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Gli immigrati sono persone. Non è solo un problema di quote di ingressi ” “” “
L’introduzione di una “carta verde” per lavorare legalmente e una “Borsa” europea per far incontrare la domanda e l’offerta di manodopera dall’estero: sono alcune delle proposte contenute nel Libro verde sulla “migrazione economica” presentato nei giorni scorsi dal vicepresidente e commissario europeo per la giustizia Franco Frattini, adottato a Strasburgo dalla Commissione nel tentativo di armonizzare le regole dell’immigrazione nei 25 Paesi membri. Abbiamo chiesto un commento a Peter Verhaeghe , esperto di immigrazione di Caritas Europa. L’Europa ricomincia a parlare di una politica comune sulle migrazioni. Un passo in avanti? “Un documento di questo tipo si era già avuto nel 2001, ma purtroppo dobbiamo constatare che non abbiamo fatto molti passi in avanti. La tendenza è quella di evitare la discussione sul fenomeno dell’immigrazione regolare, per cui è una buona cosa che la Commissione europea proponga un dibattito. Ma la situazione è bloccata dal punto di vista politico. Ogni Stato membro continua ad avere la sua personale politica nella gestione dei flussi migratori. E non c’è nessuna volontà di trovare delle soluzioni comuni a livello europeo. Come si è visto con il trattato costituzionale europeo, tutto ciò che riguarda la giustizia e gli affari interni passa attraverso la procedura della co-decisione. Questo non accade per quanto il riguardo il tema delle migrazioni regolari. Così si crea un paradosso: mentre possono essere prese delle misure sulle migrazioni irregolari, per le migrazioni regolari si continua ad usare la procedura dell’unanimità”. Ogni Paese continuerà quindi a decidere in maniera autonoma le quote? E come le sembrano le proposte di una “carta verde” e di una “Borsa” lavoro? “Ogni Paese ha la sua politica e non sarà facile arrivare ad una politica comune europea. Anche le procedure di ammissione che permettano al mercato del lavoro di reagire rapidamente ad una richiesta di lavoratori stranieri non sono molto realistiche. Perché potrebbe accadere, ad esempio, che oggi si ha bisogno di manodopera nell’edilizia, ma tra sei mesi non ce ne sarà più bisogno…Allora che si fa, si mandano indietro tutti oppure si vedrà? Non è così facile, perché non ci rende conto che non si tratta solo di lavoratori ma di persone. Bisogna collocare invece l’immigrazione in un quadro più ampio, non limitato solo al lavoro. Del resto una politica di migrazione fatta stabilendo solo delle quote minime di ingresso non è l’unica soluzione per risolvere il problema dell’immigrazione irregolare. Aprire delle vie d’immigrazione contribuisce a risolvere il problema dell’immigrazione irregolare ma non risolve completamente il problema”. Si parla di 20 milioni di immigrati di cui avrà bisogno l’Europa, come forza lavoro, entro il 2030. Cifre realistiche? “Da decine di anni ci sono discussioni tra accademici e sociologi, per prevedere la quantità di persone di cui ha bisogno l’Europa per far fronte alla crisi demografica. Ci sono delle tendenze opposte: quelli che pensano sia naturale ridurre il numero degli abitanti nell’Ue; altri dicono che invece abbiamo bisogno di persone nuove, di immigrati, perché con l’età anziana molti europei avranno bisogno di cure, ci saranno meno lavoratori e meno contribuenti al sistema pensionistico. Io credo che la realtà sia nel mezzo. Perché se si vuole mantenere un buon numero di abitanti nell’Ue sarebbe necessaria una immigrazione con cifre assurde, che non è realistica, perché non si tratta di solo di numeri, bisogna tenere conto anche dell’atteggiamento della società che accoglie o non accoglie i nuovi venuti. A questo proposito si pensa di far immigrare le persone dall’Europa dell’Est per evitare troppi conflitti culturali, ma anche in questo caso, se si utilizza l’argomento dell’evoluzione demografica le argomentazioni peggiorano: la Russia, ad esempio, perderà entro il 2050 un terzo della sua popolazione. Seguendo questo criterio bisognerebbe allora evitare a qualsiasi costo persone di origine russa. In realtà la situazione à molto più complicata di quanto le cifre possano mostrare”. Quali auspici? “Il merito di questa nota è di rilanciare un dibattito pubblico che era completamente bloccato. Se si ha molta fortuna si potrà arrivare ad una tappa successiva, con una nuova comunicazione della Commissione e proposte e direttive a livello dell’Unione europea”.