salesiani in europa" "

Dalla parte dei giovani” “

Un grande impegno educativo” ” e formativo” “

Quasi 300 scuole con una popolazione studentesca di 154 mila giovani; 117 centri di formazione professionale con 30 mila giovani apprendisti; 500 parrocchie; presenze tra oratori e centri giovanili di 200 mila tra ragazzi e giovani cui si aggiungono circa 5 mila giovani di pensionati universitari e convitti studenteschi ed altri 9 mila accolti in opere di promozione o recupero sociale: sono alcuni dei numeri dei Salesiani in Europa dove la congregazione conta 7.500 religiosi. Nei giorni scorsi i responsabili delle ispettorie del Vecchio continente si sono riuniti a Roma, alla presenza del Rettor Maggiore Don Pascual Chavez Villanueva per confrontarsi su quali sfide presenti l’attuale contesto europeo alla presenza salesiana. Abbiamo chiesto loro di parlarci della situazione e delle aspettative dei giovani dei diversi Paesi europei. Polonia. “La realtà giovanile – ha affermato Tadeusz Rozmus, ispettore della zona di Cracovia sud-est, una delle 4 ispettorie polacche – negli ultimi 10 anni è cambiata molto e cambia ancora rapidamente; i giovani acquisiscono i valori occidentali grazie all’influenza dei mass media e vanno verso l’uguaglianza dello stile di vita tra oriente e occidente. Un fatto normale e positivo ma ci sono dei pericoli cui fare attenzione nel lavoro educativo come la diffusione del materialismo e l’estendersi del consumo della droga”. “Gli ultimi 15 anni – ha segnalato Rozmus – hanno visto anche crescere il numero delle scuole salesiane che adesso sono più di 80: lavoriamo molto con insegnanti, giovani e animatori laici per fare di questi contesti non solo dei luoghi di istruzione, ma degli ambienti oratoriali dove i giovani si sentano accolti e trovino i mezzi per orientarsi nella nuova società che si sta formando anche in seguito all’ingresso nell’Unione europea, alla quale i giovani guardano molto positivamente e con speranza per il futuro”. Una autentica sfida è posta alle scuole professionali salesiane dal cambiamento del mercato del lavoro: “molte miniere di carbone fossile e le acciaierie dell’Alta Slesia, zona altamente industrializzata, sono state chiuse: ciò ha provocato grande disoccupazione e un riflesso sulle scuole professionali che devono ristrutturarsi e aiutare i giovani che vengono dal mondo operaio – nel quale molte professioni sono sparite – a orientarsi verso nuove professioni”. Importante per la promozione umana dei giovani, la formazione degli animatori: “a Cracovia i salesiani hanno aperto un Centro nazionale di pastorale giovanile dove i responsabili dell’animazione nelle varie ispettorie si incontrano per riflettere sulla situazione e preparasi bene ad affrontarla”. CROAZIA. Apertura ed interesse verso la realtà dell’Unione europea anche per i giovani croati: “C’è disponibilità ad entrare in processi che permettano di far parte di questa nuova realtà europea – ha raccontato Ambrozije Matušic, ispettore della Croazia -, pur non negando i problemi che nascono in questo momento storico dell’Europa nel quale nuove vie di incontro si aprono ma comportano anche difficoltà perché il cambiamento della realtà socio-politica si riflette nella vita personale e delle famiglie”. Uno dei problemi che affligge i giovani è, per Matušic, “quello del diffondersi di una mancanza del senso della vita a cui si contrappone, fortissima, l’esigenza di essere accompagnati, di vivere una esperienza umana positiva con qualcuno con il quale dividere ansie e speranze per la vita”. A questa domanda, i salesiani offrono i contesti accoglienti delle “scuole, che prima del crollo del comunismo non avevamo; dei centri giovanili, degli oratori e dei gruppi d’interesse che possono offrire risposte concrete ai bisogni dei giovani”. EUROPA ORIENTALE. “Molti giovani – ha affermato Henryk Boguszewski, ispettore per la zona che comprende Russia, Ucraina, Georgia, Lituania e Bielorussia – sono già in Europa. I confini geografici sono superati dai mass media e i giovani pensano in modo europeo. Anche i problemi sono gli stessi che in Europa: un lavoro per i giovani provenienti da famiglie povere che non possono assicurarne il futuro come fanno invece le numerose famiglie ricche che esistono, la droga, l’alcool, la perdita del senso della vita. Tra i giovani c’è la mentalità di ritenersi cristiani ortodossi anche se molti di loro non sono battezzati e non conoscono il proprio pope, ma sentono forte l’appartenenza legata alla tradizione e ai contesti familiari. Da alcuni anni in Russia è presente la chiesa cattolica e la stima per essa sta aumentando mentre diminuisce, anche a livello ufficiale, il timore del proselitismo che aveva reso difficili in passato i rapporti tra cattolici e ortodossi: i giovani, in particolare, sanno che la chiesa cattolica è un ponte tra la Russia e l’Europa”. C’è un “grande futuro per i salesiani in Russia grazie alla struttura dell’oratorio dove i giovani apprezzano lo stile di accoglienza loro riservato. Per il lavoro educativo è anche importante coltivare la dimensione del misterium propria della spiritualità ortodossa che