rassegna delle idee" "
Il rito orientale nell’Europa occidentale: una nota in "The Pastoral Review" ” “” “
L’aumento della presenza di fedeli cattolici di rito orientale in Gran Bretagna pone alla Chiesa inglese la questione del dialogo tra la tradizione latina, occidentale e quella tipica dell’Est europeo. A partire da questo dato, ROBIN GIBBONS , docente al St. Mary’s college di Twickenham (Inghilterra) e coadiutore nella parrocchia Melchita di Londra, offre sull’ultimo numero (gennaio-febbraio 2005) della rivista inglese “The Pastoral Review” una riflessione sul fatto che la Chiesa orientale in comunione con Roma rappresenta una ricchezza non solo per la Chiesa cattolica stessa, ma è un elemento chiave nel dialogo con l’ortodossia. Se spesso è stata considerata come un ostacolo all’ecumenismo, il Vaticano II, Paolo VI e da ultimo Giovanni Paolo II hanno più volte ribadito che l’unità e lo scambio con la tradizione orientale sono la via maestra per ritrovare la “Chiesa una di Cristo”. Il problema, afferma la rivista, è che “si conosce e si comprende troppo poco l’eredità della nostra tradizione orientale”. U UNA CULTURA RELIGIOSA “IRRICONOSCIBILE”? “La cultura religiosa britannica si è trasformata ed è diventata pressoché irriconoscibile negli ultimi cinquant’anni”: afferma “The Pastoral Review”, citando il declino della pratica religiosa nelle Chiese cristiane maggioritarie. A fronte di una maggiore attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni verso le vicende ecclesiali, l’emergere di gruppi minoritari appartenenti alle altre grandi religioni mondiali e di gruppi fondamentalisti cristiani e non, il cammino ecumenico sembra essersi arenato. Tuttavia, “è anche importante riconoscere gli aspetti positivi di cambiamento”, e tra questi, “il rifiorire a Londra e nelle maggiori città inglesi delle comunità ortodosse e orientali, ivi comprese le comunità cattoliche orientali unite a Roma”. Nate a Londra durante gli anni del regime sovietico, sono cresciute negli ultimi decenni a seguito soprattutto dei flussi migratori. TROVARE LE STRADE DELL’UNITÀ. “Per l’unità con l’Est molte voci e molti osservatori all’interno della Chiesa cattolica hanno lavorato già nel secolo scorso”: numerose esperienze di dialogo e di incontro con queste realtà sono nate grazie anche alla spinta giunta dal Concilio Vaticano II e dal documento di Paolo VI Orientalium ecclesiarum, “come il Movimento liturgico, che ha cercato di legare ortodossia e cattolicesimo”, l’Associazione britannica degli iconografi, realtà legate all’ordine benedettino. Ciononostante, “la tragedia è che molti nella Chiesa cattolica d’occidente non hanno ancora riconosciuto il fatto che, per essere pienamente ‘cattolica’, nel senso teologico e della tradizione, la cristianità d’oriente e d’occidente deve trovare le strade dell’unità”. “Giovanni Paolo II non ha mai minimizzato le divisioni tra Roma e l’Est, ma nemmeno ha mai diminuito la legittimità e l’autorità delle Chiese orientali in comunione con Roma” e in Orientale Lumen, Giovanni Paolo II ha identificato proprio nella Chiesa di rito orientale unita a Roma, la possibile via per ritrovare l’unità e il dialogo con l’Ortodossia. I cattolici latini, con gli anglicani e i riformati, si sono molto impegnati nel dialogo ecumenico con l’ortodossia e i cristiani d’Oriente, mentre “la consapevolezza della loro presenza in Inghilterra è andata crescendo”. Ma i cattolici di rito orientale in comunione con Roma sono sempre rimasti “il partner silenzioso al tavolo dell’ecumenismo, tragicamente sconosciuti o mal compresi dai loro fratelli e sorelle cattolici”. UN’ESPERIENZA SIGNIFICATIVA. Ed è stata proprio l’esperienza “di molti anni come sacerdote coadiutore della parrocchia greco-melchita di San Giovanni Crisostomo a Londra”, a far scoprire all’autore dell’articolo “le incomprensioni dei cattolici latini verso i cattolici di rito orientale” e la necessità da parte dei latini di conoscere “la vera posizione teologica e l’identità”, la liturgia, la spiritualità, la storia, la tradizione dell’Oriente. Poiché dall’ignoranza in alcune circostanze sono nate tensioni o ferite. Questo confronto “è una lezione salutare per quelli di noi che pensano che la Chiesa possa celebrare la sua liturgia e i suoi sacramenti in un modo particolare. Le Chiese orientali sono testimonianza delle antiche origini della cristianità e sono costante richiamo al fatto che la Chiesa sia nata nel Medio Oriente, a Gerusalemme e non a Roma e che noi possiamo capire pienamente la Chiesa, se ritorniamo a queste radici”.