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Al bordo della strada?” “

La nuova Europa non può nascere senza l’apporto dei cristiani” “” “

Il 2004 è stato per l’Europa e per la Chiesa in tutto il Continente uno spartiacque molto importante. Il 1° maggio sono entrati nell’Unione europea dieci nuovi Paesi. Il 22 maggio i fedeli di otto Paesi dell’Europa centrale hanno partecipato ad un pellegrinaggio nel santuario mariano di Mariazell, in Austria, per fortificare e approfondire la loro fede. Credo che come la Chiesa in Slovenia così anche le altre Chiese locali potrebbero trovare innumerevoli argomenti per rendere grazie e per fare alcune riflessioni sul futuro. Alla luce degli eventi passati possiamo fare un esame di coscienza. Tutto ciò che abbiamo raggiunto e vissuto era anche buono? Nel programmare il futuro abbiamo forse dimenticato l’importante fondamento spirituale della casa europea, che ci offre il cristianesimo? La responsabilità che abbiamo davanti a Dio per noi stessi, per le famiglie, per le nostre Chiese e per i nostri Paesi ci obbligano ad una riflessione su come affrontare il futuro. Ci rendiamo conto che noi cristiani non viviamo delle nostre forze e che il benessere materiale nei Paesi europei non è la meta, ma un mezzo per una vita degna dell’uomo, che dovrebbe fornire la possibilità di una crescita globale della persona, soprattutto nella fede e in altri valori. L’Unione europea e il suo Parlamento non possono sostituire il governo nei singoli Paesi, però hanno un ruolo importante nelle decisioni. Nell’anno che si sta concludendo come cristiani siamo stati chiamati a testimoniare la nostra fede in valori fondanti come il rispetto della vita e dei diritti umani, della famiglia, a difesa del bene comune e del creato, ricercando il dialogo e il diritto di confessare liberamente ognuno la propria fede. Ma questo ha provocato anche tante contestazioni. Essere cristiano oggi può turbare, perché mette in discussione le coscienze e porta inquietudine. Il benessere materiale senza i valori spirituali, che hanno essenzialmente segnato l’immagine dell’Europa odierna, non salverà l’uomo e nemmeno lo soddisferà. Non dobbiamo dunque costruire la casa senza le fondamenta, perché altrimenti la rovina sarà grande. Ci sono politici che vorrebbero isolare i credenti in nome del diritto non essere ‘disturbati’ dalla loro dottrina. Come cristiani siamo chiamati ad annunciare Cristo. Viviamo nel tempo delle grandi decisioni che non dovrebbero trascurare le radici cristiane. Il mistero del Natale invita a non nascondere la fede cristiana. Sono tante le persone in Europa che conoscono Cristo in modo superficiale oppure non lo conoscono affatto. Non dobbiamo rimanere al bordo della strada che porta verso il futuro comune. Camminiamo accanto, riflettiamo, partecipiamo ai colloqui, collaboriamo con tutti gli uomini di buona volontà! Ognuno di noi può contribuire a questa realtà con qualcosa di prezioso. La nuova Europa non può crescere senza i cristiani o contro i cristiani, ancora di meno senza Cristo o contro Cristo. L’Europa scristianizzata ha maggior bisogno della speranza e della gioia della vita. La speranza con la sua pace ce la può donare soltanto il Salvatore neonato. Dove dunque cercheremo le ragioni della nostra speranza?