permane nei giovani, nonostante il diffondersi della mentalità materialista occidentale”. Inghilterra. Più inglesi che europei: è come si sentono, per MICHEAL WINSTANLEY, ispettore per l’Inghilterra, i giovani inglesi nonostante pensino positivamente alla realtà dell’Unione europea. Le difficoltà dei giovani cattolici inglesi sono legate principalmente al contesto familiare sempre più spesso frammentato a causa delle separazioni tra i coniugi e alla pressione della società e della famiglia per avere “successo” nella scuola e nella vita. Di contro “c’è una grande generosità nei confronti dei coetanei e anche una diffusa esigenza di spiritualità”. Anche in Inghilterra i salesiani gestiscono delle scuole che fanno parte integrante del sistema scolastico perché sovvenzionate dal governo per cui devono seguirne le regole ma “c’è libertà di pregare, fare catechismo, evangelizzazione e per i ragazzi che non vanno in chiesa, la scuola è davvero la parrocchia dove proviamo a promuovere i valori del Vangelo”. Una particolare esperienza di “integrazione europea” è la comunità “Savio House Bullinghton”, vicino Manchester, che accoglie ragazzi dai 18 ai 25 anni e dove si avvicendano volontari e volontarie di diversa nazionalità che per 1-2 anni “vivono totalmente nella comunità religiosa: insieme si mangia, si prega, si gioca al calcio, si passeggia e si va a teatro. Un’esperienza che mette insieme varie culture e lingue permettendo ai ragazzi inglesi di conoscere mentalità diverse dalla propria”. Francia. Anche i giovani francesi “sono contenti di essere in Europa ma soprattutto in Francia perché essa garantisce molte opportunità in un contesto di benessere, sicurezza e libertà che altri Paesi non garantiscono”: è quanto ha affermato JOSEPH INISAN, ispettore per la Francia. Le esigenze dei giovani sono legate ai contesti familiari o alla loro mancanza, come nel caso dei giovani immigrati dall’estero. “Tutti cercano – ha proseguito Inisan – una riuscita nella vita ma le possibilità sono molto diverse. Anche quelli che riescono a compiere studi superiori non sempre trovano lavoro. Problema fondamentale è quale senso dare alla vita, quesito al quale spesso si risponde con la droga, l’alcolismo o addirittura il suicidio”. La sfida per le molte strutture salesiane francesi – tra le quali, opere di servizio educativo e sociale alle quali molti giovani vengono dati in affidamento dal Ministero della giustizia oppure dai servizi sociali e mass media cattolici – è “stare in mezzo ai giovani, introdurli alla scoperta e alla conoscenza dei valori nei quali crediamo noi stessi. Occorre attenzione ai loro bisogni non solo materiali e professionali, ma umani e, soprattutto, spirituali: in Francia si coglie una grande sete di spiritualità tra i giovani”. Spagna. Il compito della formazione è quello che impegna in modo particolare le ispettorie salesiane, oltre che della Francia, anche di Belgio, Portogallo e Spagna, come attesta FILIBERTO RODRIGUEZ, consigliere generale per la zona Europa ovest. In Spagna “esiste un autentico divorzio tra la chiesa istituzionale e la gioventù in generale, anche se ci sono gruppi che si impegnano a vivere la fede nel sociale e nel volontariato. Il governo socialista attuale spinge molto verso la laicità e confina la religione nel privato: è pericoloso perché c’è una rottura nella vita dei giovani che non sanno vivere una separazione che è propria degli adulti, molto più capaci di ipocrisia e di affermare in pubblico cose diverse da quelle vissute nel privato; i giovani sono coerenti e il laicismo toglie senso alla vita”. Quelli spagnoli sono “giovani europei che cercano la verità: per questo l’educazione è una profezia per noi salesiani”. “In Spagna i salesiani contano 80 mila allievi che, insieme alle allieve salesiane, arrivano a 130 mila. Inoltre, c’è “una organizzazione di centri giovanili molto forte. Gli animatori laici sono circa 10 mila, in Spagna e Portogallo, e sono la nostra forza per il futuro”. Italia. I giovani italiani, secondo EUGENIO RIVA, responsabile della ispettoria di Milano che comprende Svizzera di lingua italiana, Lombardia, Emilia Romagna, San Marino “vivono un momento di notevole trasformazione culturale, anche dal punto di vista del senso di appartenenza alla società e alla Chiesa. C’è una grande domanda di senso e una ricerca intensa di speranza cui spesso corrispondono risposte e soluzioni confuse. E’ necessario dare loro proposte intelligenti, ricche di valori, le uniche in grado di attrarre la loro attenzione”. In questi ultimi anni “è cresciuta molto la coscienza europea dei giovani, grazie anche ad alcune manifestazioni di carattere internazionale come le giornate mondiali dei giovani volute dal Papa e i tanti eventi legati alla vita civile”. Due, in particolare, le sfide per il progetto educativo salesiano: un supplemento di formazione “occorrono risposte a largo raggio nella scuola, nella formazione professionale, negli oratori, nella catechesi” e l’attenzione alle “povertà dei giovani italiani ed europei che vanno messe a confronto con quelle che i giovani vivono in altre parti del mondo fortemente disagiate”.