unione europea " "

Non c’è solo la Turchia ” “

Diversità di vedute anche su importanti temi di politica interna ed estera ” “” “

I Venticinque convenuti a Bruxelles dal 16 al 17 dicembre per il summit Ue, al quale era stato invitato anche il premier turco, hanno dato il via libera ai negoziati per l’adesione con Ankara ma ancora una volta è emersa una Comunità divisa sui temi di politica estera e interna. Inoltre è stato ulteriormente rimandato un serrato confronto sui “confini” e sull’identità europei. UNA DECISIONE CON DIFFERENTI INTERPRETAZIONI. La data per l’apertura delle trattative è stata fissata al 3 ottobre 2005, ma il Consiglio europeo ha chiesto al governo turco una previa ed esplicita disponibilità ad “estendere anche a Cipro il Protocollo dell’accordo doganale e commerciale”, riconoscendo, “di fatto la Repubblica cipriota”. Questo almeno nelle intenzioni del presidente di turno Ue, il primo ministro olandese JAN PETER BALKENENDE. Al quale l’omologo turco RECEP TAYYP ERDOGAN ha subito fatto eco affermando che la “dichiarazione orale” del suo paese giungerà prima di ottobre, senza peraltro ritenerla “un riconoscimento della Repubblica di Cipro”. Verba volant, dicevano gli antichi latini, e mai come in questo caso l’interpretazione delle parole è parsa aleatoria, persino contrastante. In realtà il documento finale del summit conferma la data stabilita per il “taglio del nastro” dei negoziati, che dureranno non meno di dieci anni: rimane, inoltre, la “clausola sospensiva” del riconoscimento di Cipro. “Questa scelta corrisponde a quanto aveva indicato il Parlamento con la risoluzione approvata il 15 dicembre a Strasburgo – ha dichiarato soddisfatto il presidente dell’Europarlamento, lo spagnolo JOSEP BORRELL –. Spero ora che la Turchia tenga fede agli impegni assunti”. EUROPA DIVISA, ANKARA SOTTO OSSERVAZIONE. Sull’intera vicenda è intervenuto il neo presidente della Commissione, il portoghese JOSÈ MANUEL DURAO BARROSO, che ha parlato di “decisione storica”: “Storica perché se ogni allargamento ha la sua particolarità, la Turchia per via della sua grandezza, della sua tradizione, della posizione geografica e del potenziale ruolo di ponte tra l’Europa e il mondo islamico, non può essere un caso come gli altri”. Fra i leader presenti a Bruxelles, alcuni erano molto scettici nel firmare un “assegno in bianco” alla Turchia: fra questi i premier di Grecia, Cipro, Francia e Austria. Ma perplessità erano dimostrate anche da Danimarca, Polonia e altri Stati dell’est. Disponibili, oppure apertamente favorevoli all’avvio dei negoziati, i leader di Gran Bretagna, Germania e Italia. Ma, complessivamente, l’Ue era arrivata divisa all’incontro e tale è apparsa ai saluti finali. Alcuni governi hanno già prospettato la necessità di un ricorso alle urne per chiedere agli elettori europei un parere sul futuro ingresso della Turchia nella comunità. Altri hanno annunciato “severa vigilanza” sul processo di avvicinamento tra i 25 e la grande nazione sospesa tra Europa e Asia. Toccherà invece ad Ankara dimostrare la volontà di rispettare i criteri di Copenaghen, necessari per avere la “patente europea”, mediante il rafforzamento dello Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, delle minoranze e della libertà di culto; senza trascurare un maggior controllo sulle forze armate. Soprattutto i riflettori rimarranno puntati sulla soluzione del caso-Cipro. Una condizione, questa, che se non dovesse essere rispettata, bloccherebbe l’avvio dei negoziati in autunno o ne rimanderebbe sine die la conclusione. VIA LIBERA A ROMANIA E BULGARIA: NELL’UE DAL 2007. Durante il vertice sono stati affrontati diversi altri argomenti: è stata fissata al 1° gennaio 2007 l’adesione di Bulgaria e Romania; per la Croazia l’ok ai negoziati dovrebbe giungere nella prossima primavera, purché il paese balcanico “prosegua la collaborazione con il Tribunale internazionale dell’Aja”. Fra i temi discussi, è stata inserita la revisione del Patto di stabilità e crescita, benché ogni decisione in proposito sia stata rimandata. Il vertice ha quindi “assicurato appoggio all’Onu e al suo segretario”, presente a Bruxelles, riguardo le iniziative “per estendere la pace e la democrazia” in ogni continente, “per combattere le piaghe della fame e dell’Aids”. Riguardo la riforma del Consiglio di sicurezza Onu, lo stesso KOFI ANNAN ha spiegato che “saranno assunte decisione eque, rispettose degli interessi di tutte le regioni del mondo”. Non una parola di commento sul “seggio unico” da assegnare all’Ue. Il summit, che ha concluso la presidenza di turno olandese per passare il testimone al Lussemburgo dal 1° gennaio, ha fatto accenno al nodo delle prospettive finanziarie per il 2007-2013 e ha confermato la controversa “volontà politica” di rinunciare all’embargo sulla vendita delle armi alla Cina, elevato dopo la repressione seguita ai fatti di piazza TienAnMen del 1989. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1351 N.ro relativo : 91 Data pubblicazione : 22/12/2004