rassegna delle idee" "

Verso nuove mete” “

30 anni di sindacalismo ” “europeo nella riflessione ” “di J.F.Trogrlic su Études” “” “

Trent’anni di “impegno politico chiaro a favore della costruzione europea. Una costruzione concepita su un modello di sviluppo rispettoso della dimensione sociale”. Così JEAN-FRANCOIS TROGRLIC, segretario nazionale della Confederazione francese democratica del lavoro (Cfdt) sintetizza la storia trentennale della Confederazione europea dei sindacati (Ces). Dalle colonne dell’ultimo numero di Études, mensile di cultura contemporanea fondato nel 1856 dai gesuiti, Trogrlic traccia un bilancio del sindacalismo europeo constatando che “la missione che si erano prefissi i suoi iniziatori è stata compiuta” ed oggi il movimento sindacale “è chiamato ad una scelta tra la difesa di quanto acquisito e l’impegno per ulteriori conquiste”. Fondata nel 1973, la Ces è attualmente costituita da 77 organizzazioni di 35 Paesi europei e da 11 federazioni sindacali europee. PROGETTO EUROPEO CONDIVISO. Raggruppamento unico nella storia del movimento sindacale internazionale, la Ces “riunisce organizzazioni sindacali, gruppi di tendenze politiche diverse – da quelle dei socialdemocratici scandinavi o tedeschi che coabitano con i laburisti britannici, a quella delle organizzazioni democratico-cristiane – ed ha inoltre favorito l’integrazione delle organizzazioni sindacali di ispirazione comunista” osserva Trogrlic. Con “un valore aggiunto” rispetto alle due grandi organizzazioni sindacali mondiali, la Confederazione internazionale dei sindacati liberi (Cisl) e la Confederazione mondiale del lavoro (Cmt): “quello di un progetto europeo condiviso, già messo in pratica in un modello sociale”. Ma la sua legittimità si fonda anche “sul riconoscimento della Ces quale interlocutore sindacale in tutte le fasi del dialogo sociale europeo, dalla consultazione alla conclusione degli accordi”. IN ANTICIPO SULLA POLITICA. Un “dialogo”, rimarca il segretario generale Cftd, “nato dalla visione politica di Jacques Delors che ne ha concepito anche la messa in opera, e che costituisce la pietra angolare dell’Europa sociale”. Incoraggiati dalla Commissione europea “i partner sociali – spiega – hanno immediatamente messo in pratica le raccomandazioni comuni, poco vincolanti, ma che hanno in qualche modo costituito lo schema del sistema del dialogo sociale europeo, annesso come protocollo al trattato di Maastricht, prima di essere incluso nel trattato di Amsterdam, ed infine inserito nel trattato costituzionale in fase di ratifica”. Per il sindacalista “l’introduzione del metodo negoziale è stata l’occasione per far prevalere un principio di maggioranza qualificata (due terzi) per tutte le decisioni da sottoporre a trattativa”. Così, rimarca, “il sindacalismo europeo si trova considerevolmente in anticipo sullo spazio della politica”. I RISULTATI. Diversi e importanti gli accordi raggiunti negli ultimi anni a livello europeo sul congedo parentale, i contratti di lavoro a tempo determinato e il part-time. Significativa anche “la forza di mobilitazione” dalla quale è derivato “il peso di manifestazioni europee come quelle di Porto, Bruxelles, Nizza e Barcellona sui grandi vertici Ue affinché la dimensione sociale non fosse relegata in secondo piano”. NUOVE SFIDE. Oggi in tutta Europa “i sistemi di protezione sociale conoscono diverse difficoltà. Tuttavia essi sono il cuore della definizione del ‘modello sociale europeo'” osserva Trogrlic, convinto dell’urgenza di “una loro evoluzione, di un adeguamento alle nuove condizioni demografiche (legate al prolungamento della vita), e ai progressi dell’assistenza sociale sanitaria. Per il segretario generale Cftd “il modello di sviluppo europeo è invidiato da buona parte del mondo, eppure il suo equilibrio è minacciato da chi vorrebbe un’Europa ridotta a semplice area di libero scambio”. “Il sindacalismo, da parte sua, non può più limitarsi alla sola azione difensiva” prosegue Trogrlic individuando quali priorità di impegno “la definizione del ruolo dei salariati nel governo delle imprese e il necessario accesso dei sindacati alle informazioni strategiche che, al di là dei risultati contabili, condizionano il futuro delle stesse imprese e quindi dell’impiego”. Ma anche “la responsabilità sociale e per l’ambiente” delle imprese deve divenire “oggetto di dialogo e negoziati collettivi”. “Rinforzare il tessuto contrattuale per pesare sull’equilibrio globale Ue; affrontare la globalizzazione assicurando un nuovo equilibrio solidale favorevole allo sviluppo di tutti, a cominciare dai nostri vicini del Sud e dell’Est” mantenere “una presenza forte nei grandi settori delle funzioni pubbliche, delle imprese di servizio pubblico, delle grandi imprese private e delle multinazionali”: queste le “nuove responsabilità” che attendono il movimento sindacale europeo chiamato a “precisare la natura e il senso delle proprie azioni” scegliendo tra “la facilità di difendere quanto acquisito e l’esigenza di nuove conquiste”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1353 N.ro relativo : 2 Data pubblicazione : 12/01/05