La “questione ucraina”, nel giorno in cui i due leader (vincitore e vinto) hanno trovato un accordo per tornare al voto, attira ancora l’attenzione dei principali quotidiani internazionali. “I leader politici ucraini scrive ad esempio Judy Dempsey sull’ Herald Tribune (2/12) hanno raggiunto un tentativo di accordo mercoledì notte per risolvere i risultati contestati delle elezioni presidenziali, cercando di scongiurare lo spettro del collasso economico e una possibile spaccatura della nazione”. “Il risultato delle decisioni del Parlamento di mercoledì dipenderanno da Kuchma”, aggiunge l’articolista, sottolineando che “soltanto lui può permettere al governo di rimanere in carica per 60 giorni, durante i quali occorre formare un nuovo governo” . “L’Ucraina si prepara a tornare alle urne”, titola La Croix (30/11). Nell’editoriale, anche Bruno Frappat si sofferma sul ruolo del presidente uscente: “Nel momento in cui l’affacciamento progressivo delle frontiere in seno all’Unione europea esercita su ben due popoli una forza di attrazione, una forza inversa si esercita, si riguardo all’Unione che alle sue frontiere. L’europeizzazione, versione continentale della mondializzazione, fa nello stesso tempo paura e voglia”. “Il Partito Socialista e l’Europa: il voto che può cambiare tutto”: alla vigilia del responso del partito socialista francese sulla Carta costituzionale europea (poi rivelatosi favorevole), Le Monde (1/12) si interroga sulla reale portata del referendum, che “sarà seguito con la più grande attenzione nell’Europa a 25”, si legge nell’articolo di apertura, in cui sui aggiunge: “La maggior parte dei leader socialisti europei hanno invitato i militanti socialisti francesi a votare ‘sì’. Jacques Chirac osserverà ugualmente con il più grande interesse i risultati di questa consultazione, considerando che essa avrà una forte incidenza sul referendum nazionale, che avrà luogo nel 2005 sullo stesso argomento”. Anche la stampa tedesca continua ad occuparsi del caso Ucraina alla luce degli effetti sui rapporti con la Russia. Sulla Frankfurter Rundschau (1/12), Knut Pries scrive: “ Il destino dell’Ucraina non riguarda solo l’Ue e il suo Paese membro più grande, la Germania. Esso ha un significato speciale anche per la politica di Schöder nei confronti della Russia e del suo presidente Putin […] Con atti e parole, il cancelliere ha garantito che il pallido signore del Cremlino è veramente un democratico puro“. Su Die Welt, Alexander Gauland analizza l’ipotesi di una scissione dell’Ucraina e le sue conseguenze: “ Solo se la Russia avrà la sensazione di occupare un posto in Europa pur con la sua diversità, sentirà meno i dolori della perdita di Kiew e potrà respingere definitivamente l’eredità sanguinosa di Lenin e di Stalin. Non solo Leopoli e Kiew, anche S. Pietroburgo e Nischni Nowgorod appartengono all’Europa“. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung si legge: “ Le possibilità che Berlino o Bruxelles possano agire su Mosca sono limitate. Tanto più importante è perciò presentare la propria posizione in modo chiaro e inequivocabile, poiché tacere o usare la retorica del parternariato vengono interpretate come incoraggiamento o addirittura come un indietreggiamento. Gli europei occidentali difenderanno al meglio i propri interessi politici ed economici nei confronti della Russia con la coerenza e la fermezza. Berlino – e anche il cancelliere – hanno un ruolo speciale: la Germania è infatti il partner commerciale europeo più importante della Russia […] Se vuole veramente modernizzare la Russia, Putin ha bisogno dell’appoggio dell’Occidente, anche da parte della Germania“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1346 N.ro relativo : 86 Data pubblicazione : 03/12/04