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Non si perda tempo” “

Auspicata una rapida ratifica ” “del Trattato costituzionale” “

È complessivamente positivo il giudizio che il Comitato economico e sociale europeo (Cese) esprime sul nuovo Trattato costituzionale. Pur senza tacere i limiti del testo, l’istituzione consultiva che ha sede a Bruxelles sollecita “gli Stati a procedere rapidamente alla ratifica”, considerata una “scadenza determinante per il futuro della costruzione europea”. Patto di ferro tra istituzioni Ue, cittadini e Stati. Il Cese ha svolto la propria assemblea plenaria a fine ottobre. Ne è emerso un articolato documento dedicato alla Costituzione, che esordisce con l’invito ad accelerare l’iter di approvazione nazionale della Carta. Per questo obiettivo “è necessario spronare tutti a mettere da parte gli interessi personali, settoriali, professionali, locali e nazionali: il Trattato deve essere esaminato sotto il profilo del suo significato politico globale nel processo messo in moto più di cinquant’anni fa dai fondatori delle Comunità europee”. Nel pronunciamento, elaborato dal francese Henri Malosse, si legge ancora: “La Costituzione permette di sostituire ai Trattati esistenti un testo unico e completo che rende più comprensibile e accessibile a ciascun cittadino il funzionamento dell’Ue”. E “se il contenuto non è ‘rivoluzionario’ in senso stretto, la natura costituzionale del nuovo Trattato deve segnare una soluzione di continuità nella coscienza collettiva dei popoli europei in riferimento a un’aspirazione e a un destino comune”. La finalità più evidente del Trattato “è chiara: stabilire un’Unione politica a nome dei cittadini e degli Stati d’Europa”. Al centro delle aspirazioni dell’Unione “vengono poste le aspettative fondamentali dei cittadini europei. Molti gli aspetti positivi della Carta. Altri aspetti favorevoli vengono poi rimarcati: il miglioramento della legittimità democratica del processo decisionale; l’estensione delle competenze del Parlamento di Strasburgo come co-legislatore; il riconoscimento della “democrazia partecipativa come principio di funzionamento dell’Unione”; il “mantenimento di un dialogo più aperto e regolare con le associazioni rappresentative della società civile”; l’istituzione del diritto d’iniziativa popolare, mediante il quale un milione di cittadini che rappresentino un numero significativo di Stati “potranno invitare la Commissione a presentare una proposta legislativa corrispondente alle loro aspettative”. Inoltre “l’inserimento della Carta europea dei diritti fondamentali nel Trattato, riveste un’importanza significativa in quanto conferisce a tale Carta forza giuridica vincolante. In concreto, questo progresso significa che i cittadini beneficeranno di una migliore tutela giuridica”. Giudizio negativo sul voto all’unanimità. Ma il Comitato non intende tacere i limiti del testo, alla cui definizione si è giunti “pagando il prezzo di un certo numero di compromessi che costituiscono un indietreggiamento rispetto al progetto elaborato dalla Convenzione”. I dubbi segnalati nel documento (che assume la forma ufficiale di “parere” reso su sollecitazione del Parlamento), erano già stati espressi prima della firma della Carta a Roma dall’allora presidente del Comitato economico e sociale, il francese Roger Briesch. Con fermezza, l’ex sindacalista lorenese aveva puntato il dito soprattutto sul mantenimento del voto all’unanimità in alcuni settori importanti (politica estera, fisco, politica sociale, sicurezza comune, bilancio dell’Ue), con il rischio di bloccare le decisioni e le attività dei Venticinque. Briesch si attendeva anche qualche altro passo avanti in merito all’estensione dei poteri del Parlamento e riguardo le competenze del Cese. Rimane inoltre modesta “l’incisività della governance comunitaria in materia di politica economica e dell’occupazione, oltre all’assenza – si legge nel testo – di regole che prevedano la consultazione del Parlamento europeo e del Comitato stesso in questi ambiti”. Una donna alla guida del Comitato. Il Comitato ha recentemente eletto la nuova presidente dell’organismo, Anne-Marie Sigmund, austriaca, nata però a Bratislava, di professione avvocato, che ha confermato “l’impegno prioritario del Comitato per coinvolgere i cittadini in questa importante fase della vita dell’Unione, anche grazie a una intensa campagna di informazione”. Istituito nel 1957 dal Trattato di Roma, il Cese è un organo consultivo dell’Ue, “costituito – come afferma il Trattato di Nizza del 2001 – da rappresentanti delle varie componenti di carattere economico e sociale della società civile organizzata” offrendo “uno spazio privilegiato di rappresentanza, informazione ed espressione”.