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Il "personalismo" in Europa e nel mondo a 100 anni dalla nascita del filosofo francese ” “” “
“Mettere in rete” tutte le “famiglie personaliste” sparse nel mondo, “unite nella distinzione a partire dalle rispettive aree linguistiche”. A lanciare la proposta è stato Attilio Danese , direttore della rivista “Prospettiva Persona” di Teramo (Italia), nel corso del primo Convegno internazionale dedicato dall’Italia ad Emmanuel Mounier nel centenario della nascita . Alla “tre giorni”, svoltasi a Roma presso l’Università pontificia salesiana, hanno partecipato oltre 550 persone, provenienti da 99 Paesi. “Quello di Mounier ha detto don Mario Toso , rettore dell’università è stato un eroismo contemplativo ed attivo insieme, trasformatore ed innovatore, mediante l’azione per la giustizia. Un umanesimo libero per se stesso e cosciente di sé, dove la fatica del dono e della responsabilità, il dolore e lo scacco, sono abbracciati ad occhi aperti, portati su di sé e vissuti senza rinunciare alla gioia”. Dal convegno è partita una lettera proposta per l’introduzione della causa di beatificazione del filosofo francese Di seguito alcuni “spunti” dei lavori. Francia: l’attualità di un “uomo del suo tempo”. Grazie alla sua “passione per il reale”, Mounier ha offerto una “filosofia della città” che “prepara alla politica” ed offre una lettura del suo tempo che “nonostante errori ed esitazioni” resta “un pensiero di straordinaria attualità”, in campi che spaziano dalla bioetica alle nuove tecnologie, dall’individualismo alla “cultura del benessere”, dal dialogo interreligioso e multiculturale alla questione ecologica. Lo ha detto Jean-Dominique Durand, dell’Università di Lione. Secondo Mounier, “il personalismo non è un sistema: è l’antitesi di una filosofia chiusa, un’attitudine, uno stile, uno spirito”. “Réfaire la Renaissance” vuol dire “tornare al cosmopolitismo che ha segnato quell’epoca storica”: non a caso, il sottotitolo della rivista “Esprit”, fondata da Mounier nel 1932, è “revue internationale”. A sottolineare il particolare “taglio” che caratterizza tale rivista ancora oggi è stato Olivier Mongin, direttore di “Esprit”, che ripercorrendo la figura del fondatore, e l’attualità che il suo pensiero incontra ancora in Francia, ha messo in evidenza che “tutto il suo pensiero è stato costruito a partire dall’osservazione dei ‘pensieri’ e fenomeni del suo tempo”. Polonia: il personalismo come “anti-ideologia”. Una “voce di opposizione” al governo comunista del dopoguerra, che aveva assunto “atteggiamenti in cui la persona umana non trovava un’adeguata difesa, anzi si trovava talvolta un preciso misconoscimento”. È stato questo, in Polonia, il personalismo come “avvenimento storico”. A parlarne è stato Krzyszof Gozowski, dell’università cattolica di Lublino, secondo il quale proprio da questa natura di “anti-ideologia” deriva lo sviluppo così ampio del personalismo nel suo Paese, a partire proprio dalla scuola di Lublino. Dopo la caduta del sistema totalitario, ha informato il relatore, il personalismo è diventato una sorta di “ecumenismo scientifico” ed una “sfida alle nuove figure dell’umanesimo nichilista”. Un illustre “personalista” è senza dubbio il Papa, convinto “fin dall’inizio” del suo pontificato (ma anche del suo percorso di studi filosofici) che “la vita personale e sociale, economica e politica e tutta la cultura deve basarsi sulla verità dell’uomo, mentre tutte le deviazioni e crisi cono conseguenza di un errore antropologico”. dall’Europa alL’America Latina”. “Ma io credo all’utopia, no a quella ove si evade, bensì a quella ove si progetta con una volontà di ferro. Presto o tardi, questa forza produce il suo frutto”. Con questa citazione di Mounier Balduino Antonio Andeola, dell’Università di Porto Alegre (Brasile), ha concluso il suo intervento sui “frutti” che il pensiero mounieriano produce ancora oggi in America Latina. un mondo che renda possibile a ciascuno di realizzarsi liberamente come persona”. Maria Villela-Petit, del Centro nazionale della Ricerca Scientifica di Parigi, ha sintetizzato in questi termini l’eredità di Mounier in Brasile. La “pedagogia” del padre del personalismo, ha aggiunto la relatrice, ha ad esempio “coordinato e diretto gli sforzi delle persone impegnate nella realizzazione di programmi educativi per i più poveri”, grazie ad una “visione della storia” come quella di Mounier – dove la persona e la comunità si rivelano i due poli dinamici capaci di orientare in un senso più autenticamente umano quella grande mutazione storica che è la ‘mondializzazione’ dell’uomo”.