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“Clima, guerra mondiale” è il titolo dell’editoriale, a firma di Bruno Frappat, che il quotidiano cattolico francese, La Croix (7/12), dedica ai mutamenti climatici. Argomento rilevante anche alla luce di un Rapporto di Météo France che, si legge, “indica che la temperatura media delle nostre mattine di estate potrebbe aumentare, da qui all’ultimo quarto di secolo dai quattro ai sette gradi. La canicola del 2003, in tal caso, potrebbe apparire come un ricordo di deliziosa frescura”. Riferendo della “nuova conferenza internazionale in corso a Buenos Aires – la decima del genere da quella famosa di Rio del 1992” Frappat ricorda il protocollo di Kyoto, “che entrerà in vigore il 16 febbraio 2005, grazie all’adesione della Russia” e che “prevede un gioco complesso di riduzioni programmate di emissioni di gas ad effetto serra” una sorta di “borsa di scambio tra buoni e cattivi alunni”. Ma, avverte, Frappat, “gli specialisti affermano che bisognerà andare oltre Kyoto se vogliamo ridurre fortemente l’emissione di gas. E questo non potrà essere fatto senza la pressione delle società sulle forze politiche ed economiche che si ingegnano a ritardare le scadenze”. Il “Punto di vista” del quotidiano Le Monde (9/12) è dedicato all’Europa, per la quale Edouard Balladur, già primo Ministro ed oggi presidente della Commissione affari estera dell’Assemblea nazionale, propone “un nuovo metodo”. Per Balladur “il Trattato che stabilisce una Costituzione per l’Europa è utile e rappresenta un progresso che giustifica la sua approvazione”. Tuttavia, aggiunge, “perché l’Europa a 25 e presto a 27, possa essere una vera potenza occorre riflettere. Gli Stati europei non possono avanzare sempre allo stesso ritmo e su tutti i temi. Ecco perché alcuni Paesi sperano di impegnarsi tra loro con forme di cooperazione ambiziosa in diversi campi. Tali iniziative hanno permesso in passato all’Europa di progredire e possono ancora farlo sempre che non diventino un fattore di divisione e di disordine”. Ciò che manca all’Europa oggi, afferma lo statista, “è un principio di organizzazione chiara per gestire questa diversità”. Un aiuto potrebbe venire allora dalle “cooperazioni specializzate” ovvero “quelle promosse su iniziativa degli stessi Stati membri nel quadro delle loro classiche relazioni diplomatiche senza applicare le complesse procedure del Trattato costituzionale”. Due le precauzioni: “sottomettere tali progetti alla Commissione e permettere anche ad altri Stati di aderirvi”. Avvenire (9/12), quotidiano dei cattolici italiani, dedica la sua apertura al Rapporto Fao 2004 e alla morte per fame di milioni di bambini nel mondo. “Prima che di ricette economiche o di soluzioni tecnologiche – scrive Gerolamo Fazzini – lo sviluppo si nutre di umanità. Non c’è alternativa. Pensare di eliminare la povertà senza assicurare centralità all’uomo è irrealistico e non conviene”. La stampa tedesca commenta la visita di Schröder in Cina e l’eventuale abolizione dell’embargo armi. Così scrive la Frankfurter Rundschau (6/12): “ Alla fin fine si tratta semplicemente del prezzo richiesto per quanto è offerto dalla leadership cinese: un comportamento favorevole durante la riforma dell’Onu, compreso il seggio permanente tedesco presso il Consiglio di sicurezza, relazioni economiche privilegiate; questo promette ufficiosamente Pechino. Ma per ottenere tutto ciò, i governi Kohl e Schröder hanno dovuto concedere una specie di divieto di parlare delle questioni dei diritti civili. È già troppo così“. Su Die Welt (7/12) , Herbert Kremp considera i risvolti economici della visita: “ Non senza ragione, il cancelliere visita la Cina per la sesta volta. anche Helmut Kohl aveva portato dietro di sé la scia di aziende, Helmut Schmidt aveva tracciato l’inizio. Gli europei, anche Jacques Chirac, esplorano il territorio, con una concorrenza spietata […] Ma cresce anche la preoccupazione: il 70 % degli americani che hanno perso il lavoro a causa del trasferimento delle imprese in Cina e in India, ne trova uno nuovo entro breve tempo. In Germania la percentuale è solo del 40%. Così il vecchio mondo patisce a causa di quello nuovo“. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (8/12) si legge: “ è un po’ buffonesco, quasi indegno, che leader politici europei facciano a gara per magnificare i prodotti “made in France”, “Germany” o “Italy” davanti ai potenti di Pechino; che promettano docilmente di impegnarsi per l’abolizione dell’embargo Ue sulle armi, ripetendo l’argomentazione ridicola, secondo cui l’embargo rappresenterebbe una discriminazione. […] La leadership di Pechino, che persegue una chiara politica di interessi e che gradisce essere blandita con la multipolarità, saprà ben usare la concorrenza intraeuropea a tutto vantaggio della Cina. Il cancelliere ha appreso che ci si adopererà per appoggiare una “responsabilità maggiore” della Germania all’interno dell’Onu. Il presidente italiano, anch’esso in visita, crede di percepire lo stesso per le ambizioni di Roma opposte a Berlino all’interno dell’Onu. La verità è che Pechino non parla né di diritto di veto né di seggio permanente. Attira, flirta e camuffa la sua politica economica con l’estero in una prospettiva strategica. C’è molto da imparare“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1348 N.ro relativo : 88 Data pubblicazione : 10/12/04