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Nella vigilia del ” “"Giorno della memoria" (27 gennaio) ” “Edith Stein nei ricordi di chi la incontrò” “” “
Edith Stein: la santa martire ed ebrea, uccisa presumibilmente il 9 agosto 1942 nel campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau, è stata dichiarata compatrona d’Europa il 1° ottobre 1999 da GIOVANNI PAOLO II , che così spiegava la decisione: “Dichiarare oggi Edith Stein compatrona d’Europa significa porre sull’orizzonte del vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna”. Una santa europea che ha fatto dell’adorazione e della Croce gli aspetti più caratterizzanti della sua santità. E visto che l’adorazione sarà al centro della prossima Gmg, Edith Stein rappresenta un punto di riferimento anche per i giovani che parteciperanno all’evento di Colonia. La sua figura è ricordata da due persone che la conobbero personalmente: Elisabeth Krämer , una sua alunna ai tempi dell’insegnamento presso l’istituto magistrale di Speyer, nell’attuale Renania-Palatinato, presso il convento delle Suore domenicane intitolato a St. Magdalena; e da Sr. Teresia Margareta Drügemüller , novizia al tempo dell’ingresso nel Carmelo di Colonia di Edith Stein, la futura Sr. Teresa Benedetta della Croce, proclamata santa da Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1998. Figlia d’Israele. “Sr. Benedetta era consapevole, sebbene con la massima modestia, dell’essere prescelta come figlia d’Israele. Rallegrava conoscerla così perché era completamente di Dio e allo stesso tempo figlia del popolo eletto di Dio. Era ebrea, ma sottolineava sempre, “ebrea tedesca”, così come sua madre e i suoi parenti si definivano costantemente “ebrei tedeschi”. Questa consapevolezza conferiva a Suor Teresa Benedetta un grande carisma. […] Edith Stein, figlia del popolo di Israele ed ebrea tedesca, era nata nel giorno dello Jom Kippur, dell’espiazione e del perdono del popolo di Dio […] Questa grande donna potrebbe essere il membro di riconciliazione tra Ebrei e Cristiani, affinché entrambi riconoscano congiuntamente di essere figli e figlie di un unico Padre celeste, e di vivere del Suo amore e della Sua benedizione”. La Croce. “La Croce di Cristo faceva necessariamente parte della quotidianità della nostra consorella Teresa Benedetta. Ella soffrì profondamente, quando ebbe notizia del destino dei suoi parenti, amici e conoscenti. In quegli anni del periodo nazista [antecedenti il 1938], il disprezzo per gli Ebrei cresceva di giorno in giorno” […] Da anni [1941] sentiva tutto il peso della Croce. L’ideologia del nazionalsocialismo, la miseria tremenda in tutte le sue manifestazioni, subita dal suo popolo ebraico, la guerra crudele e la povertà estrema del popolo affliggevano profondamente Suor Teresa Benedetta. Aveva previsto già anni prima la catastrofe, offrendo a Dio la sua vita per impedire tutto questo male. Solo da Dio si attendeva un aiuto, poiché aveva capito che in questa situazione l’aiuto umano non bastava” Adorazione. “La dottoressa Stein pregava molto. La mattina, in occasione della Santa Messa, aveva un posto tutto suo nel Coro della Chiesa. C’era un inginocchiatoio vicino alla porta della sagrestia: si inginocchiava lì. Ma non solo durante la Messa, anche in altri momenti veniva spesso lì per fare l’adorazione. Persino di notte si tratteneva spesso a fare l’adorazione davanti al Santissimo. Una chiave della Chiesa era a sua disposizione in un posto concordato. Le sue lezioni erano impegnative, ed ella pretendeva molto anche da noi. Non era una semplice trasmissione di sapere: portava nell’aula con sé anche la sua profonda fede in Cristo” .