITTADINI EUROPEI. Necessario, per Treanor, un ampio “dibattito pubblico”, non solo “per informare i cittadini sul contenuto e l’importanza del Trattato, ma anche per far loro comprendere il miracolo che costituisce l’Europa”. “Il progetto europeo – si legge ancora nell’editoriale – ha stabilito la pace tra le nazioni, creato un mercato unico e organizzato la distribuzione delle risorse e delle ricchezze tra i diversi Paesi membri, ma ha anche dato vita a delle istituzioni politiche in grado di realizzare tale progetto” ponendosi a servizio “dell’integrazione politica tra gli Stati, ma anche del bene comune europeo”. “Alcune diocesi ed organizzazioni ecclesiali hanno intenzione di promuovere Il dibattito sull’identità e i valori europei con incontri e pubblicazioni – conclude Treanor -; iniziative da salutare positivamente e da imitare”. NO ALL’EUTANASIA. “La creazione di centri per le cure palliative, la formazione specifica del personale di cura e la possibilità delle terapie a domicilio” sono tra i principali contenuti del nuovo rapporto che, su richiesta della Commissione questioni sociali del Consiglio d’Europa, il relatore Dick Marty dovrà presentare entro il 27 aprile 2005. Dopo il precedente, dello stesso relatore e datato aprile 2004, per KATHARINA SCHAUER il dibattito sull’eutanasia entra nella seconda fase presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’ Europa. “Il nuovo rapporto – osserva – raccomanda anche l’elaborazione di codici etici per i medici al fine di evitare l’accanimento terapeutico mantenendo il paziente in vita ad ogni costo”, ma suggerisce “ai governi degli Stati membri di riflettere sull’ipotesi di depenalizzare l’eutanasia” nel caso “il paziente ne faccia richiesta”. Schauer si sofferma sui rischi di “determinare la ‘volontà presunta’ del malato in base a sue dichiarazioni scritte o attraverso la scappatoia di un ‘rappresentante terapeutico”; soluzione, quest’ultima, che “potrebbe incoraggiare qualcuno ad arrogarsi il diritto di stabilire se la vita di un essere umano sia ancora degna di essere vissuta”. È urgente per Schauer una seria riflessione “sulla malattia e la morte”, così come “sui limiti delle risposte esclusivamente tecniche e mediche” e su come “‘accompagnare’ i morenti che spesso si trovano in condizioni di disumana solitudine”. TRA ORIENTE E OCCIDENTE. “Le relazioni tra l’Unione europea e l’Asia sembrano sane, solide e destinate a svilupparsi ulteriormente”. È quanto afferma CLARE COFFEY commentando la V Assemblea Ue-Asia che si è tenuta ad Hanoi (Vietnam) nello scorso ottobre e che ha visto la partecipazione di 39 Paesi europei ed asiatici. “L’Ue riconosce la necessità incontestabile di adottare una politica di partenariato e dialogo strategico con l’Asia”, continente in “piena espansione economica e politica a livello internazionale”. “Gli anni ’90 – osserva Coffey – hanno significato l’apertura di una nuova era per la diplomazia internazionale, gli scambi e la cooperazione” e fin da allora la Commissione europea aveva affermato “la necessità di ‘modernizzare’ le relazioni dell’Ue con l’Asia” attraverso uno specifico “quadro strategico”. “Potenziare i flussi commerciali e gli investimenti reciproci, contribuire efficacemente a ridurre la povertà della regione (dove si trovano i due terzi dei poveri del mondo, 800 milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno)”; promuovere nel continente asiatico “la diffusione della democrazia, del buon governo e dello Stato di diritto” sono i principali obiettivi di tale politica di cooperazione. Attualmente il 30% degli aiuti destinati all’Asia proviene dall’Ue.