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Nuovo ballottaggio” “il 12 dicembre” “
Non si placano a Kiev le manifestazioni popolari contro l’esito delle elezioni presidenziali che ha dato per vincente il candidato filo-russo, Victor Yanukovych. Per verificare la regolarità del voto è stata chiamata la Corte Suprema. Intanto il presidente ucraino uscente Leonid Kuchma si è detto pronto a organizzare un nuovo ballottaggio, il 12 dicembre, per la scelta del suo successore ma nelle regioni sud-orientali del Paese, storicamente legate alla Russia, si temono derive secessioniste. TRASPARENZA DI GOVERNO E RISPETTO PER IL POPOLO. Rispetto per la legge, trasparenza nell’azione di governo, libertà di parola e rispetto per la persona. È quanto chiede il card. LUBOMYR HUSAR, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, in una riflessione scritta dedicata al “Futuro dello Stato ucraino”. Husar contesta la regolarità delle elezioni presidenziali. “Constatiamo con rammarico scrive che nella seconda tornata elettorale, il popolo ucraino è stato privato del diritto a libere e giuste elezioni”. Il cardinale parla di “inganno, ingiustizia, abuso di potere e raggiro delle persone” e ricorda gli anni in cui l’Ucraina è stata sotto il regime sovietico. “Negli anni dell’indipendenza scrive Husar il popolo ha sperimentato per la prima volta la libertà e i fondamentali diritti umani. Oggi, nessuno può permettersi di privarlo di tutto questo”. In questi giorni, il popolo ha riscoperto “una profonda unità ed una grande solidarietà”, scrive il cardinale. “C’è chi ha dato vestiti a chi aveva freddo e cibo agli affamati: nessuno era straniero per nessuno”. “È in questo modo che una nazione afferma se stessa, una nazione che è stata divisa forzatamente per secoli ma non distrutta e che oggi si ritrova unita attorno ad un grande obiettivo”. Anche la Chiesa cattolica latina si è detta vicina al popolo e in un comunicato, mons. MARKIAN TROFIMJACK, ha chiesto alla comunità di unirsi nella preghiera per “tutti quelli che hanno sbagliato e per quelli che desiderano e cercano giustizia”. LA PREGHIERA DI TUTTI I LEADER RELIGIOSI perché l’Ucraina ritrovi finalmente la pace. È questo il filo conduttore in un panorama religioso (e cristiano) estremamente complesso, caratterizzato da una serie di divisioni all’interno delle chiese ortodosse ucraine: tra chi fa capo al Patriarcato di Mosca (Alessio II), chi si dichiara parte del Patriarcato di Kiev (Metropolita Filarete) e chi infine si definisce Chiesa autocefala (Arcivescovo Ihor Isichenko). Il Patriarca di Mosca, ALESSIO II ha scritto un telegramma al presidente uscente dell’Ucraina, Leonid Kuchma. “In questi giorni drammatici si legge nel testo – vorrei esprimere il mio sostegno per gli sforzi volti a riportare pace e accordo nella vita politica dell’Ucraina. Prego per il popolo ucraino, caro al mio cuore, perché i disagi che provano oggi, possano essere soddisfatti in modo pacifico e degno, su un solido fondamento giuridico, in accordo con la volontà del popolo e senza distruttive influenze esterne”. “So aggiunge Alessio II che è desiderio della maggioranza dei cittadini ucraini rafforzare il paese, preservarlo nella sua indipendenza ed originalità e mantenere relazioni di fraternità con la Russia”. Da qui un appello ai leader politici del Paese perché siano consapevoli della “responsabilità” che hanno nei confronti del “destino di milioni di persone”. Il Patriarca FILARETE, leader della Chiesa autocefala ortodossa ucraina (legata al Patriarcato di Kiev) ha invitato i suoi fedeli a pregare per la pace nel paese ed ha chiesto di indire nuove elezioni presidenziali. Filarete ha infatti sposato le posizioni dei manifestanti di Kiev. “Siamo testimoni ha detto in un’intervista alla Radio Era della rinascita della nazione ucraina. Ciò non vuol dire che prima la nazione non esistesse. Ma oggi possiamo parlare di una nuova rinascita”. Su richiesta dei suoi stessi fedeli, il Consiglio eparchiale della Chiesa ortodossa autocefala ucraina guidata dal vescovo IHOR ISICHENKO si è riunita in sessione straordinaria al termine della quale ha pubblicato una risoluzione. Nel documento la Chiesa riconosce come presidente Viktor Yushchenko (denunciando quindi le “grosse violazioni” con cui si sono svolte le elezioni), invita le comunità a pregare per l’Ucraina e a dare sostegno pacifico alle manifestazioni nel Paese, scongiurando “la minaccia di una aggressione militare da parte della Russia”. Anche HRYHORII KOMENDANT, presidente dell’Unione ucraina degli evangelici battisti, ha invitato in un comunicato a pregare per il Paese. “Il potere della preghiera si legge nel testo può cambiare in meglio non solo la vita delle persone ma anche il destino di un paese”. Singolare infine l’iniziativa della principale SINAGOGA DI KIEV che ha distribuito cibo e bevande calde ai manifestanti per le strade della capitale grazie da una raccolta di soldi promossi dalla comunità (circa 25 mila Euro).