sicurezza e cooperazione" "

Il dovere del dialogo” “

L’incontro Osce a Sofia” “” “

“La comunità internazionale non soltanto può, ma deve sentirsi impegnata a favorire la via del dialogo e della soluzione pacifica delle controversie”. Ne è convinto mons. Giovanni Lajolo, Segretario per i rapporti della Santa Sede con gli Stati, intervistato da Iva Mihailova corrispondente Sir dalla Bulgaria in occasione del 12° incontro dei Ministri dell’Osce del 6 e 7 dicembre a Sofia. Dagli anni ’70, quando è nata l’Osce, la situazione mondiale è molto cambiata. La Santa Sede, che vi partecipa fin dall’inizio, come vede il futuro di quest’Organizzazione? “La questione del futuro dell’Osce è molto attuale e su di essa i Paesi membri si stanno confrontando ormai da qualche anno. La Santa Sede ha sottolineato più volte come l’Osce abbia contribuito in modo speciale a far crescere fra gli Stati partecipanti – e nell’intera comunità internazionale – la fondamentale consapevolezza che la pace fra i popoli non dipende soltanto da fattori politico-militari; la pace dipende non meno dal rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, come pure dalle condizioni economiche ed ambientali in cui vivono i cittadini. La Santa Sede è convinta che, per affrontare in modo adeguato le sempre nuove sfide della pace sia necessario che gli Stati partecipanti riconoscano, anzitutto, la perdurante attualità dei principi fondamentali che hanno guidato il processo di Helsinki e che si sforzino di rispettarli con sempre maggiore coerenza. L’eventuale rafforzamento politico ed economico dell’Organizzazione, non deve andare in alcun modo a detrimento della dimensione umana e, dunque, dell’impegno dell’Osce in favore della libertà religiosa e degli altri diritti umani fondamentali”. L’Osce può contribuire a cercare vie di soluzione per crisi come quella dell’Ucraina? La Santa Sede ha una posizione o proposte sull’argomento? “L’Osce è un foro di dialogo politico e di sicurezza molto importante per la regione euro-atlantica e l’Ucraina è uno dei suoi membri. È dunque naturale che a Sofia ci si confronti anche sui recenti sviluppi avvenuti in quel grande Paese e non sorprende che proprio in questi giorni l’Osce abbia chiesto che, durante le prossime elezioni, i suoi osservatori possano svolgere in piena libertà la loro missione ed assistere anche allo spoglio dei voti. La Santa Sede è convinta che il “Decalogo di Helsinki”, nel quale sono contenuti i principi che debbono guidare i rapporti fra gli Stati membri, possa aiutare a raggiungere una soluzione pacifica e rispettosa della volontà del popolo ucraino”. Sulla scena internazionale il terrorismo continua a imperversare. Quali possono essere le principali sfide da affrontare per riuscire a combatterlo? “Le Nazioni Unite, ma anche altre Organizzazioni internazionali, sono molto impegnate ad affrontare questo fenomeno e hanno già elaborato importanti strumenti internazionali. Personalmente sono convinto che il terrorismo sarà affrontato con efficacia se si persegue un’impegnata concertazione multilaterale, rispettosa dei diritti umani fondamentali. Sappiamo anche che le cause del terrorismo sono molteplici: politiche, sociali, economiche e culturali. Non va dunque tralasciata un’azione a lungo termine, che operi con preveggenza e pazienza su tali fattori”. Scheda: cos’è l’Osce L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) è un organismo di sicurezza paneuropeo a cui aderiscono 55 Stati. È uno strumento fondamentale per il preallarme, la prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi e la ricostruzione postconflittuale nella sua regione. Tutti gli Stati che partecipano agli organi e alle attività dell’Osce godono di uno status paritario. Le sue origini risalgono al periodo di distensione dei primi anni ’70, quando fu creata la Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (Csce) per il dialogo e il negoziato tra Est e Ovest. Dopo oltre due anni di riunioni la Csce raggiunse un accordo sull’Atto finale di Helsinki, firmato il 1° agosto 1975. Tale documento conteneva una serie di impegni fondamentali su questioni politico-militari, economico-ambientali e relative ai diritti umani, che hanno stabilito i principi fondamentali (il “Decalogo”) per la condotta degli Stati nei confronti dei loro cittadini nonché fra di loro. Nel 1994 il Vertice di Budapest ha modificato la denominazione del Csce in Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.