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Con lo sguardo ai Balcani” “” “

All’ordine del giorno della politica europea si è posta con grande rilievo la questione dell’ingresso della Turchia nell’Ue. Questa stessa politica non sembra, tuttavia, tener conto dei Paesi balcanici che sul territorio europeo sono indubbiamente più vicini all’Ue della stessa Turchia. E non solo geograficamente. Anche la storia, la cultura e la fede uniscono i Balcani all’Unione. I Balcani,d’altra parte, rappresentano sempre un probabile focolaio di instabilità. In Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia sono le forze internazionali per ora a mantenere la pace. Non si può dunque dimenticare che la stabilità di queste terre, basata sulla loro storia e sulla loro cultura, è di fondamentale importanza per il futuro dell’Europa. Le prospettive della politica liberale europea si fondano invece sui comuni interessi economici e ignorano l’apporto della tradizione cristiana orientale e occidentale e l’influenza sempre maggiore dell’Islam. Le tradizioni cristiane e l’islam si intersecano proprio nei Balcani. È allora indispensabile per lo sviluppo dell’Ue comprendere la realtà di questa parte del continente europeo. “L’Unione non si può permettere di escludere i Balcani dal suo campo visivo. Anzi, è suo dovere averli continuamente all’ordine del giorno” , ha affermato nello scorso dicembre 2004 all’Istituto per i rapporti internazionali di Londra Erhard Busek, coordinatore del patto di stabilità per l’Europa sud-orientale. Non solo per proteggersi da eventuali sconvolgimenti in questo campo, ma perché è una necessità e un’occasione. Una necessità a causa dell’aiuto a queste terre e in vista di una reale progettazione del futuro europeo, un’occasione per conoscere la sua ricchezza ancora sconosciuta. “L’Europa si interessa poco dei Balcani e continua a non conoscere la situazione di quei Paesi. Spesso non sa neppure che vi vivono i cattolici – ha affermato l’arcivescovo di Belgrado, mons. Stanislav Hoèevar – i Balcani da una parte vogliono aprirsi all’Europa e collaborare con l’Ue, dall’altra vogliono conservare la loro indipendenza e ciò che è loro proprio: storia, fede, tradizione e cultura”. La popolazione, specialmente cattolica, aspira a questi rapporti con l’Unione. Gli ortodossi sono più prudenti, dal momento che temono l’influenza europea e la secolarizzazione che potrebbero minare la loro tradizione. La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che unisce i cristiani delle diverse Chiese di tutto il mondo (18-25 gennaio), è un’occasione anche per ricordare all’opinione pubblica europea che la situazione dei Balcani non è ancora risolta e che i governi europei dovrebbero impegnarsi per la ratifica del Trattato Costituzionale dell’Ue che, nonostante il mancato riferimento alle radici cristiane, con l’art. 51 assicura un dialogo aperto, trasparente e costante con la Chiesa e riconosce la validità del suo contributo per il bene comune. Forse la ratifica di questo accordo farà sì che i politici rivolgano il loro sguardo anche verso i Balcani.