“Approfondire il dibattito intorno al documento di Balamand costituisce un’occasione irripetibile per far dialogare cattolici e ortodossi, per studiare la complessità degli eventi storici che hanno dato origine al fenomeno dell’uniatismo e superare così i malintesi reciproci”. Così Nicolas Aubertin, vescovo di Chartres, ha introdotto l’incontro organizzato, il 24 gennaio scorso, dall’Iseo (Institut Supérieur d’Etudes Oecuméniques) presso l’Institut Catholique de Paris e intitolato “Les enjeux de l’uniatisme”. Scopo del convegno, presieduto da mons. Aubertin assieme a Emmanuel Adamakis, metropolita ortodosso in Francia, era di illustrare il contenuto dell’opera più recente del Comitato misto cattolico ortodosso in Francia “Les enjeux de l’uniatisme dans le sillage de Balamand”, (“Le scommesse dell’uniatismo nella scia di Balamand”) edito per i tipi di Bayard, Fleurus-Mame e Cerf. “L’aspetto teologico – ha argomentato Hervé Legrand, membro del Comitato misto – non costituisce l’ostacolo principale al dialogo tra cristiani cattolici e ortodossi”. Permane piuttosto “molta diffidenza reciproca” sulla quale si alimenta il problema dell’uniatismo. Michel Stavrou, altro membro del Comitato misto, ha ricordato che nella Conferenza di Balamand “il problema dell’uniatismo venne affrontato sotto un nuovo punto di vista, affermando chiaramente che esso aveva peggiorato i rapporti tra cattolici e ortodossi; l’uniatismo non era da considerare, quindi, un modello ecclesiologico sulla via dell’ecumenismo, bensì un metodo di unione inammissibile. Si trattava di un’ammissione senza precedenti da parte cattolica”. “Si tratta ora aggiunge Legrand – di farne accettare le conclusioni non solo agli ortodossi e ai cattolici latini, ma alle stesse Chiese uniate”.