“ Io non sono un anziano deportato, benché io abbia fatto parte di coloro che avrebbero dovuto, avrebbero potuto essere imbarcati“: sono le parole del card. Jean-Marie Lustiger, arcivescovo di Parigi, intervistato da La Croix (24/01) all’approssimarsi del “Giorno della memoria” per i 60 anni della liberazione degli internati nei campi di concentramento nazisti. “ La Shoa – ha detto Lustiger concerne l’insieme dell’umanità in quanto rappresenta una forma di sterminio tecnicistica, moderna, deliberata di un intero popolo. Essa costituisce il sintomo decisivo, singolare, uno nel suo genere, di quanto sia capace di fare l’umanità, quando essa perde l’uso della ragione e si mette al servizio della follia e della potenza“. “ Auschwitz ha poi concluso il cardinale svela ciò che noi rifiutiamo di vedere all’interno di tutte le infelicità e le tragedie umane, in tutti i massacri e le guerre: che l’uomo, al di là delle differenze, è per i credenti l’immagine e la rappresentazione di Dio“. Sempre su La Croix (25/01), viene intervistato Jacques Fredj, 42 anni, ebreo, appena incaricato della direzione del nuovo “Memorial de la Shoa” che il presidente Chirac ha inaugurato la stessa mattina a Parigi. “ Il Memoriale ha dichiarato Fredj deve poter rispondere ad una tripla missione: memoria, educazione, storia. Noi non privilegiamo i discorsi dei testimoni rispetto a quelli degli storici, né viceversa; invece ci sforziamo di fare la sintesi, perché essa è una delle sfide per il domani”. Il dibattito sulla Shoa si è ulteriormente sviluppato in Francia all’indomani del discorso di Chirac all’inaugurazione del Memoriale parigino. In particolare, Le Monde (26/01) ha richiamato le parole del presidente con l’invito “ che tutti i professori di Francia si impegnino perché i propri allievi comprendano e non dimentichino mai quanto è avvenuto“. Lo stesso Chirac ha inoltre così definito le vittime dei campi nazisti: “ La Francia ha detto dovrà sempre ricordare coloro che Malraux chiamava ‘nostri fratelli nell’ordine della notte'”. “ Testimone per i testimoni” è il titolo del primo dei due editoriali apparsi sul quotidiano Herald Tribune (27/01) per ricordare l’anniversario della Shoà. L’autrice, Deborah E. Lipstad, docente alla Emory University di Atlanta, sottolinea i tentativi dei revisionisti di negare la realtà dei campi. “ Figure come Irving (uno degli studiosi citati, ndr) scrive hanno fatto di Auschwitz il focus dei propri attacchi perché esso rappresenta il simbolo primario dell’Olocausto. Tali negazioni possono raggiungere lo scopo più compiutamente qualora non ci sia più alcuno che possa dire: ‘Questa è la mia storia. Questo è ciò che capitò a me'”. Per questo conclude la studiosa “ gli storici dell’Olocausto, così come quelli di altri genocidi, quali ad esempio in Rwanda e in Sudan, hanno una particolare responsabilità, di essere non solo meticolosi ed esatti sul piano storico, ma anche di essere ‘testimoni dei testimoni'”. Nel 60mo anniversario della liberazione del lager di Auschwitz anche i tedeschi ripensano alla Shoah. Sulla testimonianza dei sopravvissuti, così scrive Thomas Schmid per la Frankfurter Allgemeine Zeitung (27/1): “ Dobbiamo temere che con la loro morte l’olocausto cada nel dimenticatoio? Verrà storicizzato prima o poi in modo da ridursi a semplice bizzarria assassina di una preistoria inimmaginabile? […] Vi è il tentativo di trasformare l’olocausto in mito – negativo – dell’origine della Repubblica federale tedesca, succeduta al Reich e persino dell’Europa in generale e dell’Unione europea in particolare“. Schmid respinge l’idea di una “ ora zero” e dell'” abitudine a riferirsi al senso dell’Europa quasi esclusivamente dal punto di fuga dell’olocausto“. Bisogna evitare ciò, aggiunge “ perché altrimenti non ci liberiamo di Hitler: l’autore dell’olocausto diverrebbe lo sciagurato padre fondatore di un’Europa pura un onore che questo criminale non si merita“. Il settimanale Der Spiegel (24/1) pubblica un’intervista ad una sopravvissuta di Auschwitz, Anita Laser– Wallfisch, che sul modo tedesco di ricordare l’olocausto osserva: “ In Germania, alla Tv c’è sempre qualcosa sull’olocausto. Ciò può essere eccessivo per i giovani. La cosa più importante non è raccontare tanto: è più importante trasferire le esperienze di allora nella nostra vita di oggi. Avverto il pericolo che l’olocausto venga messo sotto una campana di vetro, così come le guerre napoleoniche o la guerra dei trent’anni. Quando il ricordo delle atrocità e delle crudeltà non viene collegato al presente, non ha senso. E ci sono ancora tante cose terribili in Germania e nel mondo“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1358 N.ro relativo : 7 Data pubblicazione : 28/01/05